Fire and ice: la storia di Björn Borg vs John McEnroe

“Borg McEnroe”, il film

Dal 9 novembre nei cinema italiani viene proiettato un film su cui si è discusso molto. Il titolo è emblematico ed è composto solamente dai nomi (o meglio, dai cognomi) dei due protagonisti della storia: Borg McEnroe. Si tratta di una delle più grandi rivalità della storia dello sport, e non si tratta di un discorso solamente tennistico. A cavallo fra gli anni ’70 e gli ’80 i due migliori tennisti della loro generazione, tanto diversi quanto simili, si diedero varie volte appuntamento con la storia. Ci fu un match in particolare che venne assunto a simbolo dell’eterna sfida fra i due; questa partita, all’interno della pellicola di Janus Metz, occupa prepotentemente la scena. Ma per arrivare a discutere di quel match (Wimbledon 1980, ovviamente la finale) è necessario presentare qualche antefatto.

Stili diversi, stessi risultati

Björn Rune Borg nasce a Stoccolma nel 1956 ed esordisce da professionista già nel 1973, non ancora maggiorenne. I primi successi arrivano nell’annata successiva, quandoBorg inizia a porre dei paletti fra lui e i comuni mortali. Ancora oggi detiene molti record, difficilmente battibili. Ha vinto il 41% dei tornei del Grande Slam che ha disputato, praticamente uno su due. È sugli 8 millimetri dell’erba di Wimbledon (pignoleria assoluta, altrimenti la Regina si arrabbia) che Borg ha scritto pagine fondamentali della sua leggenda. Ci vorrà solamente il miglior Roger Federer per eguagliare i suoi cinque successi consecutivi sul campo centrale della periferia londinese, fra il 1976 e il 1980. Il suo stile di gioco marchiato da una straordinaria condizione psicofisica e una capacità fuori dal normale di giocare da fondo campo, hanno contribuito a cambiare il tennis; Björn ha fatto scuola e dopo di lui sono nati svariati tentativi d’imitazione, non tutti, a onore del vero, perfettamente riusciti. Borg su un campo di tennis era glaciale, algido. I luoghi comuni sulla freddezza caratteriale degli scandinavi si possono sprecare agevolmente. Questo suo particolare carattere lo portò ad essere ribattezzato IceBorg, gioco di parole abbastanza comprensibile. Chiaramente, in uno sport che fa dell’approccio mentale una competente fondamentale di ogni singolo atleta, questa capacità di Björn Borg di mantenere un basso grado di emotività è stato uno dei fattori che gli ha permesso di diventare uno dei più grandi di sempre.

John McEnroe, figlio di un militare in istanza in Germania, viene dal mondo tre anni dopo Borg. Nonostante la nascitura europea, egli è uno statunitense a tutti gli effetti. La differenza anagrafica con il suo rivale svedese potrebbe sembrare di poco conto ma, tenendo presente la precocità di Borg, è chiaro che McEnroe comincia a deliziare la platea tennistica quando lo scandinavo è già un campione affermato. Il primo torneo del Grande Slam vinto è l’Open casalingo, portato a casa nel 1979, il quale, insieme a Wimbledon, risulterà essere la competizione maggiormente amata. Come tennista singolo McEnroe vincerà quattro US Open e tre Wimbledon; come giocatore di doppio scriverà altre pagine leggendarie dello sport, per esempio tornando a giocare (e vincere) a 47 anni, diventando l’unico uomo della storia capace di vincere un torneo ATP in quattro decenni differenti. Oltre a Borg, McEnroe ha potuto cimentarsi contro altri campioni della sua epoca, come Jimmy Connors e Ivan Lendl, il quale nel 1984, grazie a una fantastica rimonta, impedì al suo rivale di poter aggiudicarsi per la prima volta il Roland Garros. John, infuriato per l’occasione persa, abbandonò il palco della premiazione ricevendo in cambio una quantità assordante di fischi dall’esigente pubblico parigino.

