Che cos’è (davvero) il populismo?

Come nasce il populismo? Forse Hitler lo sapeva:«Ho una domanda: lei si è mai chiesto perché il popolo mi segue? Perché, infondo, siete tutti come me…». Queste sono alcune delle parole pronunciate da Hitler, protagonista del film Lui è tornato, film del 2015 diretto da David Wnendt, visibile sulla piattaforma streaming Netflix, basato sull’omonimo bestseller satirico di Timur Vermes.

Il film cerca di mostrare come nasce un movimento populista, con un protagonista che sfrutta, da una parte, i mezzi mediatici a propria disposizione, mentre dall’altra, sfrutta l’ingenuità, l’avidità e il bisogno delle persone che ruotano intorno a lui. Ma la vera domanda è la seguente: che cos’è il populismo?

Guy Hermet, attraverso l’opera Les populismes dans le monde. Une histoire sociologique, definisce il populismo come «una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il leader, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente».

Il populismo può essere sia democratico e costituzionale, sia autoritario: in una società di massa, esso nega o svaluta il ruolo della classe dirigente, esaltando in modo demagogico e velleitario il popolo, sulla base di principi e programmi generalmente socialeggianti.

Nella sua accezione storica, questo termine prende il nome dall’omonimo movimento sviluppatosi in Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e degli ex servi della gleba (affrancati nel 1861 dallo zar Alessandro II, senza che ciò significasse un effettivo miglioramento delle loro condizioni), attraverso la realizzazione di un socialismo basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale. Tuttavia il movimento populista può essere ravvisato anche durante la rivoluzione francese, quando Robespierre (il leader) ottenne la fedeltà del popolo (la massa) e, con l’appoggio di quest’ultimo, detronizzò la monarchia (la classe dirigente) e, successivamente, salì al potere.

Una delle frasi più celebri sul leader della Rivoluzione fu «Vi dicevo che il popolo deve fare affidamento sulla propria forza. Ma quando è oppresso, quando può contare soltanto più su sé stesso, sarebbe un vile chi gli dicesse di non sollevarsi. Proprio quando tutte le leggi sono violate, quando il dispotismo tocca l’apice, quando la buona fede e il pudore vengono calpestati, il popolo deve insorgere.»

Secondo Domenico Fruncillo, autore dell’opera Gli italiani populisti, Democrazia e dirittoi leader e i movimenti, in primo luogo, tendono a promettere politiche e provvedimenti di ogni genere con il chiaro intento di rassicurare i soggetti che si sentono esposti ai rischi derivanti dai cambiamenti socio-economici che potrebbero provocare una “deprivazione” rispetto alla condizione attuale o una frustrazione delle aspettative future. Grazie a quest’affermazione, si può evincere una possibile sorgente per la nascita e la proliferazione di un movimento populista: l’incertezza.

In sociologia il concetto d’incertezza nelle modernità viene affrontato da Ulrich Beck che afferma che oggi vi sono incertezze incommensurabili e incognite prodotte (manufactured uncertainties). Per i movimenti populisti l’incertezza e la sua conseguente paura divengono degli strumenti argomentativi per portare avanti le loro ideologie. Infatti, in termini sociologici, i movimenti nascono dai particolari conflitti che caratterizzano le società contemporanee, fortemente centrati intorno al tema dell’identità e della conoscenza.

Grazie a tutti questi fattori, negli ultimi anni sta dilagando in Occidente il populismo di destra che combina, appunto, il populismo con laissez-faire, principio del liberalismo economico favorevole al non intervento dello Stato, e al liberismo con alcuni elementi della Nuova Destra: si tratta, in particolare, il rifiuto dell’uguaglianza sociale e dell’egualitarismo (e quindi di progetti politici finalizzati al suo raggiungimento), la critica del multiculturalismo e il contrasto all’immigrazione illegale.

Se Edward Said, noto filosofo politico, ha affermato che «Ogni impero dice a se stesso e al mondo che è diverso da tutti gli altri imperi» così possiamo dire che ogni movimento populista dice a se stesso e al mondo di essere diverso, ma in realtà è uguale a tutti gli altri e porterà sempre agli stessi effetti.

Niccolò Manai

 

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Niccolò Manai

Sono un ragazzo di 26 anni, curioso e voglioso di imbarcarmi sempre in nuove avventure. Sono laureato in Filosofia e sto intraprendendo un percorso magistrale in Sociologia. Ho una passione irrefrenabile per i videogiochi, fumetti e, ahimè, per la cioccolata.