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Isola del Giglio: spettinata e selvaggia perla nel cuore del Tirreno

La testa balla su e giù a seguire le morbide pieghe dell’Isola del Giglio. Si perde in basso, piena di bellezza e forzata dalla pressione, in immersioni dai confini cobalto. Si alza fiera verso il cielo libero, arioso, nel saliscendi dei suoi itinerari da escursione, ancora selvaggi. Galleggia leggera con lo sguardo a sfiorare colori genuini, saporiti, mentre le mani strofinano quello scuro delle sabbie grossolane di Campese, tra il Faraglione a sinistra e la Torre del Campese a destra.

Al tatto e alla vista regalano un’altra spiaggia le Cannelle, sulla costa orientale, a sud del porto: una sabbia finissima e bianca scivola irriverente tra le dita. I sensi sono piacevolmente solleticati anche dalla spiaggia delle Caldane, selvatica con i suoi grani grossi e dorati, forte nella sua cornice di graniti. Al centro del Mar Tirreno e in faccia al promontorio dell’Argentario, l’Isola del Giglio può essere raggiunta grazie alle compagnie navali dal porto di Santo Stefano, come Maregiglio o Toremar.

Isola del Giglio aerea

Isola del Giglio, veduta aerea
Fonte: Wikipedia

Cave di granito dai tempi di Cesare, oggi all’Isola del Giglio la viticoltura

Già ai tempi di Giulio Cesare l’isola era scolpita di cave di granito, a disegnarne il profilo della costa est, tra la Cala dell’Arenella e la Cala degli Alberi. Di cave di Cesare oggi rimaste ci sono Alle colonne, sopra Giglio Porto. Riferimento in tempi passati per l’esportazione di colonne di granito, l’isola ospitava gli scalpellini direttamente sui fronti delle cave, per scavare opere mirabili, poi portate sulle navi tramite rulli e pontili.

Prima di Cesare, sull’Isola del Giglio si camminava già dall’età della Pietra, e poi furono gli Etruschi ad accasarvisi. Dopo i pirati e i barbari, si apre un periodo tranquillo e per il sostentamento si inizia a puntare sulle cave di granito, oltre che sullo sfruttamento minerario di limonite, manganese e pirite, sull’agricoltura e sulla viticoltura.

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Isola del Giglio, una delle tante cale.
Fonte: www.comune.isoladelgiglio.gr.it

Selvaggia, di dedali di mulattiere

Su un territorio ancora per gran parte non addomesticato è possibile spesso, e con facilità, ritrovarsi da soli, totalmente coinvolti, vivi e vicini alla natura meno spettacolarizzata. Si consumano le suole su quelle mulattiere che un tempo erano le uniche vie di collegamento. Ma si è guidati, in quest’esplorazione messa in sicurezza dalla buona volontà della Pro Loco, e grazie ai fondi europei: segnaletica e pannelli didattici informano solertemente l’andare. Al Poggio delle Pagane la dorsale raggiunge i 498 metri slm.

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Tre Gigli in cui si addensano gli uomini

La vita si concentra in tre punti caldi sull’isola: gli insediamenti di Giglio Porto, Giglio Castello e Giglio Campese. A Giglio Porto c’è il porto, ed è una tappa obbligata per chi arriva dal mare. Dà a est, e inonda la vista con un tripudio di colori, delle casette affastellate tra le sue viuzze. A vigilare l’autoritaria Torre del Saraceno, con annessa spiaggetta. A sovrastare è il borgo di Giglio Castello, forte della sua maggiore altitudine. Fu fatto da mano straniera, da quei Pisani che si trovavano lì nel XII secolo. Anche questo borgo è sorvegliato da una costruzione imponente: la Rocca Aldobrandesca che eleva la vista su tutto l’arcipelago toscano.

