“Il blu è un colore caldo”: la graphic novel dietro “La vita di Adele”

Nel 2013, il film La vita di Adele (Abdellatif Kechiche) trionfava a Cannes, scandalizzando e affascinando il grande pubblico. L’opera è stata ispirata dalla graphic novel Il blue è un colore caldo (titolo originale: Le bleu est une couleur chaude) di Julie Maroh, una giovane artista francese diventata celebre proprio grazie a questo suo piccolo capolavoro visivo e letterario. Pur raccontando sostanzialmente la stessa storia – quella di Adele/Clémentine e di Emma – la graphic novel di Maroh si presenta come un lavoro molto più drammatico, delicato e complesso.

Il blu è un colore caldo

Il blu: colore della passione

Il blu è un colore caldo è un libro invitante già dalla copertina, che immediatamente richiama la morbida sensualità dell’opera. Già dalla primissima tavola, però, la narrazione si carica di suspense e malinconia: «Amore mio, quando leggerai queste parole avrò già lasciato questo mondo», scrive Clémentine. La storia sarà quindi un lungo flashback, ritmato dalle pagine di un diario e dai ricordi di Emma, che ripercorrerà l’intensa e travagliata storia d’amore tra le due ragazze e il difficile viaggio verso la scoperta di sé.

L’opera si distingue per un particolare uso dei colori: il tempo della narrazione è caratterizzato da immagini colorate ma estremamente cupe, mentre i ricordi di Emma e Clémentine sono in bianco e nero, fatta eccezione per alcuni dettagli blu legati agli amori, più o meno profondi, della protagonista. Il blu scelto da Maroh si rivela davvero un colore caldo, sensuale, pieno di passione: i capelli di Emma, rispetto alle tinte funeree del presente, riscaldano i ricordi della ragazza dando vita a un flusso incessante di emozioni.

Il blu è un colore caldo

Tra sensualità e amore

Nonostante il film La vita di Adele abbia richiamato l’attenzione del grande pubblico per la tematica dell’omosessualità e per la sua forte vena erotica, la graphic novel di Maroh è in realtà una storia sull’amore in tutte le sue sfaccettature, da quelle fisiche al versante più psicologico. La sessualità, anche in questo caso, riveste un ruolo importantissimo, ma non tanto fondamentale quanto nel film del 2013.

Le scene erotiche sono infatti esplicite ma mai volgari o gratuite: la storia d’amore tra Clémentine ed Emma non è mai fine a se stessa, non è mai piacere per chi guarda – se non il piacere di osservare gli ottimi disegni che si susseguono uno dopo l’altro – al contrario del film, molto più legato ai bei corpi delle due protagoniste, messi in mostra in costanti scene di nudo. In Il blu è un colore caldo, l’intimità è amore fisico e mentale, immaturo e adulto insieme. La narrazione non è voyeuristica, ma immerge il lettore nel mondo di Clémentine in modo diretto, coinvolgendolo dalla prima a l’ultima pagina.

Il blu è un colore caldo

Un dramma umano per qualsiasi tipo di amore

Così come il film, la graphic novel Il blu è un colore caldo è stata criticata per la visione stereotipata dell’amore tra donne. Come nei più comuni drammi lesbici, la tragedia è costantemente dietro l’angolo: i genitori incapaci di accettare l’orientamento della figlia, tanto da cacciarla di casa; gli amici (se così li si può chiamare) che fuggono da una “stranezza” considerata immorale; le paure, le insicurezze e gli errori di coppia; la morte che, già dalle prime righe, incombe e divide le due protagoniste, legate da un amore eterno ma impossibile.

Eppure, Il blu è un colore caldo è così coinvolgente, forte, passionale, emozionante, che il cliché del dramma lesbico si dimentica facilmente. La storia è quello di un amore forte, sincero, e della difficoltà nel relazionarsi tanto con l’altro (o l’altra, in questo caso), quanto con la società. Le problematiche spaziano dagli amici che si consideravano veri, ai problemi più comuni di qualsiasi relazione (eterosessuale od omosessuale che sia); dalle paure di lanciarsi in una nuova avventura, alla depressione quando una storia finisce. Le tragedie, fortunatamente, non appartengono soltanto al mondo omosessuale, o così ci fa intendere l’autrice con la sua storia universale. La narrazione ideata da Maroh, pur concentrandosi sulla presa di coscienza della protagonista, riesce ad andare oltre l’orientamento sessuale: è un dramma d’amore intenso così come ne sono stati scritti in passato – anche se raramente dalla carica emotiva così intensa.

Il blu è un colore caldo

Se è vero che il panorama letterario dovrebbe offrire più storie positive legate al mondo LGBT, se è vero che i lettori hanno bisogno di più storie di orgoglio, di vicende a lieto fine e di “strade in discesa”, la drammaticità dell’opera non chiude le porte, non rinforza gli stereotipi presentati; al contrario, spinge il lettore a riflettere, a immedesimarsi in una realtà più o meno vicina, a soffrire, gioire e infine comprendere insieme a Clémentine.

Il libro può essere apprezzato da chiunque abbia sperimentato una grande storia d’amore, al di là di genere, dell’età, dell’etnia. Il blue è un colore caldo è un’opera che seduce e commuove, affascina ed emoziona, fondendo sensazioni contrastanti con grande delicatezza.

Il blu è un colore caldo

 

«L’amore si accende, muore, si spezza, ci spezza, si ravviva…ci ravviva.
Forse l’amore non è eterno ma ci rende eterni. 
Dopo la nostra morte, l’amore che abbiamo destato continua a compiere il suo cammino.»

 

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Dalila Forni

1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.