«Picasso Metamorfosi»: il genio che dialoga con l’antichità

Ha tutte le carte in regola per essere l’evento culturale di punta dell’autunno 2018, a Milano ma non solo. Parliamo di Picasso Metamorfosi, la mostra – presentata questa mattina a Palazzo Marino – che dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019 sarà allestita nelle stanze di Palazzo Reale, e dedicata all’influenza esercitata dall’antichità sulle opere di Pablo Picasso.

 

Curata da Pascale Picard – direttrice dei Musei civici di Avignone – e organizzata da Comune di Milano, Palazzo Reale e MondoMostreSkira, Picasso Metamorfosi sarà la tappa italiana della rassegna europea Picasso-Méditerranée che, avviata nel 2017 e destinata a concludersi nel 2019, unisce oltre 70 istituzioni e 8 Paesi nel segno del genio spagnolo e del Mediterraneo.

«Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro».

Pablo Picasso, Minotauromachia (1935)

picasso metamorfosi

Pascale Picard (curatrice), Giuseppe Sala (Sindaco di Milano) e Filippo del Corno (Assessore alla Cultura di Milano)

Al centro della mostra Picasso Metamorfosi ci sarà il rapporto che Picasso ha sviluppato, nell’arco della sua carriera, con il mito e con l’antichità: le oltre 200 opere del pittore spagnolo saranno messe in dialogo con opere d’arte antica da cui ha preso ispirazione. La mostra si pone infatti l’obiettivo di «entrare nel labirinto dei processi creativi di Picasso – come spiega la curatrice – e in particolare del suo rapporto con l’antichità, entrare nel suo laboratorio e capire come l’antichità lo ha influenzato». In questo un ruolo molto importante lo giocano i Musei Vaticani e il Museo Archeologico di Napoli che hanno messo a disposizione numerose opere dell’antichità. Il principale prestatore per questa mostra sarà tuttavia il Musée National Picasso di Parigi, ma anche altri musei quali il Louvre, il Musée Picasso di Antibes, il Musée des Beaux Arts di Lione, il Centre Pompidou e il Musée de l’Orangerie di Parigi, e il Museu Picasso di Barcellona.

Una mostra che presenta dunque una forte connotazione internazionale, come sottolineato anche da Sala e da Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale. 

picasso metamorfosi conferenza stampa (1)

Sala Alessi, Palazzo Marino, Milano

«Quando nel 1953 – aggiunge Sala – Picasso scelse Milano e la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, in parte distrutta dalla guerra, per mostrare al mondo Guernica, simbolo della sua straordinaria capacità espressiva, tra il suo genio e la nostra città nacque un legame unico e reso evidente, ad ogni ritorno delle sue opere, da una appassionata partecipazione di pubblico. È stato così nel 2001 con 450.000 visitatori e nel 2012 con più di mezzo milione. È indubbio quindi che Picasso piaccia a Milano e che grazie allo studio e al lavoro dei curatori e degli organizzatori la proposta culturale sia sempre stata all’altezza delle aspettative. Per questo confidiamo che anche questa nuova esposizione, che sarà a Palazzo Reale dal prossimo ottobre, saprà sorprendere ancora, forte della qualità e del valore di un progetto che ha scelto il tema della mitologia come filo conduttore, per svelare aspetti ancora inediti della produzione di questo eccezionale artista».

Dal canto suo Piraina ha ricordato il percorso dedicato a Picasso che Palazzo Reale ha intrapreso già da alcuni decenni. «La storia culturale di Palazzo Reale – spiega – è stata caratterizzata dallo studio di Caravaggio e di Picasso. Oggi siamo interessati a capire  se il linguaggio del mondo classico sia ancora attuale, questo spiega le iniziative con questo tagli0, come Picasso Metamorfosi, ma vanno in questa direzione anche le recenti dedicate a Rubens e a Dürer».

picasso metamorfosi conferenza stampa (1)

Filippo del Corno (Assessore alla Cultura di Milano) e Domenico Piraina (direttore di Palazzo Reale)

Con Picasso Metamorfosi dunque sarà l’antichità nelle sue diverse forme a declinarsi nelle mitologie reinventate da Picasso e presentate nelle sei sezioni della mostra con le opere del grande artista accostate a quelle di arte antica – ceramiche, vasi, statue, placche votive, rilievi, idoli, stele – che lo hanno ispirato e profondamente influenzato.

