Ermeneutica esistenziale di Valentina Nappi

Il primato della vita

L’alto pontefice, ora santificato dalla Sacra Romana Chiesa, Giovanni Paolo II, una volta disse «prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro», un altro modo per dire luoghi comuni quali «prendi in mano la tua vita», «non buttare via la tua vita»; parole semplici, significati essenziali. Forse che il papa polacco volesse insinuare che la vita lasciata a sé stessa non sia già di per sé come tale un capolavoro?

Se così fosse ci dovremmo rendere conto che l’esegesi bigotta della religione cristiana è anche il suo più perverso fraintendimento. Infatti stando a una lettura acritica dei Sacri Testi, la vita come tale è il dono più eccellente e il bene più prezioso; qui vale il «avrai le tue buone ragioni» e discorso chiuso. Solo Dio può giudicare, gli uomini sono tutti medi peccatori.

Ancora il Immanuel Kant della Religione entro i limiti della sola ragione (1794) ribadisce che gli uomini sono creature né completamente malvagie (altrimenti sarebbero diavoli e non uomini) né totalmente benigne (altrimenti sarebbero angeli e non uomini). Senza complicare le cose, ciò che conta è questo: la vita è un bene, anzi il bene più grande in quanto definisce l’essenza di ogni vivente come tale. Questa è una considerazione generica. Tutti sanno che la vita è bene e la morte è male, che il male è l’opposto del bene; che l’essere è sempre preferibile al nulla assoluto e via dicendo. Se ci limitiamo a ripetere queste considerazioni generali come verità assolute non andiamo da nessuna parte, perché è la realtà stessa che – a volte anche se non in assoluto – smentisce questi “dati di fatto”.

Non separare rigidamente i contrari. Questa lezione è la prima a valere nella vita e significa impara a scendere a compromessi, in altre parole è, in questo discorso, il contenuto dell’espressione colloquiale quotidiana “fare strada nella vita”.

Una giovane vita extra-ordinaria

Valentina Nappi nasce e cresce in una città della provincia di Salerno, a due passi da Pompei, nel 1990 viene al mondo. A 27 anni è una pornostar di fama internazionale e lavora negli Stati Uniti dove le imprese pornografiche hanno visto l’apogeo dello sviluppo proprio negli anni ’90. Se in Oriente il Giappone è il capofila della pornografia, in Occidente di sicuro lo sono gli Stati Uniti. Come interpreta Valentina la massima di Karol Wojtyla?

Ci poniamo questa domanda per cercare di comprendere non tanto come psicologi, ma come uomini e donne. In altri termini, come interpreta la realtà Valentina? È una finzione a sfondo erotico? Oppure è il puro e assoluto piacere del godimento sessuale a dare un senso al compromesso fondamentale da fare in ogni vita, a rendere la vita un capolavoro? Se l’ultima domanda ricevesse un “sì” come risposta, allora per Valentina, rendere la propria vita un capolavoro è un altro modo di esprimere ciò che evoca il motto che ha fatto proprio: «datela più che potete!». Formula coniata dal consiglio che Valentina dà a tutte le donne e riemersa nelle scorse settimane per il caso Weinstein, cioè il caso di un ricco produttore cinematografico accusato di aver molestato le attrici a cui ha reso possibile il lavoro (Asia Argento lo chiama con la felice espressione «la bestia»).

Faccenda tutt’altro che nuova, basti pensare a Boogie Nights (1997) di Paul Thomas Anderson che fornisce una rappresentazione ragguardevole dell’industria pornografica americana, nota come la Hollywood a luci rosse o anche alla serie Californication, dove però, le aspiranti attrici venivano persuase più a ragione di una insipienza artistica che per effettiva vocazione al sesso, senz’altro per ottenere scorciatoie e vie privilegiate, quantunque anche semplicemente a dare lavoro ai produttori di film hard, e quindi mai propriamente messe alle strette.

…oltre il provincialismo e la “falsa” tradizione

Per cominciare a farci un’idea ci potremmo immaginare Valentina Nappi, una giovane ragazza di Scafati (50 787 abitanti) che osserva il retroterra culturale in cui vive nei termini della cultura popolare del Mezzogiorno. Nondimeno lo stereotipo sessantottino e anarchico delle “muiere” casa e chiesa picchiate dai mariti e sottomesse a una frustrante vita domestica che dava vigore agli slogan dei canali hard fino all’avvento dei siti pornografici nei primi anni 2000 quali “casalinghe vogliose” et similia è del tutto fuori luogo e ci porta fuori strada.

In verità non esiste libertinaggio, almeno in Italia, come nel Mezzogiorno. Valentina non è un hapax legomenon del suo contesto sociale e culturale, è soltanto una che è andata fino in fondo, che non ha detto «lo farei, ma…», piuttosto ha detto «lo faccio!», e anzi probabilmente prima lo ha fatto e poi ha cominciato a dirlo. Ci riferiamo alla mail che inviò nel 2011 (a 21 anni) a Rocco Siffredi. Non c’è niente di stravagante in questo, tutt’altro, è perfettamente naturale; è il provincialismo che spinge alcuni di noi a dividere le persone famose (vip) dai comuni mortali, e a definire le essenze dei due in termini di antipodica distanza. Non esiste nessun abisso incolmabile: siamo tutte persone.

