#instapoets: Il fenomeno Rupi Kaur

Si chiama Rupi Kaur, classe 1992, nata nel Punjab ma cresciuta in Canada. Dalle foto, può sembrare solo una normalissima ragazza dagli occhi neri e le sopracciglia folte, di una bellezza lontana dai canoni occidentali. In realtà, siamo davanti a un vero fenomeno editoriale degli ultimi anni.

Rupi ha sempre disegnato e scritto brevi poesie, fin da quando era bambina. La svolta è arrivata quando, nel 2014, ha scelto la via del self-publishing per consegnare al mondo la sua raccolta Milk and Honey (o meglio, se si vuole essere fedeli alla scelta di Rupi di usare esclusivamente lettere minuscole nei suoi componimenti, milk and honey). Un anno dopo, visto il suo successo online, l’editore americano Andrews McMeel Publishing ha scelto di ripubblicare il libro, che ha subito scalato la classifica dei best-seller del New York Times.

La storia di Rupi Kaur rappresenta senz’altro una sorta di unicum: gli autori diventati famosi grazie all’autopubblicazione si contano sulle dita di una mano, figuriamoci se si tratta di poeti. Che cos’ha dunque di così accattivante la poetica di questa ragazza che deve gran parte del suo successo ai suoi followers su Instagram?

Una poesia universale

La raccolta si apre con quella che può essere considerata una dedica ai lettori:

questo è il viaggio della

sopravvivenza tramite la poesia

questo è il sangue sudore lacrime

di ventun anni

questo è il mio cuore

nelle tue mani

questo è

il ferire

l’amare

lo spezzare

il guarire

Le poesie di Rupi Kaur possono quindi essere viste come un vero e proprio «dono di sé» che lei sceglie di fare ai suoi lettori. Per sua stessa ammissione, è stato il suo cuore a implorarla, gridando, di scrivere questa raccolta; eppure, nel momento in cui il lettore la prende tra le mani, quella raccontata fra le pagine del libriccino dalla copertina nera non è più solo la storia di Rupi. È diventata la storia di ognuno di noi, che ci colpisce perché nella sua estrema semplicità – dettata anche dalle lettere tutte minuscole, dall’assenza di punteggiatura, dai disegni stilizzati che spesso accompagnano le sue poesie – tutti ci rispecchiamo in quello che Rupi racconta.

Il viaggio di Rupi segue quattro grandi temi che possono essere visti come delle tappe, presentati negli ultimi versi della dedica con cui comincia il libro. Tutti noi siamo stati feriti, a volte abbiamo anche ferito. Abbiamo amato e siamo stati amati. Siamo stati spezzati, ma poi siamo anche guariti. Forse la potenza della poetica di Rupi Kaur risiede proprio nella capacità di far sentire qualunque lettore protagonista dei versi che gli sono stati consegnati.

Rupi Kaur

“Milk and Honey”, pagina 63

Un libro che ogni donna dovrebbe tenere sul proprio comodino

È così che l’Huffington Post definisce l’opera prima di Rupi Kaur. Le sue poesie, infatti, non sono solo di un’universalità che commuove, ma possono anche essere viste come un manifesto femminista del XXI secolo. La carriera artistica di Rupi Kaur, in effetti, è cominciata proprio all’insegna di una battaglia per la parità tra donne e uomini, condotta attraverso la decostruzione di uno dei tabù più grandi dell’universo femminile: risale al 2009 un suo progetto fotografico che immortala il quotidiano di donne alle prese con le mestruazioni, mostrando che non c’è assolutamente nulla di disgustoso o vergognoso in quello che dovrebbe essere visto solo come un processo naturale.

La lotta di Rupi per l’emancipazione delle donne prosegue anche in Milk and Honey, in cui diversi componimenti trattano in modo esplicito una tematica piuttosto rara da trovare in una raccolta di poesie: lo stupro. Probabilmente anche l’audacia di questi versi, in nessun modo edulcorati, ha contribuito al successo della giovanissima poetessa indiana naturalizzata canadese.

Rupi Kaur

“Milk and Honey”, pagina 22

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Francesca Cerutti

Classe 1997, studentessa di Scienze Linguistiche innamorata della letteratura e dell’arte. Sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate.