La svolta pop di Steven Wilson, re del progressive inglese

È uscito il 18 agosto il nuovo lavoro di Steven Wilson, il polistrumentista cantautore inglese, fondatore e frontman del gruppo rock progressive Porcupine Tree.

Il quinto disco in studio da solista si intitola To the Bone ed esce a due anni di distanza dal suo Hand. Cannot. Erase., un concept album ispirato a un dramma della solitudine accaduto nel 2006, quando in un appartamento londinese fu ritrovato il corpo di una donna morta da ben 3 anni senza che nessuno la stesse cercando. Con Hand. Cannot. Erase. Wilson punta il dito contro la società moderna, che porta l’individuo verso l’isolamento e l’alienazione. Musicalmente, l’album è eterogeneo e complesso, e rispetto ai lavori precedenti si sentono meno le sonorità rock progressive stile anni ’70 che sono parte preponderante della discografia di Wilson e dei Porcupine Tree.

Steven Wilson

La cover dell’album

Con To the Bone si assiste ad una ulteriore evoluzione del poliedrico artista, il sound è più pop, con buona pace dei seguaci prog più conservatori e gli amanti del suo rock psichedelico e sperimentale. Steven Wilson non ha fatto mistero di voler rendere omaggio, con questo album, a chi ha influenzato la sua produzione: Peter Gabriel, Prince, David Bowie, Kate Bush, Electric Light Orchestra, Tears for Fears, Talk Talk, pur mantenendo la propria identità. Il risultato è un energico pop moderno, contaminato da un rock futurista, un’elettronica dark, con frenetici riff e assoli di chitarre.

«Per quanto riguarda i testi, gli undici brani dell’album spaziano dal caos paranoico di questa epoca in cui la verità può apparentemente essere una nozione flessibile, alle acute e severe osservazioni sulla vita quotidiana di rifugiati, terroristi e fondamentalisti religiosi, nonché un’apprezzabile carrellata di quelli che considero tra i più sorprendenti momenti di evasione che abbia mai creato nella mia carriera. Insomma, qualcosa di adatto per tutta la famiglia!»

Steven Wilson

© Hajo Mueller

To the Bone, la title track, rappresenta una sorta di punto di congiunzione tra il prog wilsoniano e il sound tipicamente pop, con la dominante del basso e delle percussioni incessanti, i riff delle chitarre. Sonorità che ci riportano indietro nel tempo, anche con le doppie voci tipiche degli anni ’80. Un brano che comincia con le parole dell’insegnante Jasmine Walkes che parla del concetto di “verità”, mentre nel finale cantato torna prepotente la natura di Wilson, trasportandoci nelle atmosfere sognanti caratteristiche degli album precedenti.

Nostalgica ma ritmata è Nowhere Now, una ballad la cui melodia inizia leggera per poi diventare più dinamica grazie all’accentuarsi della batteria. Sempre sul finale, la voce e gli ultimi accordi del pianoforte ci ricordano chi stiamo ascoltando.

Steven Wilson

© Hajo Mueller

Un duo perfetto quello tra Wilson e Ninet Tayeb, che collabora con lui già da due anni. La voce sensuale della cantante israeliana arricchisce il brano Pariah, il primo brano estratto da To the Bone nei mesi scorsi, e ci porta alla mente la coppia Peter Gabriel e Kate Bush in Don’t Give Up. Due voci che ben si sposano e quella femminile, solenne, che in un suggestivo crescendo anticipa una stupenda sezione strumentale.

È la voce in falsetto di Steven Wilson che apre il quarto brano del disco, The Same Asylum As Before. Canzone orecchiabile, con ritornelli ben riusciti, e con protagonista la ruvidezza del suono della chitarra Fender Telecaster.

Ispirato al dramma dei rifugiati siriani, il suggestivo e onirico Refuge è basato sul pathos della voce sommessa di Wilson che, all’inizio controllata e introdotta dal pianoforte, culmina nella sezione strumentale in cui, con la chitarra di Paul Stacey, il cui assolo sembra provenire da ogni direzione, e l’armonica di Mark Feltham, si fonde in un epico crescendo.

Permanating pare un punto di svolta all’interno del disco. Un brano frivolo e leggero che è spensieratezza ed evasione allo stato puro. E i ballerini di Bollywood, così festanti e colorati, non possono che essere il giusto accompagnamento nel video del brano.

«Permaning rappresenta un cambiamento di direzione rispetto al resto dell’album e al repertorio più malinconico per cui sono conosciuto, è probabilmente il pezzo più gioioso di puro pop che abbia mai registrato. Nella mia mente, questo è ciò che gli ABBA e l’Electric Light Orchestra sembrerebbero se prodotti dai Daft Punk!»

Steven Wilson

© Hajo Mueller

Ancora la voce di Ninet Tayeb in Blank Tapes, forse sprecata in questo brano di intermezzo, quello più breve dell’album, tra l’altro.

Canzone decisamente più indie rock è People Who Eat Darkness, che insieme alla precedente Blank Tapes faticano ad ingranare rispetto agli altri pezzi.

In Song of I, Steven Wilson duetta con la cantautrice svizzera Sophie Hunger. Nell’album, è il brano più oscuro e strutturato elettronicamente. La musica cadenzata ed esasperante dell’orchestra, gli effetti elettronici dark, le voci curate fin nei dettagli, ben rappresentano il tema fondamentale della canzone: l’ossessione a cui può arrivare un rapporto di coppia. Altrettanto ossessivo ed ipnotico è il videoclip che vede la partecipazione dell’artista performer Maya Petrovna che ha impersonato diversi personaggi con costumi creati da lei stessa.

Detonation è decisamente l’esplosione della poliedricità di Wilson. Nel brano più lungo del disco (più di 9 minuti) ritroviamo il prog, misto al funk sfrenato e all’elettronica. Tutto l’insieme in un’escalation strumentale che si compie con l’assolo della chitarra di David Kollar. Un brano epico incentrato sulle motivazioni ingannate di un terrorista.

To the Bone si chiude con la ballad malinconica ed esistenziale Song of Unborn. La canzone mette in guardia un bambino non ancora nato sul mondo spaventoso a cui sta andando incontro. Ma è anche una canzone di speranza con il messaggio “Non abbiate paura di essere vivi”, perché ogni vita è unica e può essere trasformata in qualcosa di veramente speciale. Un degno finale di un album che definire controverso è dire poco.

Steven Wilson

© Camila Jurado

Steven Wilson presenterà To the Bone in un tour mondiale e sarà in Italia il prossimo febbraio con due date, il 9 febbraio 2018 a Milano al Teatro degli Arcimboldi e il 10 febbraio a Roma all’Atlantico Live, in uno show che durerà 3 ore.

 

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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l’arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.