Di cosa parliamo quando parliamo di sesso

Entrare alla mostra Sex & Revolution – Immaginario, Utopia, Liberazione (1960-1977) significa immergersi in una scala temporale che, dagli albori all’oggi, racconta del progredire e dell’incespicarsi del lungo percorso che dalla repressione alla censura ha portato alla Legge 194, al mercato aperto della pornografia, alla libertà propria di parlare di sessualità e sensualità senza timore – auspicato – di venire oscurati o denigrati.

Ma non siamo nemmeno lontanamente vicini alla Libertà di Espressione e di Stampa tanto anelata negli anni di Woodstock e della Beat Generation, dove parlare di sesso era affrontare e al contempo sfondare schemi preimpostati da secoli di oscurantismo religioso. Che risultano poi essere schemi reiterati quando la sessualità diventa becera, maschilista, comprensiva solo di un punto di vista che ne scinde completamente un altro.

Così il sesso diventa accettabile solo se eteronormativo, dove la figura femminile continua a essere subalterna a quella maschile. La predominanza del genere si raffigura nuovamente nell’immaginario collettivo, nella visione distopica di un sesso che deve seguire determinate norme per essere compreso e accettato.

Sessualità

La mostra viene divisa in più sezioni, seguendo un itinerario prestabilito. Dagli studi filosofici all’editoria dei tardi anni Cinquanta, fino alla Controcultura, alla Beat Generation e alla censura. In mezzo Woodstock: punto limite fra il prima e il dopo.

Sex & Revolution

La rivoluzione sessuale degli anni ’60-’70 ha cambiato il nostro modo di vedere il sesso. Si è trattato di una rivoluzione culturale, in cui ogni arte ha prodotto una frattura con il passato per buttarsi a capofitto in una realtà nuova, eterogenea, dissipante, lontana da ciò che era il rigore precedente al fine di creare e istituzionalizzare una nuova realtà, una nuova forma di vivere.

Sessualità

La peculiarità della mostra allestita a Reggio Emilia risiede nella non visualità, ma nella struttura itinerante delle opere esposte, allegoria e simbolo di un movimento che, con un’onda d’urto travolgente, ha scombussolato i rigori precedenti. I primi passi sono stati mossi da una letteratura che aveva la necessità di scostarsi dall’alterigia del passato, e cercava un nuovo stimolo nelle droghe e nel sesso in funzione di trovare una ragione d’essere.

Editoria e cultura

Così leggiamo Jack Kerouac, troviamo William Burroughs, Simone de Beauvoir. Con la Beat Generation si ha la sostanziale frattura con gli anni ’40, con la Belle Époque e i Ruggenti anni ’20, per sopraggiungere a un presente sconclusionato che urla e reclama.

sessualità

In teche di vetro prime edizioni di capostipiti della lettura degli anni ’50-’60. Sopra, le locandine dei film che hanno creato più scalpore: Salò, o le 120 giormate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini, e ancora Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso – ma non avete mai osato chiedere, di Woody Allen.

Il punto focale su cui gravita la mostra si dirama: fino a che punto vi è libertà, dove risiede essa stessa, perché qualcosa, in questa perenne ricerca della libertà, inevitabilmente è andato storto. E il motivo principale per cui è ancora necessario parlare e sproloquiare sul più grande tabù della storia umana: la sessualità e il derivante piacere intrinseco.

La pornografia

Tracce del cambiamento risiedono nelle prime pubblicità, nei primi porno, nei primi numeri di Playboy – l’onere e l’onta di Hugh Hefner risiede nell’aver reso popolare il nudo femminile, combattendo attivamente per l’emancipazione della donna e, prima ancora, per la libertà al piacere stesso – l’immagine cioè dell’onanismo e del sesso, che non è sesso a fine procreativo ma è sesso libero, sesso per piacere.

Sessualità

Ma diventa anche l’immagine connaturata, distopica, dell’oggettivazione del corpo femminile, del piacere liberatorio solo se di genere, solo se eteronormativo, ancora incasellato in una fenomenologia distante da ciò che è la realtà effettiva.

Woodstock

Così il movimento omosessuale si muove di pari passo con quello femminile – è la lotta degli emarginati, dei subalterni. È il 1969: un Festival di Musica e Arti ha luogo negli Stati Uniti, a White Lake, musicisti suonano per tutto il giorno, c’è odore di marijuana, si vedono donne senza maglietta muoversi a tempo di musica: è Woodstock.

Sessualità

Il movimento hippie prende spazio e si allarga, in una rivolta contro il sistema, contro il capitalismo, contro l’industria, la guerra in Vietnam, i bombardamenti, la morte, il proibizionismo e la censura.

«Vogliamo essere liberi. Vogliamo essere uguali. Vogliamo fare sesso con chi ci pare, quando ci pare. Vogliamo essere vivi».

Sessualità

Il messaggio è chiaro e limpido. Incontra campi di riconoscimento e luoghi di esplorazione. Nel cinema, nell’arte, nella musica. Nel modo di vestirsi e quindi di porsi al mondo – si proclama il Libero amore, che risiede in corpi Liberi, in menti Libere, in abiti fluttuanti che dalle flessuose pieghe della carne mostrano, appunto, la Libertà.

Si ribellano al sistema come si ribellano i movimenti beat, attraverso la musica, l’arte, le riviste dissacranti, i disegni erotici, i libri espliciti.

Sessualità

Sul finire degli anni ’70 è anche la televisione a cambiare. Cominciano a mostrarsi le prime scene di nudo, a liberalizzare il corpo, fino a quel momento rinchiuso in una teca di cristallo intoccabile e inavvicinabile. La sessualità e l’amore dovevano muoversi su due rotaie contrapposte. Ci si amava al fine di procreare, di costruire un sistema-famiglia nella dicotomia mercantile di domanda-offerta di bene e prodotto ultimo. Ora il sesso è piacere carnale. Ed è un piacere soggettivo, ma diventa anche merce da vendere ad un mercato in espansione: l’industria pornografica.

Verso il futuro

Se il nostro modo di vedere il sesso si è evoluto, se la cultura si è aperta a un mondo pieno di diversità e piacere, se la società ha accettato i cambiamenti necessari, è grazie a una storia centenaria di lotte ai soprusi, dove gli emancipati hanno scelto di portare con orgoglio bandiere che lottavano contro il bigottismo e il clericalismo.

Ma è una strada impervia, quella della libertà. Se sono state vinte battaglie, la guerra è ancora aperta. Per questo, è necessario ripercorrere i passi del passato al fine di volgere lo sguardo verso il futuro, per non ridurre ai minimi termini ciò che invece è di estrema rilevanza.

La rivoluzione sessuale degli anni ’60 ha cambiato profondamente il nostro modo di concepire la sessualità, in tutte le sue declinazioni. Lo scopo della mostra Immaginario, utopia e liberazione è proprio questo: dimostrare che i cambiamenti avvengono solo attraverso l’ardua lotta. E che, soprattutto, questi cambiamenti sono necessari al fine di poter vivere liberamente il proprio Io.

 

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Giulia Lamponi

Giulia, Bologna, studentessa di Lettere Moderne, amante della letteratura, aspirante giornalista. Ogni tanto scrivo, ma più che altro penso.