Luca Scarpa: una mostra Negativa, molto più di un gioco di parole

Milano – Luca Scarpa si presenta in perfetto orario al numero 10 di Via Giorgio Jan, ha una maglietta grigia con disegnati degli ufo.

Il luogo d’incontro è il laboratorio Patrizio Parolini,piccolo e estremamente accogliente, profuma di sviluppo fotografico ed è pieno zeppo di stampe di qualità appese ai muri. Dal 1973 lo studio è punto di riferimento per la stampa fotografica professionale tradizionale in bianco e nero e a partire da quest’anno ha aperto le sue porte ai fotografi interessati a mostrare le proprie opere.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

L’occasione è Una mostra Negativa  per il Photofestival di Milano 2017 e chi ce la racconta è proprio Luca Scarpa, autore dell’opera e artista milanese.

Il lavoro in questione è prima di tutto un’indagine fotografica sul significato più profondo dello scatto. Una visione di ciò che la fotografia è nella sua essenza, nel momento in cui viene impressa nella pellicola. Per fare questo Luca ha costruito quattro totem, piccole architetture ognuna delle quali ha tre scatti in negativo al posto delle finestre.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

Sembra paradossale, ma per visionarle bene, serve il buio: i totem retro illuminati come piccoli lightbox regalano la vera magia della luce, un po’ come entrare in una camera oscura.

Con la luce accesa invece si vedono i risultati stampati, tutte ai sali d’argento su carta baritata.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

Azione, geometrie, incroci, dialettica: sono queste le quattro tematiche affrontate. Il negativo e il positivo dialogano con lo spettatore.

Quello che si percepisce è proprio un discorso aperto, un negativo che comunica con il suo positivo, la luce con il buio, in modo sempre contrario e senza pretese di esattezza, anzi con un potere di scelta superiore, secondo Scarpa.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

Nei lavori di Scarpa si celebra spesso l’architettura, il paesaggio urbano e i luoghi, impronta dei suoi studi, ma è l’accidentalità dell’analogico, il suo essere immagine latente rimasta a livello di negativo, che continua a interrogarlo e da lui viene indagata. L’errore fotografico analogico diventa risorsa e opportunità. Luoghi si, non limitandosi alla facciata ma cercando cosa si nasconde all’interno, più in profondità.

«L’architettura è solo il punto di partenza il distacco dal mondo e da se stessi è la principale prerogativa per riuscire ad ottenere ciò che si immagina»

Una Mostra Negativa è un gioco di parole, e non solo, per creare un positivo è necessario un negativo, un’inversione di colori.

Dopo qualche discorso ho come la sensazione di essere entrata nell’inconscio tecnologico di Franco Vaccari, parlando sembra di sfogliare qualche sua pagina o comunque di vederne i risultati.

La fotografia analogica è positiva, ma prima negativa. É l’alchimia imperfetta creata tra fisica e chimica. Imperfetta perché può dare risultati inaspettatamente infiniti nel termine delle possibilità. Intervengono fattori chimici e in quel momento la fase di scatto è già un ricordo e l’immagine latente prende vita.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

«Mi sento più a mio agio a stampare e sviluppare. Mi piace decidere io i tempi non solo in fase di scatto ma anche in fase di sviluppo, il digitale in questo senso mi blocca e mi lascia meno libertà.»

Sempre all’interno dell’esposizione ci sono stampe di una visione della città insolita, con una Milano scomposta su multiespozioni, eseguite sempre in analogico. E ancora alcuni ricordi Berlinesi.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

Nel 2016, Scarpa ci regala un doppio sguardo su Berlino, da una parte facciate di palazzi abitati, dall’altra la Berlino abbandonata e degradata. Il lavoro, 99 Lufballons e la mostra che ne è nata a novembre, infatti sono divisi in due poli: proprio come si divide la città, spazio vissuto e abbandonato, una parete con stampe e un allestimento classico formale e fotografie fluttuanti su pallonci blu, per testimoniare la vita trovata nei luoghi più degradati.

Passeggiando per Berlino ne ho riconosciuto subito i due tratti uno utilizzato e l’altra anima dismessa. Cercando tra questi due mondi ho trovato più vita, nei luoghi dismessi che in quelli utilizzati.

In un altra mostra, aperta ad Aosta, presenta invece un tema in cui l’architettura influisce indirettamente, sulla sensazione del “sentirsi a casa” di un migrante in terra italiana.

Io e il gruppo di lavoro abbiamo dato a dei ragazzi una macchina analogica usa e getta proprio per descrivere questa sensazione provata in un paese che non è il loro di nascita e il risultato è stato veramente interessante.

Per il futuro Luca Scarpa sta lavorando a un documentario autoprodotto sui luoghi occupati: tra spreco e riutilizzo si focalizza sull’ultima fase di vita di un edificio, che spesso nasconde nuove vite e possibilità.

Una mostra negativa-Luca Scarpa©Fausta Riva

Intanto vi ricordo gli orari per Una mostra Negativa, aperta ancora fino al 20 luglio
Via Giorgio Jan 10  – 02.2951 6265
lunedì-venerdì  9-18,
sabato 10-14

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Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990.
Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo.
Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.