Gli Amanti – Il Maestro e Margherita: per creare il tempo dell’Amore

Il dramma del tempo

È possibile, lecito decidere il tempo delle emozioni? I sentimenti non sono i nomi astratti che li denotano, come gioia, rabbia, noia, angoscia, ma in primo luogo verbi, azioni. Insensato, anzi impossibile pretendere di descrivere l’amore se non attraverso l’atto di amare, la paura è movimento concreto dell’animo, turbamento di sensi.

Tuttavia il verbo dell’emozione sembra logicamente irregolare: nonostante la grammatica ci garantisca una coniugazione completa, secondo modi e tempi differenti, ci si accorge immediatamente di quanto il verbo del sentire si situi nell’incompletezza di uno spazio altro, oltre il presente, passato o futuro, l’emozione si prende il suo tempo, si fa spazio nel tempo dell’orologio e ne crea un suo proprio, che esiste in virtù della durata dell’emozione stessa, un tempo dai contorni sfocati, incerti, difficili da definire in quanto indicare il momento preciso in cui l’emoziona nasca, faticoso decretarne la fine, quasi che il tempo ordinato, diviso perfettamente in secondi, minuti e ore risulti una gabbia troppo stretta per poter contenere l’emozione.

Sembra sia necessario un tentativo quotidiano di conciliazione tra tempo dell’azione e tempo dell’emozione, pare si apra una crepa per cui l’azione risulta distante rispetto all’emozione, agiamo in un modo ma il sentimento che proviamo è sfasato, a volte purtroppo falsato, corrotto dall’azione, che tenta di correggerla o viceversa: solo nei ricordi sembra ci sia una perfetta compenetrazione:  la parola che racconta, raccoglie e fa ordine  riesca a comprendere l’accaduto di fatto e affetto.

Ricordare per raccontare

Parlare di un sentimento è dare voce udibile a un grido che diventa a un sussurro, modulandone il volume, modificare la sua intensità per tentare di carpirlo: ri-cordare significa mettere nel cuore, nello spazio entro cui è permesso l’accordo delle azioni passate e delle emozioni corrispondenti. I ricordi sono il meraviglioso incontro del tempo interiore nel tempo quotidiano: avviene il miracolo, quando il dramma si fa azione drammatica, nell’orizzonte poetico, creativo del teatro. Così nello Spazio Banterle, al Teatro de Gli Incamminati, l’emozione diventa presente che agisce nel racconto. Gli Amanti – Il Maestro e Margherita, una co-produzione Teatro de Gli Incamminati/ deSidera-scenApertaAltomilanese Teatri dal romanzo di Michail Bulgakov, è la meravigliosa riuscita dell’accadere dell’amore, accaduto, passato perché finalmente ricordato proprio in quanto accaduto, caduto fuori dal suo tempo e ricondotto nel tempo della storia, del racconto.

L’azione drammatica è l’esplosione di una vicenda d’amore contradditorio, in quanto dice ciò che non può dirsi più ma solo essere detto sempre, nell’unicità peculiare dell’esecuzione dell’opera teatrale: la sapiente scelta drammaturgica di Fabrizio Sinisi nel connubio perfetto con la regia di Paolo Bignamini dà spazio al conflitto interiore dell’uomo di ogni tempo, che si trova a vivere sospeso tra la misteriosa labilità della propria  interiorità emozionale e la finitezza dell’azione compiuta o subita, ma in ogni caso, in ogni destino determinata.

Il Maestro, magistrale interpretazione di commovente virilità (Matteo Bonanni) vive nel racconto che sta componendo, arrivando a frantumare la propria esistenza, mentre l’inquietudine femminile di Margherita (Federica d’Angelo) si avviluppa delicatamente nelle parole degli altri, diventando il racconto passato di se stessa e del suo amore: grazie ad accortezze drammaturgiche rinvigorite dalle  suggestioni scenografiche gli amanti raccontano la nascita del loro amore utilizzando inizialmente il tempo passato finché nel susseguirsi del ricordo, il presente adottato nell’azione scenica segna il passaggio a un amore ormai destinato a terminare, in cui il mondo dei personaggi è  uno sfondo di maschere, di pagine strappate, di vita lacerata, non vissuta.

Il teatro come azione dell’emozione

Il racconto è tanto limpido da far trasparire il velo di mistero che lascia lo spettatore nel timore di ricongiungersi nel tempo scandito dall’orologio che segnerà il termine della pièce. Un alone di morte avvolge lo scenario evocato e le stagioni si susseguono in una Milano odierna, tra il Museo di Storia Naturale, un appartamento a Porta Venezia, i Navigli, fotografia sbiadita di una contemporaneità sempre mistificata, velata, perché custodita nel ricordo dello spazio del cuore. I protagonisti si creano uno spazio drammatico personale, cambiano d’abito e l’abitudine di considerarsi, l’uno rispetto all’altra ricreano la propria emozione allucinata, in quanto sono gli amanti di un amore passato, quasi passivo ormai, tanto da sembrare proiettato in una dimensione trasfigurata da luci e ombre, onirica, ormai irreale, perché a suo tempo tanto reale da costituire un altro tempo, un’altra realtà, sostitutiva, atmosfera diabolica, perché divisa, sospesa, in perenne tensione  tra idealità e quotidianità di due giovani milanesi prototipi atemporali di amanti, contesto icastico  della lacerazione a cui porta l’emozione, quando va contro ogni cronologia, contro qualsiasi ordine del tempo, quasi a volere creare un presente assoluto, sciolto, come l’ironico titolo, Gli Amanti, per indicare un amore che non c’è più.

Il teatro sembra rivelare il mistero dell’arte drammatica, dando l’occasione di mostrare la potenza della creazione artistica, superba e meravigliosa realizzazione di eleganza, dunque capacità di scelte stilistiche, così da fare spazio nella scena al dramma umano, senza risolverlo ma mostrandolo nella sua straordinaria naturalezza e potenza ineluttabile.

 

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