Al MAST la mostra-concorso sull’industria prende forma

Il MAST

Il MAST  di Bologna è uno luogo di fervore fotografico. Inaugurato nell’ottobre 2013, il nuovo spazio espositivo bolognese, non limita le sue potenzialità. Da tre edizioni ospita Foto/Industria, la prima biennale dedicata interamente alla fotografia industriale e del lavoro. Un luogo dove si puntano gli occhi sul panorama internazionale nel presente fotografico, interrogando i suoi fotografi e ponendoli davanti a nuove sfide.

2018 edition

In questo contesto di partecipazione si materializza il Photography Grant 2018 on Industry and Work. Giunta alla sua quinta edizione è l’occasione ideale per sostenere l’attività di ricerca e di documentazione sull’immagine dell’industria, sulle trasformazioni che quest’ultima induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro per lo sviluppo economico e produttivo.

Russia, Canada, Giappone e Cile: arrivano dai quattro angoli del pianeta i quattro fotografi finalisti, che per questa occasione hanno sfidato le proprie abitilià fotografiche e descrittive.

Progetti legati a riflessioni profonde sul mondo dell’industria, un nuovo modo per leggere questa realtà, con occhi completamente nuovi – ci tiene a sottolineare Urs Stahel, curatore della mostra, in occasione della premiazione dei vincitori – una sfida che ha a che fare con l’informazione e l’emozione in modo uguale. Non soltanto una riflessione sull’industria ma sul territorio, sulla società e il suo sviluppo.

I finalisti

La mostra, l’atto conclusivo dei progetti 2018, espone tutti i lavori creati appositamente per il concorso dai quattro finalisti: Mari Bastashevski (Russia) con l’emergenza acqua (water stress), Sara Cwynar (Canada) con la sua fabbrica del colore, Sohei Nishino (Giappone) e la lettura del corso del fiume Po e infine Cristobal Olivares (Cile) e il deserto sud americano. Dopo la prima fase di selezione, ai quattro finalisti sono stati assegnati quattro mesi di tempo per realizzare i progetti e consegnarli alla giuria.

Vincitori ad ex aequo di questa edizione sono la canadese Cwynar e il giapponese Nishino. Proclamati nella mattinata, gli autori ci hanno accompagnato alla scoperta della mostra svelando qualche retroscena dei loro mesi di lavoro.

I vincitori dell’edizione Photography Grant 2018 – foto @Fausta Riva

I Vincitori: Color Factory

Color Factory, la fabbrica del colore, ci parla dell’industria dei cosmetici grazie alla fusione tra immagine e parola. Nel cortometraggio e nei lavori fotografici elaborati da Sara Cwynar c’è la voglia di interrogare l’oggetto cosmetico tra colore e idea di bellezza. Un’idea di bellezza che, viene sottolineato più volte dal curatore Urs Stahel, trae forza dalla sintonia del colore e riesce a parlare della capacità di questo oggetto di renderci spersonalizzati.

©Sarah Cwynar_Colour Factory Film Grid

La creazione, e ripetizione, senza fine di oggetti come i cosmetici, una volta arrivati al consumatore, danno l’impressione di diventare personali. Un’illusione della serialità e della bellezza- Il trucco e il mondo della cosmesi per me sono stati sia i soggetti ideali per rappresentare l’atto di privazione della personalità, in quanto oggetti seriali, ma anche come questi diventino estremamente personalizzanti della persona quando “dipingiamo noi stessi” – spiega l’artista.

©Sarah Cwynar_Ultra Cosmetics_Nail Polish

L’importanza data al colore trae la sua forza dal testo e dall’uso preponderante che ne fa Sara nella sua opera. Una voce fuori campo recita “Non saprò mai come voi vedete il rosso e voi non saprete mai come lo vedo io”. Come se oggi, in un mondo invaso di immagini, il testo riuscisse a descrivere meglio il colore. Leggere ci permette di capire il colore e il video ci permette di immergerci meglio nella fabbricazione in serie.

Sara Cwynar at MAST – Foto ©Fausta Riva

I Vincitori: il fiume Po

©Sohei Nishino_Po

Il corso del Po di Sohei Nishino risulta invece deformato dal suo sguardo unico. Nel suo lavoro il fotografo ha scattato una serie di 30 mila fotografie a pellicola (avete capito bene 30 mila!) prodotte nella strada dal Monviso fino all’Adriatico. Il risultato, che potrebbe essere inserito tra una mappa e un diorama, sono 8 pannelli che indagano l’importanza del fiume su diversi territori e su diverse persone. Un’opera capillare e d’insieme dove i momenti di viaggio, gli individui e le loro storie rinascono a nuova vita nell’immagine panoramica finale.

Il fiume rappresenta l’unione tra le persone, rappresenta il cambiamento dal paesaggio dalla montagna fino alla pianura dove sfocia. La preferenza di Nishino rivolta all’elemento fiume, piuttosto che verso una città o un complesso industriale, deriva proprio dalla forza di cambiamento che rappresenta il suo corso. Il fiume cambia, dalla sorgente fino al suo delta. Cambia lui e cambiano gli abitanti che lo abitano, uniti in qualche modo dal suo scorrere. Ho deciso di affrontare il progetto interamente in analogico perché se le avessi fatte in digitale avrei fatto confusione, invece il processo di scatto, sviluppo e stampa mi ha permesso di ragionare sul mio percorso, di avere un’archiviazione reale e quindi arrivare alla mia conclusione visiva – ci spiega Nishino
Un lavoro da osserava da lontano e contemporaneamente nel suo dettaglio.

©Sohei Nishino_powerplant

Tutti e quattro i progetti finalisti hanno bisogno del giusto tempo per essere osservati nella loro interezza, un approccio lento verso l’immagine e verso le storie che racconta, “lento” nella sua accezione più positiva, e che ha inizio dalla creazione di questa mostra-concorso e che si nota preponderante in tutta la mostra finale. Un luogo dove indagine e emozione si fondono, un motivo in più per essere scoperto.

DOVE E QUANDO

Dal 31 gennaio all’1 maggio 2018
MAST Gallery \ via Speranza 42, Bologna
Telefono: 051.6474406

Orari: martedì – domenica 10.00 – 19.00
dall’1 al 5 febbraio 2018 10.00 – 20.00
sabato 3 febbraio apertura 10.00 – 24.00

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Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.