Henri Matisse, la forza dei Fauves e la riscoperta del colore

Una delle correnti emblematiche del complesso passaggio tra il XIX e il XX secolo in Europa è sicuramente il Simbolismo. Nato come movimento letterario, si oppone al verismo tipico dei romanzi di Émile Zola, ricercando piuttosto il gusto per l’esotismo, il surreale e l’arcano. L’arte diventa religione, mistero e cattolicesimo si incontrano in un inusuale sincretismo di forme e significati, una mitologia fantastica che indaga attraverso la tela le trame più remote della psicanalisi.

Secondo il pensiero della guida spirituale del movimento simbolista, Sar Péladan, ciò che appare non è mai ciò che è veramente, l’esperienza altro non è che una serie di simboli e immagini che rimandano a una dimensione “altra”, a cui pochissimi hanno realmente accesso. Gli artisti che entrano a far parte di questa ristretta cerchia di iniziati superano la vita mondana, diventano i Prescelti incaricati di trasformare attraverso la propria mano la Natura in mistero, così che la materia della tela diventi puro spirito.

Ironico pensare che è proprio nell’atelier di uno dei massimi esponenti del Simbolismo, Gustave Moreau, che si forma Henri Matisse (1869-1954), artista iconico del xx secolo che sovvertirà i principi di questa corrente dai tratti misteriosi, quasi magici. Come se la pittura possedesse realmente una sorta di ciclo della vita dove diverse fasi di alternano in un continuo processo di rigenerazione, un gruppo di giovani pittori si riunisce e contrappone alla decadenza di un elitarismo di matrice simbolista un nuovo senso di energia, forza e coscienza generazionale che prende il nome di Fauves.

A porre le basi della formazione del Fauvismo è il genio di Vincent Van Gogh che espone prima, nel 1901, presso la celebre Galerie Bernheim-Jeune al tempo diretta dall’artista Paul Signac, e poi, nel 1905, per la prima volta al Salon des Indépendants. La grande forza espressiva e i netti contrasti di colori attraverso una riscoperta dell’arte primitiva si legano alle trame della psicologia umana, diventando fonte di ispirazione per i nuovi pittori pronti a scuotere il mondo dell’arte. Il neonato movimento artistico viene battezzato già nel 1905, in occasione della prima collettiva al Salon d’Automne di Parigi. Il critico d’arte Louis Vauxcelles definisce l’esposizione una «cage aux fauves» cioè una «gabbia delle belve», a causo della brutalità nell’accostamento delle tinte.

Nel capolavoro Femme au chapeau (1905) di Henri Matisse, un olio su tela conservato oggi presso il San Francisco Museum of Modern Art, possiamo chiaramente leggere le caratteristiche che distinguono i Fauves e la loro volontà di cambiamento che assicurerà loro un posto nella Storia dell’arte.

In questo caso, Matisse ricerca lo spirito originario della Natura intesa come corpo, forza, carne e fisicità. L’arte si rivolge alla cultura popolare, torna effimera, passionale, eccitante, riflette attraverso le sue tonalità le emozioni e i sentimenti degli uomini. Una scarica di energia percorre la tela, i colori hanno un che di selvaggio e incontenibile che rimanda al sintetismo quasi tribale di Paul Gauguin. La densità delle pennellate è chiaramente percepibile in tutta la sua fisicità, la pittura sul volto della donna, come una maschera, le dona un aspetto brutale e selvaggio, fuori dalle righe. Il cappello alla moda e i succinti abiti borghesi indossati dalla modella, Amélie, moglie dell’artista, sono il giusto spunto per mettere in luce la brillantezza e la vivacità dei colori che sembrano rivendicare il loro ruolo di protagonisti della tela.

Henri Matisse

Femme au chapeau, Henri Matisse, 1905, olio su tela, San Francisco Museum of Modern Art

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Valentina Cognini

Nata a Verona 21 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, veneziana d'adozione, ora vive a Parigi sulle tracce della "Génération perdue" di Ernest Hemingway e Gertrude Stein. Studia Conservazione dei Beni Culturali, fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.