Su “L’innominabile attuale” di Roberto Calasso

Già lo sapevamo che Roberto Calasso fosse un eretico della scrittura, un corsaro, e il suo nuovo libro appena uscito per Adelphi, L’innominabile attuale, non fa che confermare un giudizio ormai condiviso: Calasso è ciò che Jean-Jacques Rousseau diceva della sua coscienza, è un proteo multiforme, che sfugge alla classificazione e non lascia spazio per essere inquadrato, vincolato, definito e catalogato. Tanto è vero che i suoi libri costringono il curioso a setacciare la libreria da un capo all’altro, scivolando dalla sezione Letteratura, a quella Civiltà Orientali, fino a (come è il caso dell’ultimo) Filosofia. E Filosofia è ora azzeccata, particolarmente azzeccata; d’altronde, di più sinceramente hegeliano de L’innominabile attuale c’è davvero poco…

L’opera di Calasso non è definibile, come dicevamo: ed è un procedere lento, che lascia al lettore il tempo, necessario, per riflettere su contenuti che varano il mondo della cultura, la storia dell’uomo, da un capo  all’altro, dalla mitologia agli hacker, dai testi, gli antichissimi testi Veda ai terroristi e all’industria pornografica. E questo è il bello, giacché Calasso non permette ai suoi scritti di tracciare confini tra loro, assicurando piuttosto all’intera serie un sottosuolo, un fil rouge  di comunanza, che rende indispensabili l’uno all’altro i nove volumi. L’intento di Calasso è dunque da un lato finemente enciclopedico, dall’altro profondamente sistematico.

 

L'innominabile attuale

Tra pornografia, hacker ed Hegel

Tutte belle cose queste, ma, si chiederà legittimamente: di cosa parla L’innominabile attuale? In realtà non parla di niente, perché il suo oggetto non è qualcosa o qualcuno. Sì certo, è chiaramente un acutissimo spaccato sul mondo di oggi, sul secolarismo e l’uomo che da religioso si è ormai fatto homo saecularis, come lo chiama Calasso; c’è erudizione, l’enorme erudizione di Calasso nell’assemblare e comporre alcune fra le voci più significative del 900, di quel 900 che fra il ’33 e il ’45 ha visto rovesciarsi completamente le carte in tavola; c’è inoltre la precisa fenomenologia della cultura pornografica dilagante, la sua diagnosi. Insomma, ne L’innominabile attuale di cose ce ne sono, ma nessuna di queste è ciò di cui si tratta, perché è solo nella prospettiva dell’Intero, come direbbe G. W. F. Hegel, che i testi di Calasso, e con ciò i loro contenuti, assumono valore. Se è vero che la letteratura vuole dire la verità, dirla o indicarla – ebbene, se ciò è vero, anche e soprattutto l’opera di Calasso va considerata nel suo progressivo divenire, lasciando che l’ultima parola coincida con il punto finale dell’ultima opera che scriverà. Solo allora, come già fece Hegel, solo allora sarà possibile eventualmente considerarne gli intenti e gli esiti, ma ora no.

Ci si limiterà dunque a qualche traccia, qualche accenno intorno a ciò che fa de L’innominabile attuale un libro da stipare fra quelli obbligatori. Questo passo, uno dei tanti, è per esempio felicemente tragico, e perciò illuminante:

«La convergenza delle culture verso l’unità si verifica nel turismo e nella pornografia. Sono mondi paralleli, dove vigono regole simili. Massima riduzione nel repertorio dei gesti e delle azioni formalizzate. Minime differenze negli abbigliamenti e negli arredamenti. Tendenziale abolizione dei preamboli e delle diramazioni narrative. Tutto obbedisce a sequenze prefissate, dove non si ride. Si esegue, Non ci sono dubbi sulla comunicazione, in qualsiasi zona del pianeta. E il dubbio in sé non si confà né al turismo né alla pornografia».

L'innominabile attuale

L’innominabile attuale e il silenzio necessario

Non che le cose siano buttate là e lasciate a sé stesse come noi abbiamo appena fatto. Ed è forse il come dell’argomentazione di Calasso, se argomentazione è lecito chiamare quello strano, affascinante, processo che sostiene pagina dopo pagina i frammenti di cui è composto il libro – dicevamo, è il come dell’argomentazione che fa trasecolare il lettore. Anzi, lo zittisce.

Ma probabilmente quanto detto è già troppo. E Calasso, con onestà, lo consiglia a tutti – consiglia di evitare di parlare di ciò che non si sa, o di cui si sa poco: «Occorre riconoscere le potenze di cui si parla, prima ancora di nominarle e azzardarsi a teorizzare il mondo». In effetti, cosa abbiamo fra le mani quando è un libro di Calasso che teniamo? Chi scrive non lo sa. Ciò che sa è che per dirlo, per dirlo veramente, è d’obbligo aspettare che l’intero cammino verso la verità, di cui ogni pagina è un passo, sia finalmente concluso. Fino a quel momento, altro non si può che «cedergli il passo e fare un cenno di assenso».

 

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Giovanni Fava

21 anni, studente di Storia e Filosofia presso l’Università di Trento. Vitam impendere vero. Buoni libri. Passeggiate in montagna.