Le lacune del Fair Play Finanziario

L’origine del Fair Play Finanziario

Il Fair Play Finanziario (Financial Fair Play, abbreviato in FFP) è un sistema adottato dalla UEFA quasi dieci anni fa (nel 2009, per l’esattezza) con il preciso compito di estinguere, gradualmente e in maniera molto dilazionata, gli imponenti debiti delle società calcistiche e produrre, sempre nel lungo periodo, un calcio maggiormente sostenibile. Il FFP da una semplice idea divenne qualcosa di estremamente concreto nell’estate del 2009, in seguito alla fantascientifica campagna acquisti del Real Madrid, club che in meno di un mese poté permettersi l’acquisto di Ricardo Kakà dal Milan e Cristiano Ronaldo dal Manchester United, quest’ultimo rimasto per anni il calciatore più pagato al mondo. Michel Platini, l’allora presidente della massima istituzione calcistica continentale, la UEFA, decise di adottare delle contromisure per evitare che la forbice fra i club europei fosse estremamente ampia. Oggi, durante la stagione 2017/2018, al termine di un calciomercato che definire folle sarebbe un eufemismo, si può tranquillamente affermare che il FFP non è riuscito nel suo intento maggiore.

Fair Play Finanziario

Michel Platini, allora presidente della UEFA.
www.sport.sky.it

Il FFP nel 2017

Il Fair Play Finanziario, o meglio la sua attuazione, è tornata alla ribalta negli ultimi mesi in seguito al doppio colpo di mercato dei qatarioti del Paris Saint-Germain, i quali in una singola estate hanno potuto permettersi il lusso di acquistare Neymar e Kylian Mpappé, probabilmente i due calciatori che si spartiranno la scena calcistica mondiale del prossimo decennio. Dati alla mano, il brasiliano ex Barcellona è costato la bellezza di 222 milioni di euro, mentre per il talento francese d’origine camerunese il suo ex club, il Monaco, si è dovuto accontentare “solo” di una modica cifra intorno ai 150 milioni. Entrambi, al momento, occupano il primo e il secondo posto nella classifica dei calciatori più costosi di sempre, staccando di molti milioni i vari Gareth Bale, Paul Pogba e Cristiano Ronaldo.

Come ha potuto il PSG permettersi una spesa del genere? Il Fair Play Finanziario non avrebbe dovuto evitare proprio questo, ovvero che alcuni club spendano cifre infinitamente maggiori rispetto a ciò che viene incassato? A livello di opinione pubblica il FFP, da questa estate, ne esce con le ossa rotte. Avrebbe dovuto evitare spese folli e creare un calcio maggiormente democratico; ciò che è stato ottenuto, invece, è l’esatto opposto: il prezzo dei calciatori è aumentato sensibilmente, mentre si sta riducendo sempre di più il numero di squadre che, ogni anno, possono competere con le superpotenze continentali per i traguardi più prestigiosi.

Fair Play Finanziario

Neymar e Mbappé scherzano in allenamento.
www.mirror.co.uk

Cavilli a cui aggrapparsi

La verità, però, è molto lineare. Ogni volta che viene imposta una legge, ci si adopera fin da subito per trovare qualche cavillo per poter eludere tale legge. Elementare, Watson! Nel caso specifico del FFP, uno dei principali ricavi di cui può disporre una società calcistica deriva dai contratti di sponsorizzazione. Per anni i parigini hanno potuto “aggirare” i vincoli del FFP grazie al proprio sponsor, ovvero la Qatar Tourism Authority, il quale stipulò un accordo monstre con il club parigino. Il QTA è l’ente turistico qatariota che, chiaramente, è strettamente connesso  con il fondo sovrano Qatar Investment Authority, la cui governance coincide con l’attuale presidenza del Paris Saint-Germain, all’interno della quale svetta la figura carismatica del presidente Al-Khlelaifi.

Quest’ultimo ha passato gli ultimi mesi a rassicurare tifosi e addetti ai lavori sulla regolarità del duplice approdo all’ombra della Tour Eiffel di Neymar e Mbappé. Effettivamente, ad oggi, la UEFA può fare ben poco. Il fuoriclasse brasiliano peserà sul bilancio finanziario dei parigini il 30 giugno del 2018, quindi prima di allora si possono formulare solamente una quantità infinita di ipotesi, le quali però non si può sapere quanto concretamente si allontanino dalla realtà. Si è addirittura ipotizzato che Neymar potesse pagare di tasca propria (o meglio, tramite un prestito diretto della QTA) la clausola di rescissione di 222 milioni e con ciò liberarsi dal Barcellona.

Per quanto concerne l’acquisto di Mbappè, invece, tutto appare più chiaro e semplice. Colui che da tanti addetti ai lavori è ritenuto il nuovo Thierry Henry, si è trasferito al PSG in prestito con diritto di riscatto fissato per l’appunto a una cifra superiore ai 150 milioni. In questo modo, il peso della spesa non peserà sul bilancio della stagione 2017/18, come invece avviene per l’acquisto di Neymar. Questo del prestito con diritto di riscatto sicuro (una clausola del riscatto è che il Paris Saint-Germain, ottenga la salvezza nella Ligue 1), in modo tale da pesare sul bilancio futuro e non su quello del presente, è un escamotage che viene utilizzato da parecchi anni anche dalle società del nostro campionato. Per esempio, il trasferimento di Zlatan Ibrahimovic dal Barcellona al Milan nell’estate del 2011 seguì proprio questo iter.

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Il presidente del Paris Saint-Germain. www.fantardore.it

Il FFP ha fallito?

Per concludere si può affermare che il PSG difficilmente ricorrerà a sanzioni della UEFA: è arduo pensare che con un giro di denaro così ampio (e con un regolamento così facilmente perforabile) la dirigenza non riesca a fare quadrare i conti, perlomeno nell’immediato. Oltretutto, Neymar rappresenta il perfetto esempio del fuoriclasse 2.0: non soltanto fenomenale in campo, ma anche e soprattutto il migliore in assoluto nella specialità di aumentare enormemente, grazie al mercandising, i ricavi del proprio club di appartenenza. Ciò non toglie che, seppur nel rispetto delle norme legali, la campagna acquisti del Paris Saint-Germain getta numerose perplessità sul corretto funzionamento del Fair Play Finanziario.

 

 

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Giacomo Van Westerhout

Classe 1992, possiedo una laurea magistrale in ambito umanistico. Maniaco di qualsiasi cosa graviti intorno allo sport e al calcio in particolare, nonostante da sportivo praticante abbia ottenuto sempre pessimi risultati. Ho un debole per i liquori all’anice mediterranei, passione che forse può fornire una spiegazione alle mie orribili prestazioni sportive.