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Isola del Giglio, Torre Saracena.
Fonte: www.comune.isoladelgiglio.gr.it

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Isola del Giglio, Castello
Fonte: www.giglionews.it

Per gli amanti del mare mainstream, l’Isola del Giglio offre l’opzione di Giglio Campese, ultimo venuto ma ben attrezzato di infrastrutture turistiche e ricavato in una bella baia sabbiosa, protetta dal Faraglione da un lato, e dalla Torre Medicea dall’altro. Una mezzaluna sorride a circa otto miglia a sud-est dell’Isola del Giglio. È la piccola Isola di Giannutri, che fa parte del suo comune, la più meridionale dell’arcipelago toscano.

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Isola del Giglio, Torre di Campese
Foto di Michele Castelnovo ©

Vini forti e pani dolcissimi

Anche al palato va la sua parte, e l’Isola del Giglio non si tira indietro: lo incendia con il suo fortissimo vino Ansonaco. Ha un gusto che corre indietro nel tempo questo nettare dei terrazzamenti  a picco sul mare. Aperte alcune cantine a Giglio Castello per le degustazioni , che poi si moltiplicano euforiche l’ultimo finesettimana di settembre, in occasione della Festa dell’uva e delle cantine aperte. Il pesce è pregiato, e riservato: c’è un unico peschereccio, che rifornisce i ristoranti e nel tardo pomeriggio c’è l’apetta di Giglio Porto. Al Porto e al Castello però, la mattina, passano dei camioncini. Sulle piastre di granito si essiccano i fichi e l’uva per il panficato. Al gusto e al tatto simile al panforte senese, e probabilmente da insediati senesi per la prima volta impastato, mischiava vinella ottenuta dai raspi bagnati e lasciati fermentare, con aggiunta di miele e cioccolato solo negli ambienti più ricchi.

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Praterie nei mari e circumnavigazioni dell’Isola del Giglio

Sull’Isola del Giglio si trova il proprio spazio muovendosi lenti, sulla terra e nel mare. Praterie di posidonia, gorgonie e spugne vivaci tappezzano fondali disegnati da pareti, grotte e secche. Li popolano branchi di ricciole, barracuda, lecce e grossi tonni, un sottomondo che è tra i più ricchi per l’immersione in Italia. Il piede si può staccare da una delle tante insenature, cale, isolotti o secche, a guidare poi un viaggio fluido, che allarga il cuore e inonda la mente. Secca della Croce, Punta Subbielli, Cala Cupa, Le Scole, Zampa di Gatto, Punta del Capel Rosso, Scoglio di Pietrabona, Scoglio del Corvo, Cala dell’Allume, Secca dei Pignocchi, Punta delle Secche, Punta del Fenaio sono tutti validi riferimenti per le immersioni.

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Isola del Giglio, grotta marina
Fonte: www.comune.isoladelgiglio.gr.it

Agli esploratori che arrivano dal mare sono anche accessibili angoli selvatici che da terra non si possono raggiungere. Ventotto chilometri disegnano il perimetro della piccola isola, a portata di circumnavigazione. Piccole intime calette si nascono dietro garbugli di macchia mediterranea. Gli scogli di granito si accompagnano a scogliere ripide, rigide, a picco sul mare. I più forti e selvatici, e forse un po’ sconsiderati, si avventurano in kayak. È bene considerare, però, che in alcuni punti, in particolare tra la Punta del Caporosso e la Baia di Campese non c’è copertura per i cellulari. La navigazione giunge anche nei pressi del gruppo di scogli delle Scole, tristemente noto per lo sconsiderato incidente della nave Costa Concordia nel 2012.

Un concept che funziona, e ben collegato

Tanti eventi stuzzicano l’estate sull’Isola del Giglio, soprattutto nella veste tradizionale di pali, concerti e fuochi d’artificio. Anche sagre e attività per bambini si aggiungono al concept nostrano. Meritano una citazione i gustosissimi Palio dei Somari, Sagra del Coniglio Selvatico e la Quadriglia in piazza, nella cornice dei goliardici festeggiamenti per il patrono di Giglio Castello, San Mamiliano, che durano fino a una settimana. L’Isola del Giglio è collegata quotidianamente dai traghetti anche in bassa stagione, con una frequenza di corse dalle 6 alle 19.30.

In copertina: Isola del Giglio, faro di Punta del Fenaio. Foto di Michele Castelnovo ©

 

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Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.