Passioni d’autore: le relazioni sentimentali ed artistiche
che hanno ispirato i capolavori del ‘900

Passionali, infedeli, litigiose ed eterne: sono le unioni artistiche e sentimentali più famose della storia, quelle di quegli artisti che si sono amati, odiati e traditi ma che, forse, senza la loro metà non sarebbero mai diventati quello che sono e non avrebbero dipinto o scolpito le opere che hanno segnato un’epoca.

040-frida-kahlo-and-diego-rivera-theredlistFrida Kahlo (1907-1954) fiorisce a livello artistico dopo il suo
divorzio con Diego Rivera (1886-1957), in seguito alla scoperta di essere stata tradita proprio con sua sorella. In ogni caso, è un
amore eccessivo e romanzesco sin dall’inizio: una passione simbiotica lega da subito l’artista messicana e il “comunista sciupafemmine”, che convolano a nozze nel ’29 dopo un fidanzamento lampo. Ma la vicinanza dell’affascinante Frida, purtroppo afflitta da problemi fisici e psicologici, non frena l’animo donnaiolo del marito, che, dopo una serie di scappatelle, finisce tra le braccia e le lenzuola della cognata. Ma questo non mette la parola “fine” ad una passione così simbiotica da risultare a tratti morbosa: dopo il divorzio, i due si risposano e rimangono insieme fino alla morte.

opera CaludelIl tradizionale binomio amore-odio domina invece la relazione tra Camille Claudel (1864-1943) e il maestro Auguste Rodin (1840-1917): certo non è facile la vita di una giovane borghese della Francia dell’Ottocento che vuole diventare scultrice e l’incontro con Rodin è in questo senso fatale.

Camille passa dall’essere sua allieva, all’esserne collaboratrice e infine amante. Ma nonostante l’affiatamento sia di coppia che intellettuale, il loro è un amore infelice: alla bella e giovane allieva, Rodin preferisce la storica compagna più volte tradita e ciò costa a Camille la salute mentale, al punto da essere internata in manicomio per 30 anni, fino al ’43, quando muore. Probabilmente non scoprì mai che il suo mentore, nonché amore di una vita, Auguste, nel 1917, si commuove proprio davanti ad una scultura della Claudel, la sua allieva più cara.

klimt_donna-distesa-seminuda-si-masturbaUn Cupido tutto in famiglia per Gustav Klimt (1862-1918) e Emilie Floge (1862-1918), che probabilmente si innamorano quando diventano parenti nel 1891: la giovane cognata diciassettenne diviene ben presto il volto dei quadri più famosi del pittore austriaco, sua compagna e sua musa ispiratrice, soprattutto per la sua opera più celebre: Il Bacio, del 1907. Si amano? Al di là dei 14 figli di lui (tutti riconosciuti) sparsi in giro per l’Austria, probabilmente sì, anche se non si hanno dichiarazioni d’amore scritte da parte di Klimt: le lettere e le cartoline indirizzate alla compagna, infatti, terminano tutte con un neutrale “cari saluti”.

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E’ il 1902 quando l’amore bussa alla porta dell’atelier di Vasilij Kandinskij (1866-1944), che aveva lasciato la sua patria (la Russia), la moglie e una brillante carriera in ambito giuridico, per la Germania e per l’arte. Sull’uscio dello studio del pittore russo c’è la ventenne Gabriele Munter (1877-1944), che sogna di diventare pittrice, formandosi presso la scuola dell’artista. L’amore sboccia tra tele e pennelli, anche se Kandinskij non riesce mai del tutto a sopire il senso di colpa verso la moglie lasciata nella lontana Russia: sarà magari per questo che dopo i primi successi artistici di lui ed un tentativo di convivenza, la coppia scoppia. Forse per ritornare dalla moglie, forse per proteggersi dalla guerra, nel ’14 il pittore rientra in patria, lasciando in Germania la giovane allieva ed ex compagna senza avere mai il coraggio di dirle in faccia che la loro relazione è finita. Cosa fa allora Gabriele? Per vendetta, si tiene molti dei quadri dell’ex.

Non sempre, però, l’amore porta con sé sofferenza e tormento,  ma anzi, come ha affermato Salvador Dalì (1904-1989) riguardo a Gala Eluard Dalì (1894-1982): “ha guarito la mia follia”. Non contano nulla gli undici anni di differenza tra i due (cosa peraltro strana per una coppia di quell’epoca), o i diversi amanti, i vari flirt e tradimenti che lei ha inanellato durante i suoi due precedenti matrimoni falliti: il pittore spagnolo dall’aria stralunata e dal baffo eccentrico si dichiara a Gala, all’epoca sposata, che procede subito a lasciare il marito per andare a convivere con Dalì. Musa, amante e infine moglie, Gala diviene così importante per il maestro al punto che Dalì comincia a firmare le sue opere con entrambi i loro nomi.

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Preda di passioni tanto forti quanto volubili è l’altro spagnolo “emblema” del Novecento artistico, Pablo Picasso (1881-1973), che incontra in un caffè di Parigi Dora Maar (1881-1973), affascinante fotografa dalla bellezza travolgente, che sconvolge viscere e produzione artistica del pittore, ritratta più volte nelle sue opere. E’ infatti lei la giovane dallo sguardo spento che tanto ricorre nei quadri di Picasso, triste, forse, per i numerosi tradimenti dell’amante, che la conducono in clinica psichiatrica dopo la fine del loro amore. Ma forse, nella tragedia, un lieto fine c’è: corre infatti voce che Dora si sarebbe suicidata per il dispiacere, cosa che invece non fece per privare l’ex di questa soddisfazione.

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23 anni, laureata a pieni voti in Lettere Classiche alla Statale di Milano, amante della grecità antica e moderna spera, un giorno, di poter coronare il suo sogno e di vivere in terra ellenica.