Cosa ci ricorderemo di Sanremo 2018?

Si sono da poco spenti i riflettori sul palco dell’Ariston. La 68ª edizione del Festival di Sanremo si chiude con ascolti record, rispetto alle precedenti edizioni: nella serata della finale di sabato 10 febbraio, si è registrato un 58,3% di share media, con oltre 12 milioni di spettatori (anche se siamo lontani dal 62,66% dell’edizione 2002 condotta da Pippo Baudo, Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere, vinta dai Matia Bazar).

Ma tralasciando un discorso puramente numerico, questo Sanremo è il migliore degli ultimi anni, come qualità di canzoni in gara, come prestigio degli ospiti nazionali e stranieri, come armonia nella conduzione. Sì perché nonostante l’autocelebrazione del direttore artistico “dittatore” Claudio Baglioni – sembrava di assistere a un suo solenne e interminabile tributo, con i duetti, sketch e ospitate varie – Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino hanno saputo raggiungere una grande sintonia e complicità. Il successo del Festival, checcé se ne dica, è stato proprio l’equilibrio del trio sul palco, la sua chiave alchemica, se possiamo definirla così.

L’Orchestra di Sanremo e i Direttori

Sì, cominciamo proprio dalle basi, perché a volte ci si dimentica che senza l’orchestra, il festival non sarebbe la stessa cosa. Sanremo Festival Orchestra è un marchio dell’Orchestra Sinfonica della Città dei Fiori, nato ad hoc nel 2010. Oltre all’organico stabile, vengono ingaggiati altri solisti e Professori di musica. A noi piace ricordare, in rappresentanza dei musicisti, la prima chitarra del festival dal 2007, Luca Colombo, che abbiamo già avuto l’onore di intervistare. Diversi i Direttori che si sono succeduti, compreso il Maestro Peppe Vessicchio, a cui tutti siamo affezionati, ma merita sicuramente la menzione Clemente Ferrari a cui è andato il premio miglior arrangiamento per la canzone di Max Gazzè,  La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

Luca Colombo, fotogramma estratto da video RaiPlay

Le canzoni sul podio

Ci sarebbe molto da scrivere sugli artisti, tra big e nuove proposte, che si sono esibiti nella kermesse. Tra l’altro ci sono state delle vere chicche nei duetti dei campioni nella serata del venerdì, quando è stato premiato il 22enne romano Ultimo nella sezione giovani con il brano Il ballo delle incertezze. Ci concentriamo invece sul podio.

Annalisa Scarrone con la ballad intensa Il mondo prima di te raggiunge il terzo posto. La giovane artista, unica ligure in gara – per l’esattezza valbormidese di Carcare, provincia di Savona –, ha portato un brano che lei stessa descrive come rappresentazione del concetto di rinascita e di cambiamento, una riscoperta di sé. Annalisa è seguita fin da bambina dalla stimata cantante jazz e vocal coach Danila Satragno, che ha definito la sua voce “minesca”, così cristallina e potente, senza sbavature e con un grande controllo. Annalisa è diventata famosa nel 2011 dopo essere arrivata seconda alla 10ª edizione del talent Amici di Maria De Filippi. Questa è la sua quarta presenza sul palco dell’Ariston.

Seconda posizione per il gruppo bolognese Lo Stato Sociale, con il brano Una vita in vacanza, caratterizzato da uno stile demenziale stile Skiantos e l’esibizione accompagnata dalle acrobazie della “vecchia che balla”, la ultraottantenne britannica Paddy Jones con Nico Espinoza. Nonostante la leggerezza che può ispirare questo brano, in realtà è una canzone di protesta, di solidarietà e lotta, per il lavoro e contro le tante contraddizioni del mondo del lavoro («Vivere per lavorare o lavorare per vivere»). Per un approfondimento vi rimandiamo a questo articolo.

Il caso Ermal Meta e Fabrizio Moro           

Dalla sospensione dalla gara, alla riammissione, fino alla vittoria, il percorso di Ermal Meta e Fabrizio Moro è stato decisamente una corsa ad ostacoli. Ma l’accusa di plagio era inevitabile, anche se a ben guardare non si tratta letteralmente di plagio, bensì un’autocitazione, in quanto le parti di testo e di melodia identiche nel ritornello sono “farina del sacco” dello stesso autore di Non mi avete fatto niente: Andrea Febo. La canzone galeotta è Silenzio, scritta appunto da Febo per Sanremo Giovani 2016 e cantata da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali, ma poi scartata. Sfugge il senso di un regolamento che da una parte richiede che le canzoni (dei big in gara) siano a tutti gli effetti inedite e segrete, mentre poi «prevede la possibilità di campionare o usare stralci di altri autori, per un totale non superiore al 30%». Quindi, una canzone che al 30% è già conosciuta ed ascoltabile (Silenzio era presente sul sito Rai fino a pochi giorni fa), come fa ad essere considerata nuova, inedita e segreta?

Polemica a parte, Non mi avete fatto niente è un brano di denuncia contro gli atti terroristici accaduti nel mondo, ed è nato proprio in seguito a quanto successo a Manchester durante il concerto di Ariana Grande. Il messaggio che permea la canzone è quello di speranza, di vivere senza la paura, di andare oltre ciò che ci differenzia dall’altro, dal diverso, senza odiarlo o giudicarlo per preconcetti: «Miliardi di persone che sperano in qualcosa / Braccia senza mani / Facce senza nomi / Scambiamoci la pelle / In fondo siamo umani / Perché la nostra vita non è un punto di vista».

Quello che rimane di questo Sanremo

Condensare 5 giorni di musica e spettacolo, che non sono solo mero intrattenimento ma anche riflessione su importanti e sentiti temi di attualità, è pressoché impossibile.

L’apertura del Festival si deve a Fiorello, chiamato per rompere il ghiaccio e lo fa con uno dei suoi show a cui ci ha da sempre abituato. Viene immediato pensare che non sarebbe male una prossima direzione del Festival assegnata a lui, ma già indiscrezioni parlano di una possibile edizione 2019 condotta da Laura Pausini.

Se chiamando Michelle Hunziker all’Ariston Baglioni poteva andare sul sicuro, conoscendo le doti della show girl svizzera, la sua verve, spigliatezza e simpatia, Pierfrancesco Favino è stata l’autentica rivelazione del festival. Abbiamo capito che può fare qualsiasi cosa, ma il suo monologo tratto da La nuit juste avant les forêsts di Bernard-Marie Koltès è stato coinvolgente e commovente ogni oltre misura, e lo dimostrano le lacrime di Baglioni nel momento immediatamente successivo, durante l’esibizione di Mio fratello che guardi il mondo, brano di Ivano Fossati, con Fiorella Mannoia.

Una menzione particolare, consentitecela, va a Elio e le Storie Tese e il loro ultimo posto con la loro irriverente Arrivedorci, il loro saluto ufficiale prima del più volte paventato scioglimento.

 

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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.