La Giornata Mondiale della Lingua Greca a Milano

Lo scorso 9 febbraio 2018 in tutta Italia si è celebrata la Giornata Mondiale della Lingua Greca, con decine di manifestazioni.

I greci d’Italia e il 9 febbraio

Le comunità elleniche sparse per il nostro Paese sono numerose, anche dove meno te l’aspetti. Ci sono zone legate alla Grecia per tradizione storica, come il nostro Sud (la Magna Grecia antica, con le particolarissime isole grecofone del Salento e della Calabria) e il Veneto (la Serenissima ha avuto rapporti stretti con l’Ellade per molti secoli), ma anche il centro Italia e il Nord sono punteggiati di comunità attive e vivaci. Proprio da questa rete della diaspora greca italiana è partita una richiesta al Parlamento di Atene, recepita lo scorso dicembre 2016 con la proclamazione ufficiale della Giornata Mondiale della Lingua Greca, fissata al 9 febbraio. La data scelta non è casuale: il 9 febbraio 1857 si spegneva Dionysios Solomòs), nato a Zante nel 1798 ma formatosi in Italia (Pavia, Cremona, Venezia), ammiratore del Foscolo e poeta bilingue, che ha composto anche l’Inno Nazionale greco. Nel contempo si sono avviate le pratiche burocratiche perché la lingua greca sia riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità presso l’Unesco.

Lingua greca

Siamo tutti greci

La Grecia antica ci ha donato le parole della civiltà e del pensiero, e quando parliamo siamo tutti un po’ greci. La storica tedesca Leonora Seeling nel 2011 aveva lanciato una proposta che suscitò vivaci dibattiti: 5 centesimi alla Grecia per ogni parola usata dall’Occidente (5 Cent um Griechenland zu retten). Nella stessa direzione si è espresso anche il genio del cinema Jean-Luc Godard, addirittura fissando a 10 euro la “tassa culturale”. In una manciata di giorni la Grecia avrebbe risanato il suo debito finanziario! Come potremmo infatti parlare dei nostri problemi, fare analisi sulla crisi e sulla politica, andare a teatro o immergerci nella cibernetica, senza usare queste parole, che hanno una radice greca? Impossibile.

Queste e altre proposte sono una provocazione per mutare di segno l’immagine del debito (finanziario) greco e muovono dal sentimento di omaggiare una civiltà che ci ha plasmati. Naturalmente la Grecia non è solo Sofocle o Aristotele, e la sua lingua si è trasformata. Non si tratta di ricondurre tutto acriticamente alla radice greca, come faceva il padre della protagonista del noto film Il mio grosso grasso matrimonio greco di Joel Zwick (2002), con esiti sciovinisti assai ridicoli. L’idea del 9 febbraio va intesa piuttosto come una festa della lingua. E in questi tempi bui in cui le parole pesano come macigni e assistiamo a preoccupanti rigurgiti fascisti, è importante ricordare che la nostra matrice comune è la triade lingua-pensiero-civiltà.

Lingua greca

La manifestazione a Milano, Biblioteca Sormani

Moltissime le iniziative nel Sud, da Roma a Messina, passando per Puglia, Basilicata e Campania, senza dimenticare la Sardegna, e poi Recanati, Bologna, Cremona e Milano. Spesso le manifestazioni hanno visto la sinergia di comunità elleniche, circoli culturali e licei classici. A Milano la Società Filellenica lombarda ha collaborato con il Centro Ellenico di Cultura, con il patrocinio del Comune e la presenza di molte autorità italiane e greche. I relatori (professori delle università di Milano, Bergamo, Pavia) hanno scelto parole non scontate, per guidare il pubblico attraverso un viaggio nei secoli. Tutto ha inizio da Omero e dall’imperativo proemiale dell’Iliade: “Canta”, che in greco suona ἄειδε, àeide, un agglomerato musicale di vocali, «su cui si misura tutta la persistenza e il perduto» della letteratura (Paolo Cesaretti); e poi “luce” (φῶς, fos) come metafora di conoscenza che è prima di tutto manifestazione, da cui si origina il “logos” (λόγος, logos), fino alle avventure metamorfiche della parola “Sirena”, dall’episodio di Ulisse a oggi. E poi ancora “biblioteca” (βιβλιοθήκη, bibliotheke), dapprima custodia di preziosi volumi e poi edificio di conservazione; “sublime” (ὕψος, hypsos) come categoria estetica. Sulla parola “casa” (οἶκος, oikos) sono echeggiate le parole solenni di Eschilo, recitate dall’attore Christian Poggioni. Il viaggio è poi proseguito verso la Grecia moderna, grazie a poeti del calibro di Kavafis, Ritsos, Elytis e la loro percezione della “grecità”, in un incessante movimento per cui le parole resistono eppure mutano, plasmate e ricreate.

Related Post

Condividi:

Grecia e teatro riempiono la mia vita e i miei studi. Sono spazi fisici e dell'anima dove amo sempre tornare.