Da “Mystery of Love” a “Radio Varsavia”: la colonna sonora di “Chiamami col tuo nome”

C’è una linea sottile che separa le sonorità dell’Italia degli anni ’80 dalla musica di Johann Sebastian Bach. Almeno questo succede in Chiamami col tuo nome, il film del regista italiano Luca Guadagnino candidato a 4 premi Oscar, ora nelle sale cinematografiche. Non è azzardato dire che uno dei punti di forza del film è rappresentato proprio dalla colonna sonora, scelta con cura e coerente raffinatezza per raccontare una storia intima e sensuale.

I filoni musicali, che pur si incontrano e mescolano tra loro con grande intelligenza, sono due, ben distinti: il primo è relativo al mondo di Elio (Timothée Chalamet), il diciassettenne protagonista del film in costante bilico tra certezze e insicurezze, il secondo racconta invece il clima socioculturale del cremasco negli anni ’80, dove la sera spopolano le sonorità psichedeliche figlie della disco music.

Il filone colto

Il filone di Elio – chiamiamolo così per comodità – è colto, riflessivo, una specie di entità musicale a sé stante, una voce narrante che accompagna i tormenti interiori, le paure, la voglia di scoprire e la frustrazione dell’età adolescenziale. Il fatto che Elio sia in tutto e per tutto un enfant prodige, alza l’asticella della scelta musicale da adolescente medio a ragazzo prodigio: così Maurice Ravel, particolarmente presente nella colonna sonora con i brani Un Barque sur l’océan e Ma mère l’oye, M.60 – 5. Le Jardin féerique: Lent et grave incontra Bach nella scena – bellissima – dei cambiamenti pianistici apportati da Elio nell’esecuzione di Zion Hort Die Wachter Singen. Se potessimo tradurre in musica poi l’amletico dubbio «è meglio parlare o morire?» che tormenta Elio prima di rivelarsi ad Oliver (Armie Hammer), probabilmente non riusciremmo a trovare note più giuste di quelle di M.A.Y. in the Backyard e Germination, del compositore contemporaneo Ryūichi Sakamoto, in cui dominano sonorità claustrofobiche, aspre e dissonanti.

Gli anni ’80

Tutto ciò si contrappone, con una sensibilità fuori dal comune, ai brani targati anni ‘80. L’azzardo è notevole, ma in qualche modo tutto funziona: lo spettatore non si trova in difficoltà nel cambio di atmosfere, anzi, l’evoluzione musicale è quasi obbligatoria per connotare storicamente il film. Domina la scena della festa in paese Love My Way della band inglese The Psychedelic Furs che segue Lady, Lady, Lady di Giorgio Moroder e Joe Esposito, ma c’è spazio anche per la musica italiana di Loredana Bertè (J’adore Venise), Marco Armani (È la vita) e Armando Trovajoli (Che vuole questa musica stasera).  E poi arriva il ponte tra sacro e profano: Franco Battiato, Radio Varsavia, 1982, simbolo del filone delle canzoni di protesta, completamente decontestualizzata nel film e usata per la scena – ormai celebre – della pesca.

Chiamami col tuo nome

Da mymovies.it

Sufjan Stevens

In Chiamami col tuo nome gioca poi una partita tutta sua il cantautore e musicista statunitense Sufjan Stevens, in primo luogo con la canzone Mystery of Love, un piccolo gioiellino accennato con chitarra, banjo, voce e poco più, candidata all’Oscar 2018 come migliore canzone originale. Stevens ha composto appositamente per il film di Guadagnino anche Vision of Gideon, che accompagna l’ultima, fortissima inquadratura del film.  Come il titolo suggerisce c’è qui un riferimento biblico a Gedeone, il cui nome significa tagliatore, stroncatore, un riferimento esplicito tradotto in musica della fine non solo del film. Di Sufjan Stevens va anche citato il brano Futile Devices, rivisitato al pianoforte e inserito nella colonna sonora. I brani del compositore statunitense sono il plus ultra che porta l’intera colonna sonora a fare quel passo in più: estremamente semplici, malinconici, sussurrati con fievole voce, non hanno grandi pretese e la loro magia sta proprio qui. Senza un pizzico di esitazione possiamo dire che l’umiltà e l’intimità delle canzoni di Stevens, senza fronzoli o manierismi, sono lo specchio musicale del film.

Call me by your name – Original Motion Picture Soundtrack è uscito il 3 novembre 2017 e contiene i 17 brani che accompagnano il film. Si apre con il primo movimento di Hallelujah Junction di John Adams, uno slancio di sonorità energiche realizzate con due pianoforti, e termina con la già citata Vision of Gideon, l’intimo finale morso allo stomaco che chiude in modo perfetto un film intelligente e raffinato.

 

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Classe 1993, brianzola di origini siciliane. Musicologa, progettista, studentessa di storia e scienze politiche, mi piace raccontare quello che mi emoziona. Una passione insana per il caffè, il cinema francese e lo shopping esagerato.