Per ribadire questa verità – spesso oscurata – e per affermare di nuovo che il corpo della donna non è né da divinizzare, né da desiderare appunto come un premio che si ottiene alla fine di un buon corteggiamento (tutte cose assai vere), Valentina ha deciso di prestare la sua persona a un gruppo di suoi fans selezionati da lei per prodursi in una gangbang amatoriale con annesso bukkake. In perfetta coerenza con la sua massima di vita “datela più che potete!”, consiglio, motto, e lifestyle.

 

L’ermeneutica esistenziale di Valentina Nappi

Il punto di vista di Valentina, stando alle sue dichiarazioni, è chiaro e ben argomentabile, non solo, la di lei coerenza interna rifulge nella specularità tra ciò che dichiara e ciò che fa, tra ciò che è e ciò che dice e ritiene essere (riecheggia lo spinoziano esse sequitur agere – l’essere consegue dall’agire – unito però all’epicureo esse sequirit agere – l’agire segue l’essere); in questo senso (di avere le idee chiare) Valentina è una filosofa. Il suo punto di vista, per così dire, il suo pensiero si lascia riassumere in questi punti:

  1. Basta con la sacralizzazione e la mercificazione del corpo femminile: parità dei sessi anche sul piano erotico-sessuale in senso stretto.
  2. Andare sempre fino in  fondo nelle proprie passioni senza tirarsi mai indietro.
  3. Valentina ritiene che la pornografia sia per lei un terreno per esercitare e scoprire le possibilità della vita sessuale la quale è di fatto poliedrica e sempre da scoprire in una prospettiva che non conoscevamo, tanto vale farne un mestiere, se uno ha l’inclinazione, e dedicarcisi a tempo pieno.

La polemica con Diego Fusaro

Nel 2014 è avvenuto in Italia un evento bizzarro: una pornostar è entrata in polemica ideologica e intellettuale con un filosofo. Bizzarro e strano solo per la solita proverbiale mentalità di massa che etichetta le diverse professioni, per altro e soprattutto, fraintendendone l’essenza autentica. Da una parte si piazza il filosofo, cioè il topo da biblioteca che specula sulle astrazioni, sulle realtà immateriali e che della vita propriamente non conosce nulla; dall’altra parte c’è la pornostar, cioè la persona verace, mai timida, sempre pronta a gettarsi nella mischia e ad intervenire agendo in concretezza: quanto di più carnale esiste; e quindi anche quanto di più contrapposto all’idealismo dei filosofi.

Ecco, invece, descrivendo la pornostar noi abbiamo già descritto anche il filosofo. Diego Fusaro viene ricordato per il suo essere vanesio e pieno di sé in ogni circostanza asserendo punti di vista originali ma difficilmente argomentabili (euroinomania – suo neologismo dottrinale – e le sue idee su ciò che rappresentò per il mondo la caduta del Muro di Berlino e in generale l’anno 1989, ad esempio). Quando nel 2014 Valentina, da opinionista della rivista filosofica Micromega, pubblicò l’articolo dall’ambizioso titolo Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo, Fusaro si sentì chiamato in causa.

Infatti egli è un convinto marxiano (vedi il suo libro Bentornato Marx!) e profondo antifascista, antilobbista, anticapitalista e via dicendo. Infatti l’anticapitalismo odierno di cui lo stesso Fusaro è vigoroso esponente viene assimilato da Valentina Nappi a un neofascismo che risponde a una dialettica plutocratica-antiplutocratica volta al superamento della classe medio-borghese. In pratica Valentina Nappi ha dato del fascista a Fusaro, per come l’ha vista lui. Fusaro quindi investe il suo tempo per difendere un punto di vista attaccato e rovesciato da una pornostar: è ciò che rappresenta il fatto davvero bizzarro! Ecco la parte divertente: Valentina Nappi legge (?) «il pippone di 15mila battute» di Fusaro in risposta al suo articolo. E scrive un articolo di risposta dall’eloquente titolo blasfemo «squirtare in faccia a Diego Fusaro», facendo leva sul fatto che i filosofi alla fine sono diventati proprio come la massa li ha dipinti, seriosi e pieni di quieta lentezza, ridondanza, e astrusa pacatezza  argomentativa.

Su questo forse è opportuno concludere dicendo che il filosofo, proprio in quanto indaga e fa chiarezza su molte cose, come dice Eraclito in un famoso frammento, è in grado di rispondere a tono e con profondità argomentativa a Valentina Nappi come a chiunque altro e su qualsiasi piano del  discorso.

 

Immagini da www.facebook.com/valentina.nappi.6

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