Chi ha paura del Louvre di Abu Dhabi?

I riflettori del mondo sono puntati sull’imminente apertura del visionario Louvre di Abu Dhabi, un nome che assicura lunghe e accese polemiche da parte di chi si propone di difendere l’arte bella e “pura” dalla famigerata “mercificazione” tipica del nostro mondo. Forse per capire lo spirito di questa nuova impresa (non solo) mediatica dovremmo mettere da parte per un po’ il criticismo imperante e lo spirito guerrafondaio di chi vuole essere sempre contro tutto e contro tutti.

Louvre di Abu Dhabi

Louvre di Abu Dhabi – fonte: www.corriere.it

Nato nel 1793 come primo vero museo universale che contenesse letteralmente l’arte di tutto il mondo e di tutti i tempi, il Louvre torna oggi ad interrogarsi sulla propria vocazione, lanciando al nostro millennio e alla nostra società una nuova sfida, una provocazione capace di superare i confini del mondo occidentale, proprio nel momento in cui Parigi vive a pieno ritmo l’attesa per i Giochi Olimpici del 2024.

Louvre di Abu Dhabi

Musée du Louvre, Parigi – fonte: www.wallpaperstock.net

Con la realizzazione del Louvre-Lens nel 2012 (realizzato dagli architetti Ryue Nishizawa e Kazuyo Sejima dello Studio SANAA, una superficie di 28000 m2 dei quali 7000 espositivi) ci eravamo già abituati all’idea di un museo che tenta di uscire dalle proprie imperiose mura parigine per aprirsi e parlare per la prima volta proprio ai francesi della région, in questo caso i cittadini di Lens e di Nord-Pas de Calais, stimolando un rinnovamento turistico, economico e sociale in una delle aree di tradizione industriale che più di tutte in Francia ha sofferto le conseguenze della crisi degli ultimi anni.

Louvre di Abu Dhabi

La Galerie du temps, Louvre-Lens – fonte: www.wikipedia.it

Oggi il progetto appare ancora più ambizioso: con Abu Dhabi il Louvre dà i natali al primo museo universale del Medio Oriente, diventando una finestra sociale sul mondo che vuole dare il suo contributo per superare le intolleranze e le differenze attraverso l’amore per la bellezza e per la cultura.

L’Isola Sa’diyyat (in arabo جزيرة سعديات, Jazīrat saʿdiyyāt, “isola delle felicità”), 27 km di superficie nel cuore del Golfo Persico la è sede di questa nuova ed imponente “città-museo” diretta da Manuel Rabaté, progettata dall’archistar Jean Nouvel e dominata da una maestosa cupola di 180 metri che accoglie una superficie totale di 97 mila metri quadri, 6.400 dei quali di mostre con 23 gallerie, più di 620 opere e con il supporto di 12 établissement culturali francesi. Dopo 10 anni di lavori e collaborazione tra la Francia e gli Emirati Arabi Uniti, il Louvre di Abu Dhabi si presenta quindi come un’istituzione eccezionale che sfugge a tutte le categorie del nostro concetto di museo per narrare una storia della creatività umana che per la prima volta non è sezionata secondo un criterio cronologico, tecnico, stilistico o geografico.

Louvre di Abu Dhabi

Louvre Abu Dhabi – fonte: www.zajelzu.ae

La collezione delle opere esposte mira letteralmente ad abbattere le frontiere tra i Paesi e le culture, facendo dialogare statue e sculture della tradizione Hindu, cristiana e buddista con il Corano Blu di Kairouan, storica edizione del testo sacro islamico dei secoli IX-X, con un testo della Torah ebraica proveniente dallo Yemen, con il Napoleone che attraversa le Alpi (1801) di Jacques-Louis David, con l’Autoritratto (1889) di Vincent Van Gogh e la Belle Ferronnière (1490-1495) di Leonardo Da Vinci, gemma più preziosa di una raccolta mai vista prima d’ora, che include, inoltre, una delle più antiche rappresentazioni della figura umana risalente al 6500 a. C. e scoperta a Ain Ghazal, nell’attuale Giordania, e l’ambiziosa installazione A Foundation of Light realizzata dall’artista cinese Ai Weiwei.

Louvre di Abu Dhabi

A Fundation of Light, Ai Weiwei, Louvre Abu Dhabi – fonte: www.corriere.it

Un progetto del genere non poteva che avere anche i suoi notevoli risvolti economici: 1 miliardo di euro investiti per la realizzazione e un accordo di 30 anni e sei mesi per l’utilizzo del celeberrimo nome, ormai brand, “Louvre” (valore di 400 milioni di euro). La stessa isola dovrebbe inoltre accogliere nei prossimi mesi anche lo Zayed National Museum e l’attesissimo Guggenheim di Abu Dhabi progettato da Frank Gehry.

In questo momento, la riflessione da fare non è se tutto ciò sia giusto o sbagliato, ma piuttosto l’accettazione del fatto che il Louvre di Abu Dhabi forse ci spaventa perché è diverso da tutto ciò che conosciamo, è una nuova dimensione della fruizione culturale che osa e che mira anche ad aprire un dibattito e una riflessione sulle nuove spinte di un mondo globale sempre più dinamico in cui comunicare e viaggiare non è mai stato così semplice.

Louvre di Abu Dhabi

Louvre Abu Dhabi – fonte: www.corriere.it

Per la prima volta l’arte cerca di uscire dal pietoso passatismo che piace tanto a chi si crogiola nella malinconia di una contemplazione estetica considerata estranea alla realtà delle “cose serie”, per ripensare se stessa e per riconquistare un ruolo significativo nella vita dei nuovi cittadini del mondo.

Il Louvre di Abu Dhabi è un chiaro segnale che le cose stanno cambiando e, che ci piaccia o no, anche il mondo dell’arte ha iniziato a correre sempre più veloce, diventando a suo modo un ambito estremamente attuale e pieno di contraddizioni, con contaminazioni della politica e dell’economia, per scrollarsi finalmente di dosso la riduttiva concezione di cultura come semplice distrazione e piacevole divertissement riservata al tempo libero.

Louvre di Abu Dhabi

Louvre di Abu Dhabi – fonte: www.corriere.it

 

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Valentina Cognini

Nata a Verona 21 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell’ebreo errante di Kafka e Chagall, veneziana d’adozione, ora vive a Parigi sulle tracce della “Génération perdue” di Ernest Hemingway e Gertrude Stein. Studia Conservazione dei Beni Culturali, fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.