La nascita della Coppa dei Campioni

Quella di stasera sarà la 63esima finale di Coppa dei campioni / Champions League della storia del calcio europeo. Come non accadeva dal 2011 si sfideranno una squadra inglese (il Liverpool) e una spagnola (il Real Madrid). Fino a 10 anni fa il massimo torneo continentale era stato estremamente equilibrato: infatti prima della finale di Roma del 2009 (vinta dal Barcellona di Guardiola e Messi) i tre principali campionati calcistici nazionali, Italia, Inghilterra e Spagna avevano vinto la Coppa dalle grandi orecchie esattamente lo stesso numero di volte. Successivamente il dominio iberico si è abbattuto sull’intero calcio europeo: Real Madrid e Barcellona, ma anche Atletico e Siviglia si sono spartiti i due principali trofei del vecchio continente lasciando solo le bricioli agli avversari. La finale di stasera ha un chiaro favorito oggettivo: il Real di Zidane possiede un mix di esperienza, qualità, una capacità quasi trascendentale di gestire determinati momenti all’interno di una partita che la rendono, oggettivamente, la squadra più completa del mondo. Anche quando la barca sembra naufragare, la mistica del Madrid viene in soccorso e a soccombere, almeno a livello europeo, sono sempre gli avversari. I blancos scenderanno in campo per conquistare la tredicesima coppa della loro storia, desiderosi di imprimere con maggior forza il loro nome sul grande libro della storia del calcio. Dall’altra parte il Liverpool di Salah (probabilmente il miglior calciatore della stagione) farà il possibile per sconfiggere l’Invincibile armada madrileña e alzare la coppa, tredici anni dopo la pirotecnica finale di Istanbul contro il Milan. D’altronde Jurgen Kloop, allenatore dei Reds, anni fa dichiarò di non fare questo mestiere «per allenare la squadra più forte del mondo, ma per riuscire a batterla»: esiste una occasione migliore di questa?

Al di là della sfida di stasera, la nostra domande è la seguente: come è nata la Coppa dei Campioni? E questo magnifico trofeo dalle grandi orecchie, bramato da qualsiasi squadra europea come fosse un Sacro Graal, c’era già dalla prima edizione?

La grinta di Jurgen Klopp.
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La nascita del torneo

Così come la Coppa del mondo per nazionali, ideata da Jacques Rimet, a cui noi appassionati dobbiamo veramente tanto, anche per quanto concerne la Coppa dei Campioni c’è lo zampino dei francesi. Il clima che si respira in Europa nei primi anni ’50 non è dei migliori. La guerra è terminata da troppo poco tempo, la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), nata nel ’51, appare come un organismo con una funzione unicamente economica, il duopolio USA – URSS comincia ad oscurare il vecchio continente. Da un punto di vista calcistico le nazioni europee non fanno una grande figura al mondiale brasiliano del 1950. Quattro anni dopo, però, alla vigilia del mondiale svizzero che incoronerà la Germania dell’Ovest (che sconfiggerà la grande Ungheria) i principali quotidiani europei cominciano a interrogarsi: chi è la squadra più forte d’Europa? Il Daily Mail non ha dubbi: certamente il Wolverhampton che sta letteralmente dominando il campionato inglese. Però che dire del Real Madrid o del Milan? Entrambe sono squadre di primissimi livello in Spagna e italia, due nazioni che a livello calcistico hanno già ampiamente dimostrato il loro valore. E allora l’Honved di Puskas, su cui si basa il blocco della grande Ungheria, prima squadra della storia a vincere a Wembley contro i maestri inglesi? Difficile arrivare a una soluzione condivisa da tutti. O meglio, una soluzione, c’è ed è evidente: il bello dello sport è che per larga parte opinabile e al grande dibattito tutti possono partecipare portando avanti le rispettive ragioni, idee, posizione. Eppure, al termine di tutto ciò, esiste un punteggio oggettivo che decreta vinti e vincitori. Così il più grande quotidiano sportivo europeo, L’Equipe, lancia la proposta a FIFA e UEFA: e se si facesse un campionato europeo per club?