McEnroe

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John McEnroe.

Due mondi opposti

La rivalità fra Borg e McEnroe venne innalzata a un mito prevalentemente per le caratteristiche antitetiche dei due protagonisti. Borg era destro, McEnroe mancino. Il campione svedese amava giocare da fondo campo, mentre il collega americano aspettava solamente il momento di avvicinarsi alla rete per poter deliziare il pubblico con una delle sue immancabili volée. Borg era un calcolatore, McEnroe assecondava il suo belligerante istinto. Sono numerose le multe ricevute dall’americano durante le partite di tennis. Insulti, grida, racchette spaccate per terra. Il suo «You cannot be serious!», urlato in faccia all’arbitro inglese durante il torneo di Wimbledon nel 1981, divenne presto un cult, tanto da essere anche il titolo dell’autobiografia dello stesso McEnroe. Probabilmente era proprio questa contrapposizione caratteriale che balzava agli occhi del pubblico. La stampa descrisse la rivalità come Fire and ice, fuoco e ghiaccio. L’apatia contro l’irascibilità. Borg per rendere al meglio era necessario si allenasse costantemente sia da un punto di vista fisico, sia mentale; infatti, abbandonò il tennis solamente a 26 anni, nel pieno delle sue performances agonistiche, probabilmente vinto dallo stress della continua competizione. Di McEnroe, invece, si disse che non era necessario si allenasse frequentemente, dopo tutto era baciato dal talento. «He didn’t pay the prize», disse di lui, una volta, Billie Jean King.

Così agli antipodi sul campo di gioco, ma non troppo distanti fra loro nella vita reale. Al termine della carriera, Borg non ebbe un trascorso semplice. Da sempre considerato un uomo estremamente affascinante, tanto da lanciare un look con i capelli lunghi e barba e baffi folti, si impegolò in varie relazioni. Fu sposato, tra le altre, anche con Loredana Berté, ma il matrimonio durò molto poco. Durante questa tormentata relazione sia il tennista sia la cantante tentarono entrambi il suicidio. Si è anche detto che abbia attraversato un lungo periodo di degenza economica, salvandosi solamente in extremis dalla bancarotta.

McEnroe

Bjorn Borg.
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Wimbledon 1980

Mezzora del film è incentrata sulla finale di Wimbledon 1980. È certamente una delle 3 o 4 sfide tennistiche più belle di sempre, chi l’ha potuta gustare in diretta difficilmente si potrà mai dimenticare la data. Il tie-break del quarto set fu leggendario. Entrambi ebbero svariate palle a disposizione per chiudere definitivamente il match (Borg) o per portare la sfida al quinto set (McEnroe). Quel tie-break se lo aggiudicò l’americano, vincendo 18-16. L’inerzia del match sembrava essere definitivamente passata dalla parte di McEnroe, ma mai sottovalutare il carattere freddo, glaciale, apatico di Borg. Lo svedese si aggiudicò il quinto set, portando a casa per la quinta volta consecutiva il torneo di Wimbledon.

Björn Borg sembra aver apprezzato notevolmente il film. Al contrario,  John McEnroe non ha avvallato l’idea del regista Janus Metz di mettere in risalto quella finale. Egli avrebbe voluto che l’autore del film si concentrasse sulla finale dell’anno successivo, quella del 1981, vinta ovviamente da McEnroe.

D’accordo, probabilmente, non saranno mai.

McEnroe

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I due rivali a Wimbledon.

 

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Giacomo Van Westerhout

Classe 1992, possiedo una laurea magistrale in ambito umanistico. Maniaco di qualsiasi cosa graviti intorno allo sport e al calcio in particolare, nonostante da sportivo praticante abbia ottenuto sempre pessimi risultati. Ho un debole per i liquori all’anice mediterranei, passione che forse può fornire una spiegazione alle mie orribili prestazioni sportive.