Charlotte Gainsbourg, miglior interprete femminile ai “Grammy” francesi

Charlotte Gainsbourg è una delle attrici francesi più famose e richieste dal cinema contemporaneo. Impossibile dimenticarla nel ruolo di Jane Eyre di Franco Zeffirelli (1996), tratto dal romanzo di Charlotte Brontë. Ha vinto importanti premi come i César (il primo nell’86), e nel 2009 è stata la miglior interprete femminile al Festival di Cannes per il film Antichrist del regista Lars von Trier, di cui è diventata musa indiscussa interpretando Melancholia (2011, Premio Robert e Premio Bodil come miglior attrice non protagonista) e Nymphomaniac (2013). Ruoli e personaggi complessi, dal sapore dark, alcuni peccaminosi, decisamente audaci e che non lasciano indifferenti.

In realtà, la carriera cinematografica della Gainsbourg comincia lo stesso anno di quella musicale. Entrambi gli esordi sono datati 1984, con una Charlotte appena tredicenne. Debutta nella pellicola Paroles et Musique di Élie Chouraqui, al fianco di attori del calibro di Catherine Deneuve e Christophe Lambert, mentre musicalmente compare nell’album Love on the Beat del padre Serge Gainsbourg duettando con lui nel controverso brano Lemon incest.

Charlotte Gainsbourg

Charlotte Gainsbourg at Webster Hall, NYC, 25 April 2010 © Amy Hope Dermont

La famiglia

Papà Serge, cantautore ed attore francese, è un’ombra ingombrante nella sua vita, con cui fare conti e confronti. Genio e sregolatezza, uomo di talento ma votato ai vizi, agli eccessi, alla dipendenza dall’alcol e agli scandali, donnaiolo sfrontato – famosa la sua breve e folle relazione con Brigitte Bardot –, fu definito dal presidente François Mitterand «il nostro Baudelaire, il nostro Apollinaire» durante il suo elogio funebre nel 1991.

La madre di Charlotte è l’attrice e cantante inglese Jane Birkin, conosciuta da Serge nel 1968 sul set del film Slogan del regista Pierre Grimblat. Gainsbourg lasciò la moglie e cominciò con lei un sodalizio sentimentale e lavorativo. Con lei, Serge incide l’oscena Je t’aime… moi non plus, che aveva scritto per Brigitte Bardot soltanto due anni prima ma non era stata mai pubblicata, finendo nelle maglie della censura. Il produttore del brano fu addirittura scomunicato dall’allora papa Paolo VI.

 

Charlotte Gainsbourg

Serge Gainsbourg, 1981 © Claude Truong, Ngoc

La musica di Charlotte

Tra il primo disco dell’86, Charlotte for Ever, scritto e composto dal padre, e il secondo, 5:55, con musiche scritte dagli Air, passano addirittura 20 anni.

Imagerie à Resonnance Magnétique (IRM), disco che vanta la collaborazione di Beck Hansen è del 2009, mentre due anni dopo esce il doppio album Stage Whisper, che contiene otto inediti e brani registrati live durante il precedente tour europeo.

A fronte di quasi 50 film in cui ha lavorato, Charlotte Gainsbourg ha soltanto 5 album all’attivo. Ha preferito concentrarsi sul cinema, e solamente con Rest, l’ultimo disco uscito nel novembre 2017, ha operato una vera e propria rivoluzione, con coraggio e determinazione, scrollandosi di dosso lo scomodo retaggio di figlia d’arte, e affrontando, anche artisticamente, il trauma della morte della sorellastra Kate Barry, morta suicida nel 2013.

In Rest è lei che scrive, sia in inglese che francese. Sfida Serge nel comporre nella sua lingua, cosa in cui non si era ancora cimentata. Lascia da parte la timidezza, questo senso di timore così in contrasto col suo essere personaggio pubblico da sempre sotto i riflettori, anche contro la sua volontà. Racconta di sé, dei suoi ricordi e dei suoi sentimenti, degli amori e dei lutti famigliari. È lei stessa, per la prima volta, regista dei videoclip delle sue canzoni, seguendo le indicazioni di Lars Von Trier.

La sua voce è perlopiù sussurrata, vellutata, intima, sensuale. Non ha bisogno di urlare per esprimersi e per arrivare al cuore di chi ascolta. I cambi di registro e le sfumature ci sono e sottolineano le sue grandi capacità vocali. Ascoltandola, quell’ombra del padre è già sfumata e si sente solo Charlotte.

Le tracce sono molto elettroniche e malinconiche, a volte cupe, dalle atmosfere inquietanti, altre delicate e di intenso pathos. Si avvale del produttore SebastiAn, contribuiscono Guy-Manuel de Homem-Christo – cofondatore dei Daft Punk – per la title track dalle sonorità dream pop, Paul McCartney per il brano Songbird in a Cage, e altri artisti come il cantante e polistrumentista canadese Owen Pallett e il cantautore neozelandese Connan Mockasin.

Victoires de la Musique

Per la manifestazione francese, equiparabile ai Grammy Awards americani, Charlotte Gainsbourg è stata premiata il 9 febbraio scorso come miglior interprete femminile. Nella cerimonia Victoires de la Musique del 1990, suo padre Serge ha conseguito il premio alla carriera. Nonostante Charlotte voglia discostarsi dalla figura del padre, le cui scelte e la conseguente pressione mediatica ha dovuto subire tanto tempo in silenzio, non si può non pensare che l’essere artista a tutto tondo faccia in fondo parte del suo dna.

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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.