Peter Lindbergh, la bellezza senza ritocchi

È considerato uno dei più grandi ed influenti fotografi di moda contemporanei ed è colui che più di altri ha sovvertito questo genere fotografico. Peter Lindbergh – A Different Vision on Fashion Photography è il nome dell’esposizione a lui dedicata alla Reggia di Venaria Reale di Torino, visitabile fino al 4 febbraio 2018. La mostra espone 220 tra le immagini più importanti della sua quarantennale carriera, oltre che a foto inedite, appunti personali, elementi di allestimenti scenografici, polaroid, provini, film e gigantografie. Si tratta di un progetto internazionale itinerante, alla sua seconda tappa: la retrospettiva è stata ideata e realizzata dal Museo Kunsthal di Rotterdam, dove è stata esposta fino allo scorso febbraio.

Peter Lindbergh

Cindy Crawford, Tatjana Patitz, Helena Christensen, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Karen Mulder & Stephanie Seymour, Brooklyn, 1991. Vogue US © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery). Versace, F/W 1991-1992

Dalla pittura alla fotografia

Peter Lindbergh, classe 1944, è cresciuto a Duisburg dove a 18 anni comincia a lavorare in un grande magazzino come vetrinista. All’epoca il suo vero amore è la pittura e nello stesso periodo comincia a frequentare corsi serali all’Accademia di Belle Arti di Berlino. Dopo essersi trasferito per sette mesi ad Arles, sulle tracce del suo idolo Van Gogh, ed aver viaggiato due anni tra Spagna e Marocco, torna in Germania per studiare al College of Art di Krefeld. Nel 1969, quando è ancora studente, realizza la sua prima mostra di dipinti nella famosa Galleria Denise René/Hans Mayer.

Nel 1971, in un periodo di crisi profonda che lo spinge a lasciare la pittura, si propone come assistente al fotografo Hans Lux. Così, quasi per caso, nasce questa nuova grande passione in cui riesce a superare senza difficoltà il suo maestro, tanto che solo due anni dopo apre un proprio studio a Düsseldorf. Si impone presto col suo stile – prevalentemente scatta in bianco e nero, in scenari urbani, tra ciminiere e architetture industriali – ed entra di diritto nella rosa di collaboratori della rivista Stern, accanto ai nomi illustri di Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer. Nel 1978 si trasferisce a Parigi e comincia a lavorare per Vogue, a cui seguiranno Vanity Fair, Rolling Stone, Harper’s Bazaar.

La “rivoluzione Lindbergh”

Peter Lindbergh

White Shirts: Estelle Léfebure, Karen Alexander, Rachel Williams, Linda Evangelista, Tatjana Patitz & Christy Turlington, Malibu, 1988 © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery)

Siamo alla fine degli anni ’80. Un’immagine completamente diversa, decisamente “sovversiva” per le pagine patinate di una rinomata rivista di moda: sei ragazze – Estelle Léfebure, Karen Alexander, Rachel Williams, Linda Evangelista, Tatjana Patitz e Christy Turlington –, quelle che saranno le top model degli anni a venire ma in quel momento praticamente sconosciute, vestite solo di una camicia bianca, scherzano e si spintonano tra loro sulla spiaggia di Malibù. Nessuna posa classica né statica, nessun abito griffato appariscente, tantomeno un trucco pesante sui loro visi, nessuna ricerca della perfezione. Sono solo persone normali, di una bellezza reale, autentica, da “ragazze della porta accanto”.

È questa la rivoluzione che Lindbergh porta nella fotografia di moda: uno sguardo totalmente nuovo sulla donna, stravolgendo gli standard della bellezza, che diventa semplice naturalezza, senza ritocchi, ostentazioni e ruoli stereotipati, utilizzando un linguaggio altrettanto nuovo, minimalista, che prende ispirazione dal cinema, una sorta di neorealismo applicato alla fashion photography. Le ambientazioni rispecchiano la vita di tutti in giorni, un contesto normale per istantanee di donne impegnate nella propria quotidianità. Lindbergh pone l’accento sui volti, e sulle storie che quei volti sanno raccontare. Il vestito non è importante nella foto, protagonista dell’immagine deve essere la donna e la sua personalità. Come lui stesso dice:«Solo dopo aver eliminato la moda e l’artificio, si riesce finalmente a vedere la persona».

Peter Lindbergh

Milla Jovovich, Paris, 2012 Vogue Italia © Peter Lindbergh (Courtesy of Peter Lindbergh, Paris / Gagosian Gallery). with crystals from Swarovski. Gaultier Paris, F/W 2012-2013

La mostra

Peter Lindbergh – A Different Vision on Fashion Photography è una mostra divisa in otto aree tematiche che rappresentano le varie fasi evolutive della vita creativa dell’artista: Supermodels, Couturiers, Zeitgeist, Dance, The Unknown, Darkroom, Silver Screen e Icons. È una collezione di scatti che vanno dal 1978 ad oggi e rappresentano top model, designer e stilisti che si sono fregiati della sua collaborazione, divi del cinema, star della musica e della danza, e celebrità dello spettacolo. Tutti immortalati in modo originale e distintivo dall’occhio e dall’arte di Peter Lindbergh, senza affibbiare loro elementi caratteristici tali da identificarli socialmente, ponendoli quindi allo stesso livello del loro pubblico.

Peter Lindbergh

Peter Lindbergh in una sala della mostra © CostaPhoto

«Questa mostra presenta l’estetica unica di uno dei fotografi più originali e visionari dei nostri tempi, non solo per i pochi fortunati del mondo della moda e dell’arte, ma come celebrazione della creatività e dell’avanguardia, trasmettendo un messaggio importante e necessario per tutti noi su diversi temi: individualità, bellezza, ageismo e umanità». Così la commenta Thierry-Maxime Loriot, curatore della mostra.

Peter Lindbergh

Peter Lindbergh. La mostra © CostaPhoto

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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l’arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.