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Il Conte di Lautréamont: la danza macabra dell’ultimo decadente

Fra i tanti poeti dimenticati nella storia della letteratura, un posto d’onore spetta al Conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore Lucien Ducasse, considerato da molti critici l’ultimo fra i poeti decadenti.

Il poeta e i Canti di Maldoror

Nato a Montevideo, Uruguay, il 4 aprile 1846, Ducasse era figlio di un console francese d’istanza in Sud America. La sua educazione, incentrata sullo studio delle lingue, gli permise di conoscere perfettamente inglese, francese e spagnolo, così da poter leggere alcuni dei più grandi autori dell’epoca (come Edgar Allan Poe) in versione originale. La sua cultura letteraria metteva quindi radici nel puro decadentismo, nel simbolismo di Poe e Baudelaire, e si arricchiva con i versi dei grandi romantici inglesi. Come molti prima di lui, Ducasse iniziò a scrivere sin dall’adolescenza, pubblicando alcuni dei suoi versi con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont. Giunto a Parigi nel 1867 per proseguire gli studi, Ducasse venne travolto dall’atmosfera intellettuale della città, brulicante di artisti, poeti e grandi scrittori come Victor Hugo, e ben presto abbandonò l’università per dedicarsi interamente alla scrittura. Questa sua dedizione portò, tra il 1868 e il 1869, al completamento del suo capolavoro, I Canti di Maldoror. Opera magistrale di prosa poetica in sei canti, I Canti di Maldoror è la sintesi perfetta del movimento simbolista, un trionfo di assoluto decadentismo nonché esempio di una tecnica narrativa sublime. Lo scopo del poeta era quello di raccontare, nel modo più dettagliato possibile, la discesa dell’uomo negli abissi del male e dell’abominio: dal furto allo stupro, dall’omicidio all’eresia, il protagonista Maldoror (nome che lascia intendere il significato “mal d’aurora”) è, come Dorian Gray o Des Esseintes, un eroe maledetto che sfida le convezioni etico – sociali dell’epoca, riportando l’umanità ad una sorta di illuminismo macabro dove l’uomo è il centro di un nuovo e terribile universo. L’opera assume ulteriore rilevanza in quanto unicum nella produzione di Ducasse, il quale morirà in circostanze misteriose il 24 novembre 1870, a soli 24 anni.

Danza Macabra

I Canti di Maldoror e l’immaginario demoniaco di Ducasse furono d’ispirazione per uno dei temi più cari al simbolismo e al successivo surrealismo: la danza macabra. Il soggetto, tipico della tradizione medievale, rappresenta infatti un gruppo di scheletri, demoni, fantasmi e altre creature dell’oltretomba mentre danzano in cerchio, rievocando il Sabba della stregoneria. Trasposto in musica da SaintSaëns e rappresentato da molti artisti, la danza macabra di Lautréamont è un rituale che invoca le paure più profonde dell’animo umano, ma al contempo ne esprime i latenti sentimenti di malvagità e crudeltà. Il lavoro del poeta è dunque quello di trasporre su carta l’inconfessabile, le pulsioni grottesche e primitive, i pensieri lascivi e perversi, facendoli danzare davanti agli occhi del lettore, che ne viene travolto.

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Poeta dall’immenso talento, Lautréamont è oggi in parte dimenticato, forse per la scabrosità dei suoi temi, ma la sua opera affascina critici e studiosi che vedono nella sua poetica il grande apice della poesia decadente, e considerano Ducasse l’ultimo grande poeta della sua generazione.

 

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Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.