Lafayette

La madre del romanzo psicologico: Madame de Lafayette

La principessa di Clèves è il romanzo più famoso di Mme de Lafayette e racconta la storia del triangolo amoroso, che lega la protagonista, suo marito e il duca di Nemours, di cui è segretamente innamorata. È considerato uno degli esempi più compiuti di romanzo psicologico in Francia e in Europa.

«Non c’è al mondo un’altra avventura simile alla mia; non c’è altra donna capace della stessa cosa. Non può essere stata inventata per caso; nessuno l’ha mai immaginata, e questa idea non ha mai sfiorato un animo diverso dal mio.»

Fu forse suo padre (il matematico e architetto militare Marc Pioche) a trasmettere il piacere per la lettura a Marie-Madeleine (1634-1693), che dopo il matrimonio assunse il titolo di contessa di Lafayette. Durante i suoi studi, impara a conoscere la profonda parentela, che lega i capolavori della letteratura francese, italiana e spagnola. Nonostante venga iniziata alla lettura dei poeti latini e delle opere storiche e morali, la sua vera passione resta però il romanzo.

E romanzi saranno anche le opere che scriverà, molte delle quali non firmate. Secondo le convenzioni della Francia del 1600 infatti non era onorevole per un membro dell’alta società dichiararsi autore. Per di più in questo periodo il romanzo non gode della stessa dignità letteraria della poesia o del teatro. Tuttavia, nonostante le sue opere circolassero anonime o sotto pseudonimo (come quelle di molti altri scrittori che si dedicavano a questo genere minore), il merito letterario di Madame de Lafayette le è stato riconosciuto per intero.

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Il romanzo psicologico

Merito letterario ancora più importante se si considera che il suo romanzo più famoso, La principessa di Clèves, ha il merito di aver introdotto nel panorama letterario europeo il genere del romanzo, nel senso moderno del termine, e in particolare il romanzo psicologico. Con La principessa di Clèves, Madame de Lafayette abbandona lo stile difficile e prolisso del romanzo barocco per concentrarsi invece sull’intreccio di vicende verosimili, sulla brevità e sulla cornice storica, ricca di minuziose descrizioni della vita di corte certamente ispirate dalla sua esperienza alla corte di Luigi XIV e dal suo ruolo di dama ed amica di Enrichetta d’Inghilterra, moglie di Filippo d’Orleans, fratello del re.

Tratto peculiare, che proietta a pieno titolo l’opera tra i primi romanzi psicologici, è l’analisi interiore dei personaggi. Il filo rosso, che dà coesione al romanzo, è la vita interiore della principessa di Clèves, divisa tra il doveroso rispetto verso un marito che non ama e la passione per l’affascinante duca di Nemours. Gli alti e bassi della sua volontà, il dibattito interiore tra essere e dover essere, ha affascinato altri grandi della letteratura francese da Stendhal a Camus.

Nella profonda lotta interiore della principessa di Clèves si possono certo cogliere aspetti riconducibili alla condizione e ai disagi delle donne dell’epoca, costrette nelle finzioni e nelle formalità del matrimonio e della società a discapito della sincerità e della libertà d’azione. Si tratta però di un femminismo d’elitè, che si rivolge esclusivamente a donne aristocratiche e, come lei, già privilegiate.

 

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Sofia Fabrizi

Studentessa di Lettere Moderne presso l'Università di Siena di età sconosciuta ai più (non è gentile chiedere ad una signora). Legata da un indissolubile amor platonico per Giacomo Leopardi, si perde spesso in appassionate invettive in favore della parità di genere. Il suo cuore è diviso tra la natia Umbria, la bella Toscana e una lista infinita di libri da leggere.