Like Miljian: perché viaggiare in due quando lo si può fare in quattro?

«Viaggiare con dei bambini è impossibile, passeggini, pannolini, biberon, cambi, valige, salviettine, ciucci, caramelle, bavaglini. Non se ne parla proprio». Quante volte avete sentito questa frase?

Se davvero per voi viaggiare con due bambini è così difficile, provate a chiederlo alla famiglia Miljian.

Miki e Julien Miljian hanno deciso di vendere la propria casa e di andare alla scoperta del mondo; ciò che è più curioso di questo viaggio è che a partire non sono stati solamente i due ragazzi ma anche i loro figli: Teo di tre anni e la piccola Lia di solamente un anno.

La scelta di diventare viaggiatori a tempo pieno è nata in una calda serata estiva nella casa di Firenze. Quando i due giovani, lei di Bergamo e lui di Parigi, trovandosi di fronte alla grande mappa del mondo che brillava sopra le loro teste nella camera da letto, decisero di mollare tutto e di partire. Accompagnati solamente dai loro personal computer, strumento che permette di lavorare ovunque come freelance.

Il viaggio viene raccontato dai due ragazzi nel sito LikeMiljian e nelle loro pagine social.

Ciò che stanno costruendo di giorno in giorno e di viaggio in viaggio è un vero e proprio diario di una famiglia nomade. Il loro percorso, iniziato a settembre, presenta una durata di più di 200 giorni; pensate che proprio oggi la famiglia si trova in Giappone.

La loro non vuole essere una vacanza da turisti, per questo hanno deciso di vivere come i locali. Come afferma Miki: «L’idea è entrare a far parte della cultura del luogo, ci piace incontrare le persone, far giocare i bambini nei parchi pubblici con loro coetanei, è divertente vedere come si capiscano senza bisogno di parole comuni».

Il loro obiettivo, come sottolinea spesso Miki nelle risposte alle domande che gli vengono poste sulla pagina web, è dimostrare come viaggiare con dei figli, anche se così piccoli, non sia difficile: i bambini infatti non sono un ostacolo. «Con la nostra esperienza vorremmo dire a tutti che i piccoli possono essere i migliori compagni di viaggio di un adulto; non hanno abitudini radicate come noi, per esempio, si adattano con facilità a ogni situazione, vedono il bello ovunque».

Il consiglio più grande che i Miljian si sentono di dare a chi come loro decide di intraprendere un viaggio non da turista ma da cittadino del mondo, è di essere curiosi. Miki suggerisce di non arrivare mai in nuovo continente o Paese pensando “da noi è meglio”.

La famiglia Miljian sembra quindi essere l’eccezione a quella regola secondo cui i bambini piccoli non possono viaggiare. Perché come dice Miki «Qualsiasi sia la destinazione, in quel posto esistono dei bambini».

Camilla Zuin

 

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Redazione

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