Little Black Book, il sorprendente disco di esordio di Sarah Walk

Ha una tempesta nelle dita e un fuoco ardente nel cuore. È così che la definisce l’etichetta discografica One Little Indian – la stessa di Bjork e Ásgeir – che ha pubblicato il mese scorso il suo primo album, Little Black Book. 26 anni, originaria di Minneapolis, Sarah Walk è una emergente e talentuosa pianista/cantautrice, laureatasi al prestigioso Berklee College of Music di Boston. Difficile non rimanere coinvolti dalla sua musica, dal suo stile al pianoforte, dalla sua voce androgina, avvolgente e versatile.

Un “piccolo libro nero”, compendio di emozioni

Fin dal primo ascolto, Sarah Walk sa suscitare un ampio spettro di sensazioni, le stesse che ha provato sulla sua pelle e che sapientemente sa riprodurre con i suoi testi e la forza della sua voce, dimostrando un livello di maturità musicale raramente trovato in un artista così giovane. Ci si immedesima totalmente, un’esperienza quasi catartica.

Little Black Book ha di certo una connotazione autobiografica. La stessa Walk afferma che questo album vuole svelare le diverse sfaccettature del cuore umano. Quando si perde qualcuno con cui si era costruito qualcosa, si affronta un percorso, un’evoluzione caratterizzata da emozioni diverse: rabbia, tristezza, senso di colpa, dolore, fino a raggiungere la consapevolezza, l’accettazione, la speranza, fino ad imparare a lasciare andare. «Sono fiera che il disco esprima tutto questo rimanendo così dinamico, nudo e crudo».

Sarah Walk

Le tracce dell’album

Little Black Book – La title track è il brano più commerciale dell’album, ma essendo il primo ci coglie alquanto impreparati. Dal riff al pianoforte, ritmato ma leggero, si passa a sonorità ben più marcate, irruente, mentre la voce avvolgente di Sarah è intensa, con sfumature inaspettate.

Vi proponiamo la versione acustica dal canale youtube dell’artista:

Bored To Death – Se il primo brano ci ha spiazzati per la sua irregolarità, il secondo parte già deciso e ha un andamento più tormentato.

Maybe Someday Ballad struggente e intensa sull’avvicinarsi della fine di un amore, alla quale non si è ancora pronti.

Wake Me UpSound decisamente più cupo e trascinante per questo brano sincopato che parla di dipendenza, verso qualcosa o qualcuno, con un incalzante crescendo carico di drammaticità. Rispecchia quelle sensazioni di amore/odio, tentazione/repulsione, il senso di urgenza e di panico, la voglia di rifuggire da tutto ciò che detiene il controllo e il potere su noi.

Still Frames – Non si può non partire dal videoclip per parlare di questo brano: l’ultimo giorno della storia di una coppia gay, avanti con l’età. Da lì, dal finale, si va a ritroso, ripercorrendo diverse epoche, con i ricordi, delle varie fasi del loro amore, risvegliati dagli oggetti che, chi parte, si ritrova a inscatolare per il trasloco. Una ballad dolceamara, ascoltando la quale difficilmente si può restare indifferenti.

Time – Ancora un brano dalla melodia dolce ed emozionante in cui si avverte tutta l’intensità che riesce a raggiungere la voce di Sarah Walk.

I Can’t Slow Down – Si ritorna al ritmo con questo pezzo: lei non riesce a rallentare, non può “riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo”.

The Remains – Canzone nostalgica con la prima parte eseguita solo al pianoforte, per poi aggiungere gli altri strumenti, fino agli archi e i cori con cui si arriva al pathos.

Let Me Try – Una luce di speranza per questo brano più vivace ma ancora con qualche sfumatura dark.

Prettiest Song – Altra delicatissima ballata che Sarah Walk ha scritto all’età di 14 anni. Vi consigliamo di ascoltarla nel videoclip, anche questo eseguito in versione acustica:

June – Altra canzone in linea con la direzione emotiva e più intima del disco, e a noi resta il dubbio che sia dedicata al mese dell’anno o a una donna di nome June.

Keep On Dreaming – Con questo brano restiamo su sonorità soft. Romantico e appassionato, ci racconta di un desiderio sottile per una ragazza sconosciuta incontrata in un sogno. Unici e sconvolgenti i vocalizzi che Sarah Walk riesce a fare, in un incalzante finale, degno di essere il pezzo di chiusura per questo album raffinato e ben curato in ogni dettaglio.

 

Condividi:

Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l’arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.