La UEFA è interessata al progetto ma frena un attimo le ambizioni Gabriel Hanot, direttore del giornale. Le grandi squadre europee si sfideranno, non in un campionato, ma bensì in un torneo a eliminazione diretta (in questo modo viene preservato l’interesse verso i campionati nazionali). Fino al 1997 potranno parteciparvi solo i vincitori in carica dei rispettivi campionati più la vincitrice dell’edizione precedente. La prima partita si giocò nella capitale europea più occidentale, a Lisbona, e si sfidarono i padroni di casa dello Sporting e gli jugoslavi (eh, già) del Partizan di Belgrado. I primi grandi assenti della competizione furono gli inglesi (e chi se no?) per la stessa ragione per cui disertarono il mondiale del 1930: siamo troppo forti e blasonati per questa neonata competizione, la quale, probabilmente non avrà un grande futuro. Anche in questo caso la storia dirà che hanno avuto torto. Oggi, infatti, la Coppa dei Campioni, divenuta Champions League è il torneo calcistico più prestigioso del mondo e la Coppa, quella Coppa, è ambita da qualsiasi calciatore. Già, ma questa Coppa dalle grandi orecchie, quando è nata?

Gabriel Hanot, direttore de L’Equipe.
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Brema, 1967. 

La Coppa Jules Rimet consegnata per la prima volta al caudillo uruguaiano Nasazzi ebbe vita molto lunga. Se la portò via nel 1970 il Brasile di Pelè in un pomeriggio a Città del Messico: troppo forti, troppo superiori, troppo belli, con quei cinque numeri 10 tutti insieme in campo, contemporaneamente. Il trofeo originario della Coppa Campioni, invece, durò solamente undici anni, perché il grande Real Madrid (repetita iuvant: e chi se no?) si portò a casa, definitivamente, il trofeo conquistandolo per la sesta volta. La UEFA per la edizione del 1966-67 doveva rinnovare il disegno della Coppa, così fece una telefonata al Koch Bergfeld di Brema, Germania. La richiesta era molto semplice allo stesso tempo complessa: abbiamo bisogna di una nuovo trofeo da consegnare alla squadra che vincerà, nella finale di Lisbona, la Coppa dei Campioni.

Hors Heeren, oggi 74 enne, all’epoca giovane orafo della Koch Bergfeld cominciò a mettersi al lavoro. Ad oggi siamo abbastanza convinti che non avesse un grande curriculum per una missione così importante: «Non sapevo niente di calcio, né tanto meno dell’importanza di questo trofeo. L’unico diktat che avevo era il seguente: disegna un trofeo grande per un torneo europeo». Hors partì dall’idea di un’anfora inspirata all’arte greca, uno stile classico e discretamente sobrio. Inviò la proposta direttamente inviò alla UEFA, la quale rispose positivamente. La Coppa dalle grandi orecchie, con il suo stile unico e inconfondibile, era pronta.

Hors Heeren non si è mai dichiarato estremamente orgoglioso della sua creazione. Non essendo un grande appassionato di football, non può conoscere l’epica che si nasconde nella sua coppa, quante sofferenze, gioie, imprese, battaglie si porta dietro con sé, dalla finale di Lisbona vinta dal Celtic fino a quella di Kiev di questa sera. «Nella mia vita ho disegnato molte altre coppe, con stili più laboriosi e creativi».

Non lo dubitiamo, caro Hors. Forse hai ragione, anzi, sicuramente hai ragione.

Ma a nome di noi appassionati, grazie davvero per quella Coppa. Fidati di noi: grazie, grazie, grazie.

 

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Giacomo Van Westerhout

Classe 1992, possiedo una laurea magistrale in ambito umanistico. Maniaco di qualsiasi cosa graviti intorno allo sport e al calcio in particolare, nonostante da sportivo praticante abbia ottenuto sempre pessimi risultati. Ho un debole per i liquori all'anice mediterranei, passione che forse può fornire una spiegazione alle mie orribili prestazioni sportive.