Marie Antoinette

Marie Antoinette: la regina teenager di Sofia Coppola

Marie Antoinette, conviene dirlo subito, non è un film storico. E non è nemmeno una biopic. Quella che nel 2006 la regista Sofia Coppola porta sullo schermo è, piuttosto, una storia di formazione, uno spaccato sul mondo di una giovane donna che, per caso, si ritrova sulle spalle il peso di essere il collante tra la casa d’Austria e quella di Francia. Tra vestiti di lusso, feste e sequenze pop, l’autrice porta lo spettatore nel dietro le quinte della reggia di Versailles, servendosi del talento di una delle attrici più amate di Hollywood, Kirsten Dunst

Marie Antoinette: la regina teenager 

1770. La quattordicenne Maria Antonietta, figlia dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa, siede con le amiche all’interno di una carrozza diretta al confine con la Francia, ridacchiando con le compagne e fantasticando davanti al ritratto tascabile del futuro marito, il delfino di Francia e futuro re Luigi XVI (Jason Swartzman), come farebbe una qualsiasi ragazza della sua età, sia all’epoca che ai giorni nostri. Ma la biondina austriaca viene ben presto spogliata di ogni suo effetto personale -compreso il simpatico cagnolino- e preparata a rivestire i panni della delfina di Francia, futura regina e, soprattutto, madre del tanto ambito erede maschio, l’unica vera garanzia che permetta la pacifica convivenza e la sicura alleanza tra la casata degli Asburgo e quella dei Borbone.

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Faticando ad adattarsi alle rigide regole dell’etichetta francese e, soprattutto, dovendo fronteggiare la freddezza del marito, più incline alle soddisfazioni derivanti dalle battute di caccia che a quelle del matrimonio, Marie Antoinette si destreggia come una farfalla, leziosa e spigliata, tra feste, bevute con le amiche, sedute di hairdressing e shopping selvaggio, scegliendo tra le lussuose stoffe e le paia di scarpe che i calzolai più in voga dell’epoca le portano a Versailles direttamente da Parigi.

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Ma i doveri incombono, la vita matrimoniale non dà soddisfazioni, l’agognato erede non arriva e la Rivoluzione imperversa al di là della scintillante vita alla reggia. Come riuscirà la giovane protagonista a far fronte a tutto ciò? 

Precise scelte estetiche e colonna sonora indie

Per il suo film la Coppola applica delle precise scelte estetiche, che riescono a rendere appieno la dimensione in cui agisce la protagonista: prediligendo le tinte pastello sui toni del rosa, dell’azzurro, del beige e del verde, la pellicola riesce a veicolare l’idea di una femminilità dirompente, frizzante come le bollicine che Maria Antonietta e le sue amiche bevono. Ad arrivare allo spettatore è l’idea di un mondo patinato e sfavillante, fatto di frivolezze, di nastri di raso e incontri d’amore segreti, cui fanno da contraltare i comprensibili turbamenti della protagonista, pur sempre una giovane donna che cerca di affermarsi nell’ambiente della corte, e i tumulti del mondo “di fuori”, all’alba di una nuova epoca storica. A completare il tutto, una colonna sonora inaspettata per un film in costume: dalla musica classica ai brani rock e pop degli anni ’80 e ’90, fino ad arrivare all’indie degli anni 2000, Sofia Coppola utilizza questa peculiare soundtrack per dare vita a scene iconiche, come quella che si dipana sulle note di I want Candy dei Bow Wow Wow. 

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Un film di grandi firme

Oltre a quella della figlia d’arte Sofia Coppola, Marie Antoinette porta le firme di nientemeno che Manolo Blanhnik, noto stilista di scarpe spagnolo, che ha disegnato le scarpe utilizzate nella famosa sequenza, e della pasticceria parigina Ladurée, cui si deve la delizia -anche estetica- dei dolci di cui si strafogano Maria Antonietta e le amiche. La pellicola si è infine aggiudicata il premio Oscar nella categoria Migliori costumi, la cui cura è stata affidata all’italiana Milena Canonero. 

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«Una storia dei sentimenti»

«Si tratta di una storia dei sentimenti, piuttosto che una storia dei fatti», afferma la protagonista Kirsten Dunst, riassumendo paucis verbis il succo ed il nocciolo del film: la politica, i giochi di potere, la Rivoluzione, la Storia rimangono fuori dalla narrazione, che sceglie di fare un vorticoso zoom sulla protagonista. La Coppola decide di tagliare tutto quello che riguarda la fine della regina, nota a tutti, e chiude il film prima che gli eventi prendano la piega che tutti conosciamo dai libri di storia. Quello che conta, infatti, è render giustizia ad una donna, prima che ad una regina, molto discussa, mettendone in evidenza il suo lato più umano, permettendo ad ogni ragazza di riconoscersi in lei, sia allora, nel 2006, sia ora, nel 2018. 

 

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23 anni, laureata a pieni voti in Lettere Classiche alla Statale di Milano, amante della grecità antica e moderna spera, un giorno, di poter coronare il suo sogno e di vivere in terra ellenica.