La retrospettiva su Eugene Smith, il fotografo che voleva catturare l’assoluto

MAST, industrial photography e Eugene Smith 

Al MAST di Bologna si continua a indagare tra presente e passato della fotografia industriale. Parlare di Industrial photography oggi ha a che fare con una ricerca archeologica e uno sguardo futuristico. Di sicuro è una scelta tematica decisa, intrapresa consapevolmente fin dagli esordi, come un filo da seguire.

Questa volta l’occasione è una retrospettiva inedita in Italia interamente dedicata alle opere del fotografo americano Eugene Smith

MAST: fotografia di Eugene Smith. Città industriale riflessa sull'acqua

Eugene Smith. US Steel Facility

Pittsburgh: ritratto di una città industriale

Il periodo scelto e presentato nella Photogallery del Mast è il 1955, la cittadina è quella di Pittsburgh (Pennsylvania, USA): la città industriale per eccellenza di tutto il primo Novecento. Luogo in cui promesse di felicità e progresso vivevano e si scontravano con la realtà.

Lo sguardo del fotografo sulla città produce un lavoro magnifico, complesso e sofferto allo stesso tempo, in cui luci e ombre definiscono il tono a emozioni contrastanti. Concentrata sul tema principale del lavoro, che Eugene Smith considerava l’impresa più ambiziosa della propria carriera, la mostra arriva al cuore dello sguardo.

MAST: fotografia di Eugene Smith. Operaio che lavora

©Eugene Smith. Mill Man Loading Coiled Steel

MAST: fotografia di Eugene Smith. Bambini che giocano

©Eugene Smith. Children playing

Lo sguardo documentario può avere un cuore assoluto?

Nello spazio espositivo, e scorrendo le sue 170 stampe vintage provenienti dalla collezione del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, si riesce a farsi un’idea di cosa significava per Smith scattare una fotografia, registrare la realtà per capirla o per aggiungervi altre domande. La ricerca dei suoi occhi si spinge dentro le storie, in inquadrature che sembrano non dimenticare niente al di fuori.

Secondo il curatore Urs Stahel «W. Eugene Smith lottava per rappresentare l’assoluto. Ben lungi dall’accontentarsi di documentare il mondo, voleva catturare, afferrare, almeno in alcune immagini, niente di meno che l’essenza stessa della vita umana». 

C’è un periodo, ma prima ancora c’è l’umanità. Lungo strade, al contatto con la vita dei primi operai, è lo stesso Smith a dire che una singola opera non poteva descrivere la complessità di una città come Pittsburgh. Anche se al mondo sembra una collezione di attimi indescrivibile, per il fotografo «il problema principale è che non c’è fine a un soggetto come Pittsburgh e non c’è modo di portarlo a compimento». 

MAST: fotografia di Eugene Smith. Operaio lavora l'acciaio

©Eugene Smith. Steelworker

MAST: fotografia di Eugene Smith. Case in un quartiere spoglio

©Eugene Smith. City Housing

Chi era Mr.Smith? 

Nato a Wichita (Kansas) nel 1918, Smith cominciò a fotografare per i giornali locali nella sua tarda adolescenza, incoraggiato dalla madre che lavorava come fotografa e aveva una camera oscura. La loro vita fu interrotta brutalmente il 30 aprile 1936, quando il padre si uccise con un fucile in un parcheggio dell’ospedale appena un mese prima che suo figlio si diplomasse.

Smith vinse una borsa di studio per la fotografia presso l’Università di Notre Dame nell’Indiana, ma poco dopo si trasferì a New York e, a 20 anni, lavorò come fotografo freelance. Cresciuto tra una camera oscura e l’altra ha sempre cercato un modo assoluto per parlare di fotografia, per descrivere un volto o una città. Una voglia di verità che lo seguì per tutta la vita. Nel 1937 si trasferì a New York, dove lavorò come fotoreporter per Newsweek, Collier’s, Parade, Time, Fortune, Look e Life.

In Giappone, durante la Seconda guerra mondiale, venne ferito gravemente da una granata. Nel 1977 si trasferì a Tucson, Arizona, dove gli venne assegnata una cattedra universitaria. Morì l’anno dopo. 

MAST: fotografia di Eugene Smith. "Ragazza piegata su un parchimetro"

©Eugene Smith. Girl leaning on a parking meter

La ricerca della verità

Smith non era un fotografo facile, il suo modo di lavorare con le commissioni ricevute era sempre complesso e tortuoso. Si metteva sempre in discussione, non era mai soddisfatto del layout delle immagini, dell’impaginazione, dell’intensità delle foto stampate, delle didascalie, dell’intera presentazione della story, come si diceva. 

La rottura con la stampa, con le riviste, con i media, rappresentò una cesura nella sua vita, e da ultimo anche una rottura con la famiglia, con la moglie Carmen Martinez e con i quattro figli. È in quel momento che lo sguardo “nuovo” si posa su Pittsburgh. L’incarico si trasformò presto e gradualmente nel progetto più ambizioso della sua vita, e poi nel suo fallimento più doloroso. Uno stato d’insolvenza nella rappresentazione, mai del tutto soddisfatto.

Dove e quando 

MAST. 

via Speranza 42, Bologna 
16 maggio – 16 settembre 2018 
www.mast.org    
Ingresso gratuito
Orari di apertura  Martedì – Domenica 10.00 – 19.00 

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Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.