Henry David Thoreau: la libertà di una vita in cammino

Henry David Thoreau nasce a Concord, nel Massachusetts, il 12 luglio 1817, figlio terzogenito di una famiglia di origini franco-scozzesi. Il padre, John Thoreau, era proprietario di una fabbrica di matite mentre la madre, Cynthia Dunbar, si occupava principalmente delle mansioni domestiche. Nonostante le scarse disponibilità economiche della famiglia, Thoreau nel 1833 si iscrive alla prestigiosa università di Harvard, mantenendosi come insegnante a Canton (Massachusetts). Il 30 agosto 1837 si laurea e comincia ad insegnare nella scuola della sua città, a Concord, ma dopo poche settimane lascia l’incarico per alcuni contrasti con il rettore, che sosteneva l’uso delle punizioni corporali per l’educazione degli studenti.

La passione per l’insegnamento però è troppo forte così, insieme al suo caro fratello John, decide di fondare una scuola privata a Concord nella quale le “vecchie maniere” dell’educazione punitiva fossero sostituite da altre attività, come le mattinate trascorse a camminare nei boschi circostanti la scuola. Probabilmente questa esperienza educativa sarebbe continuata se non fosse che, nel 1842, il fratello e braccio destro di Thoreau morì di tetano. È forse questa la svolta nella vita e nel pensiero del filosofo statunitense.

Per somatizzare la dolorosa perdita Thoreau inizia a riportare i suoi pensieri, le sue riflessioni e i ricordi di suo fratello John su un diario che terrà aggiornato fino agli ultimi istanti di vita. In questa fase così difficile della sua vita Thoreau non è lasciato solo; con lui c’è l’amico, ancora prima che riferimento culturale, Ralph Waldo Emerson. I due si erano conosciuti negli ultimi anni universitari ad Harvard e parteciparono insieme alle attività  del “Trascendental club”. Da questa relazione nasce una continua produzione culturale che darà vita, insieme a Walt Whitman e Nathaniel Hawthorne, al Rinascimento americano, l’espressione più viva del trascendentalismo e del deciso contrasto a ogni forma di schiavitù.

Dopo tre anni dalla morte del fratello, Thoreau decise di riprendere il sentiero della riflessione stabilendosi per due anni, due mesi e due giorni in una dimora di legno, da lui costruita, nei pressi delle sponde del lago Walden, a Concord. Thoreau non parlò mai di questo come un periodo di solitudine poiché «per la maggior parte delle volte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra.[…] La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo».

Questa avventura ebbe inizio il 4 luglio 1845, il giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, proprio perché per Thoreau questo giorno doveva segnare la sua indipendenza dal “resto del mondo”. Con questa scelta di vita, seppure temporanea, il filosofo di Concord voleva dimostrare a sé stesso e alla società americana l’importanza del sapere vivere con quello che la natura offre al di là delle facili comodità conseguite con l’industrializzazione, poiché solo così è possibile «vivere profondamente, con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita».

Thoreau era convinto della necessità di un ritorno alla natura come presupposto per un rinnovamento spirituale, perché soltanto al di fuori del mondo delle macchine, delle industrie e del consumismo è possibile riconciliarsi con Dio. Sono due anni pieni di esperienze, ricerche, letture e, soprattutto, immancabili passeggiate lungo le rive del lago, alle quali Thoreau alternava qualche gita in montagna, come quella nel Maine nel 1846 per scalare il monte Katahdin.

Thoreau prende nota di tutto, dalle piccole spese sostenute per costruire e mantenere la sua nuova dimora fino al descrivere i suoni e i colori della natura che davano vita alle sue giornate. Da questi fogli pieni di annotazioni, riordinati e corretti, ne scaturisce la sua opera più celebre: Walden, ovvero vita nei boschi che dopo anni di correzioni viene pubblicata nel 1854.

In questo capolavoro, definito da molti come il “manifesto dell’ambientalismo”, Thoreau spazia dalle semplici annotazioni quotidiane a divagazioni filosofiche ben più profonde, dando vita a un’opera a metà tra il diario e il saggio filosofico. Oltre a Walden, ovvero vita nei boschi Thoreau nei due anni passati lungo le rive del lago Walden maturò un altro saggio destinato a far parlare di sé: Disobbedienza civile, pubblicato nel 1849.

Thoreau

Tutto nasce in una notte del 1846, quando Thoreau venne prelevato dalla sua dimora e messo in carcere conseguentemente al suo rifiuto di pagare una tassa, imposta dal Presidente James Knox Polk, utile al finanziamento di una guerra schiavista nei confronti del Messico. Anche in questo momento il suo amico Emerson non lo lasciò solo e quando lo vide dietro le sbarre gli chiese: «Cosa ci fai lì dentro, Henry?» e Thoreau, senza pensarci troppo, rispose: «Che cosa ci fai tu lì fuori, Waldo?».

In quel momento sentiva che era giusto trovarsi lì dentro, in una cella carceraria  di Concord, perché solo così poteva scontrarsi con una legge ritenuta ingiusta. Il giorno successivo la zia, contro la sua volontà, pagò la tassa per scagionarlo. A proposito di quella notte passata in cella Thoreau disse che «la prigione è l’unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la schiavitù».

Da questa esperienza ne scaturiscono le basi che porteranno Thoreau a scrivere la Disobbedienza civile, un breve trattato contro ogni forma di guerra e di schiavitù che avrà molti lettori di grande spessore come Lev Tolstoj e alcuni  personaggi simbolo delle lotte non violente tra cui Gandhi e Martin Luther King. Finita l’esperienza “spartana” nel bosco, nel 1847 Thoreau andò a vivere a casa dell’amico Emerson, per poi stabilirsi definitivamente nella vecchia casa dei genitori fino alla sua morte, dovuta alla tubercolosi, sopraggiunta il 6 maggio 1862.

Negli ultimi anni della sua vita Thoreau viaggiò molto, tra Stati Uniti e Canada, e continuò a scrivere articoli per la rivista culturale The Atlantic Monthly, fondata nel 1857 da Emerson. Tra questi articoli non si può trascurare Walking, “camminando”, pubblicato pochi mesi prima di morire, nel quale Thoreau raccoglie tutti pensieri che l’hanno accompagnato durante le sue camminate nella natura, facendone un testamento culturale.

Thoreau

Image by © William Manning/CORBIS

Camminare diventa una metafora della vita; ognuno sceglie il proprio destino tra più sentieri, alcuni dei quali finiscono nel mezzo di una folla rassicurante e altri che si interrompono tra i cespugli di un bosco, lasciando senza riferimenti. Thoreau ha sempre scelto di camminare lungo questi sentieri senza orme, pieni di ostacoli, contrastando il “potere della maggioranza” con la sua disobbedienza e dimostrando un’altra via per la libertà tramite i suoi insegnamenti perché, come afferma in Walking, solo sei sei pronto a lasciare tutto «sei pronto a metterti in cammino».

Per Thoreau dunque mettersi in cammino è anzitutto una dimensione del pensiero, non un semplice susseguirsi di passi; diviene infine la capacità di ascoltare le note che dimorano in noi, fino a farle confluire nella sinfonia della natura.

Pietro Regazzoni

 

Related Post

Condividi:

Redazione

In redazione: Michele Castelnovo, Ginevra Amadio, Yuri Cascasi, Dalila Forni, Francesca Leali, Camilla Volpe.