Mary Magdalene di Garth Davis: quando il flop è di proporzioni bibliche

C’erano grandi aspettative riguardo il nuovo colossal biblico di Garth Davis, Mary Magdalene (2018): trailer dai toni epici, locandine in ogni dove, e un cast d’eccezione fra cui spiccano Rooney Mara (Uomini che odiano le donne, 2011), Joaquin Phoenix (fra i tanti, Il Gladiatore, 2000) e Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo, 2013).

Il flop del film è però lampante, di proporzioni a dir poco bibliche, non solo per lo scarso successo al botteghino, ma anche e soprattutto per l’opinabile qualità della sceneggiatura. Se l’intento di Davis era quello di rivalutare la figura della Maddalena agli occhi del mondo, il tentativo è miseramente fallito.

Garth Davis, Mary Magdalene

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La Maddalena ripulita

Innanzitutto, il soggetto devia tragicamente dai riferimenti originali della Bibbia: la figura della Maddalena era infatti quella di una prostituta che, incontrata la misericordia di Cristo, si converte per seguirlo e vivere nell’espiazione. Nella versione di Davis la Maddalena è solo un’altra innecessaria icona femminista che rifiuta il matrimonio per intraprendere un percorso individuale di emancipazione. La Maddalena di Davis non è una prostituta, anzi, è una donna pura e integra che al letto, e alla suggerita sottomissione coniugale, preferisce l’ascetismo e la ricerca di Dio.

Il pubblico potrà considerare questa scelta come una manovra positiva di allontanamento dai preconcetti cattolici per abbracciare una visione più moderna: ma non è così. Il grande e assoluto valore della Maddalena risiede proprio nel suo essere stata una prostituta. Il perdono e la pietà che riceve da Gesù sono il motivo che la spinge a cercare la redenzione e il cambiamento. Ma non solo: Davis la priva di una componente imprescindibile, ovvero quello di essere una creatura di carne e sangue, che può sbagliare, che ha vissuto esperienze infelici, e che nonostante ciò viene accettata e amata da Cristo. Questa la chiave che dischiude il suo valore. Nonostante la sublime e delicata interpretazione di Rooney Mara, che rende in modo eccezionale il conflitto interiore di un essere umano nella sua ricerca di Dio, il personaggio creato da Davis non è Maria Maddalena.

Garth Davis, Mary Magdalene

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Gesù il saltimbanco e Giuda l’incompreso

Come se non bastasse, Gesù (Phoenix) si cimenta in attacchi di epilessia e visioni più degni del Mago Otelma che di una delle figure centrali della cultura Occidentale. Gesù resuscita i defunti con le stesse modalità con cui Goku crea l’onda energetica, e ha visioni premonitrici accompagnate da spasmi e convulsioni. Un vero e proprio fenomeno da baraccone.

La ciliegina sulla torta è il personaggio di Giuda (Tahar Rahim). Rappresentato come un padre e marito in lutto per la perdita della famiglia, Giuda rinnega Gesù per spingerlo a compiere dei veri miracoli, così da mostrare la sua natura divina, e i cari trenta denari del Vangelo vanno (letteralmente) a farsi benedire.

Garth Davis, Mary Magdalene

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La favoletta: conclusioni

Sebbene in molti potranno condividere “le libertà” che Davis si è concesso, considerandole come un necessario «svincolarsi dai precetti tradizionali», esse non fanno che peggiorare la situazione. In un mondo sull’orlo del baratro, il pubblico non ha bisogno di sentirsi raccontare la favola della buonanotte dove tutti sono belli e bravi e dove, quando sbagliano, lo fanno in buona fede. Al contrario, il regista, per creare un prodotto d’eccezione, avrebbe dovuto mostrare i limiti dell’umanità, quelle che sono le vere corruzioni del suo animo, proiettando però la tangibile speranza del perdono e della redenzione.

Senza far riferimento alla Bibbia e abbandonando completamente qualsiasi tipo di connotazione religiosa, Mary Magdalene è di per sé un prodotto mediocre, storicamente inaccurato, che sminuisce alcune figure chiave del pensiero moderno, che dipinge Gesù come un buffone, e la Maddalena come l’ennesima donna emancipata di cui nessuno aveva bisogno. Chiesa o non chiesa, Bibbia o non Bibbia, Garth Davis ha realizzato un film privo di spessore intellettuale e (è necessario ricordarlo) religioso, senza che sia chiaro il messaggio che intendeva trasmettere, regalandoci un ulteriore pezzo di inutilità cinematografica.

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Mi chiamo Giano Anna Maria, nata a Milano il 4 marzo 1993. Laureata Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano, mi sto specializzando in Letterature Comparate presso il Trinity College di Dublino.Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.