Ritratto di giovinetta in veste di baccante Angelica Kauffmann

Angelica Kauffmann, voce femminile dell’arte del Settecento

«La giovinetta di cui parlo è nata a Coira, ma fu condotta per tempo in Italia da suo padre, che è pure pittore; parla assai bene l’italiano e il tedesco … Parla inoltre correntemente il francese e l’inglese … Si può chiamare bella e gareggia nel canto con le nostre migliori virtuose. Il suo nome è Angelica Kauffmann».

E con queste parole che Johann Joachim Winckelmann, in una lettera inviata all’amico Franke nell’agosto 1764, descrive Angelica Kauffmann (1741 – 1807), una delle poche donne pittrici che nel XVIII secolo riuscirono ad affermarsi nel complesso ed elitario mondo dell’arte a livello internazionale.

Intellettuale di origini borghesi e dalla forte personalità, nata nel 1741 in Svizzera, Angelica Kauffmann inizia a dipingere molto presto, già all’età di 9 anni, grazie anche al sostegno del padre Joseph Johann Kauffmann, che fin da subito aveva intuito il talento artistico della figlia. Nel 1763 si trasferisce a Roma, dove viene accolta alla prestigiosa Accademia di San Luca.

Si afferma soprattutto come ritrattista di tema storico o mitologico, vive tra Roma, Napoli e Firenze, si lega ai più potenti sovrani d’Europa, tra cui il Re Carlo III, l’imperatore Giuseppe II, Ferdinando IV delle Due Sicilie e Caterina II di Russia. Tra le commissioni più importanti ricordiamo il ritratto famiglia Ferdinando IV e il ritratto Augusta, duchessa di Brunswick e quello della moglie del sovrano, Carlotta Sofia con il Genio delle arti.

Nel 1766 Angelica Kauffmann arriva a Londra, dove ottiene un grande successo, diventando insieme a Mary Moser l’unica fondatrice donna, fra 34 membri, della Royal Academy of Arts.

Grande frequentatrice di scrittori intellettuali di tutta Europa del calibro di Winckelmann, Anton Raphael Mengs e Antonio Canova, apprezzata dai più grandi artisti a lei contemporanei, in particolare da Johann Wolfgang von Goethe, confidente e amore mai corrisposto da parte di lui, viene definita dal filosofo Johann Gottfried Herder una delle donne più colte del suo tempo. Durante il suo soggiorno a Roma, il suo atelier in via Sistina 72 diventa presto uno dei salotti culturali più conosciuti e frequentati della città. 

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Il suo stile inconfondibile che unisce neoclassicismo e romanticismo, scene classiche e dettagli attuali attira l’attenzione di tutta Europa, diventando una delle artiste più richieste e apprezzate dell’epoca.

Il protagonismo del femminile

Il dipinto Ritratto di giovinetta in veste di baccante, realizzato nel 1801 e conservato oggi presso le Gallerie nazionali d’arte antica di Palazzo Barberini a Roma ritrae una giovane donna vestita all’antica. La corona di alloro e il tamburello che ha in mano la identificano con una baccante seguace del dio del vino e dell’ispirazione. Protagonista del ritratto è una giovane donna, appartenente molto probabilmente a un’abbiente famiglia borghese, legata al mondo della musica e della danza, che evidenzia l’importante ruolo intellettuale delle donne e della loro educazione nel Settecento.

Rappresentata come un’eroina, la figura spicca nel dipinto per la posatezza e l’eleganza, è composta e misurata, lontana dai tipici eccessi dionisiaci, secondo lo stile lineare e severo della pittrice svizzera.

Specializzatasi in ritratti e in pitture di soggetto storico, nota per la sua produzione di scene mitologiche, classiche e di storia antica, nonché medievale, Angelica Kauffmann è stata nel Settecento una voce autorevole della produzione artistica europea, un’intellettuale a tutto tondo di cui solo recentemente si è riscoperto il valore.

Il suo indiscutibile talento è confermato dal fatto che oggi i suoi dipinti sono tuttora visibili in numerosissimi musei di prestigio, come Hampton Court e la National Portrait Gallery a Londra, negli Uffizi fiorentini, nell’Ermitage di San Pietroburgo e nell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, ma anche a Parigi, Dresda, Tallinn e Graz.

Deceduta a Roma nel 1807, nonostante avesse ottenuto il prestigioso diritto alla sepoltura nel Pantheon a Roma, l’artista chiede di essere sepolta nella basilica romana di Sant’Andrea delle Fratte per essere per sempre accanto al marito, il pittore veneziano Antonio Zucchi.

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Valentina Cognini

Nata a Verona 22 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, ha vissuto tra Venezia e Parigi, sulle tracce della "Génération perdue" di Ernest Hemingway e Gertrude Stein. Dopo uno stage al Museo del Louvre, ora la Pinacoteca di Brera è la sua nuova avventura. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.