Pablo Picasso, "Il bacio", 1969

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olio su tela, 97x130 cm Paris, Musée National Picasso Credito fotografico: © RMN-Grand Palais (Musée national Picasso-Paris) /Jean-Gilles Berizzi/ dist. Alinari © Succession Picasso, by SIAE 2018

Le sezioni

1. Mitologia del Bacio – Ingres, Rodin, Picasso

Con l’invenzione delle Demoiselles d’Avignon (1907), riconosciuta come il manifesto di una nuova estetica, Picasso scardina i codici della pratica artistica accademica. Ma lo fa poggiando sulla propria formazione classica, nutrendosi degli archetipi della storia dell’arte, dove scopre forme adatte alla metamorfosi dei codici artistici vigenti. Prima di lui, erano stati Ingres e Rodin ad aprire la strada. L’introduzione della mostra riunisce i tre artisti attorno al tema del bacio con alcuni dipinti di Picasso cui fanno da contrappunto due opere emblematiche: Il bacio di Rodin e Paolo e Francesca di Ingres. Il confronto rivela come l’approccio di Picasso conduca ad un’interpretazione libera e profondamente innovativa dell’antichità. Ne sono testimoni le varie versioni de Il bacio presenti in mostra, diverse una dall’altra e connotate da una evidente tensione erotica che Picasso declinerà per tutta la sua carriera, dal 1899 sino al 1970. Questa pulsione evidenzia da subito come uno dei centri della sua opera sia il suo rapporto con l’universo femminile, così come molto trattato risulta anche il tema dell’artista e dei suo modelli in studio.

2. Arianna tra Minotauro e Fauno

La ricerca estetica di Picasso sin dall’inizio si rifà alle tante raffigurazioni di esseri fantastici presenti nel repertorio mitologico. Tra i suoi punti di riferimento ricorrenti vi sono figure ibride lacerati tra umano e animale, bene e male, vita e morte. Le sue opere sono popolate da Fauni maschi e femmine – rappresentati nei disegni a penna e inchiostro Fauno, cavallo e uccello (1936) e Fauno (1937) e nel celebre olio Testa di Fauno (1938) – ma anche da minotauri e centauri. La figura di Arianna, emblema della bellezza che incarna il rinnovamento tra tradimento e idillio amoroso, suggerisce l’idea di una rinascita perpetua e ciclica. Nell’opera di Picasso, numerose sono le odalische sprofondate nel sonno che rimandano alla celebre Arianna addormentata del Vaticano. L’artista sviluppa attorno alla sua figura temi che gli sono particolarmente cari: il Minotauro, l’arena, la guerra, la passione amorosa e la perpetua ebbrezza della vita incarnata dal corteo bacchico. La affascinante bellezza di Arianna offerta alla contemplazione è presente in una serie di raffigurazioni con tutte le espressioni dell’emozione amorosa: dall’erotismo sereno alle fantasie sul rapimento e lo stupro cui rimandano gli esseri ibridi che la affiancano. Esempi di questa trasposizione sono l’acquaforte Ragazzo pensieroso che veglia su una donna dormiente al lume di candela (1934); i disegni a matita Due figure (1933); Donna con le braccia incrociate al di sopra della testa (1939) e Studi di nudo stanti con le braccia al di sopra della testa (1946); e i vari nudi femminili: gli olii Nudo sdraiato (1932) e Nudo in un giardino (1934); i disegni a penna e inchiostro Lo scultore e la sua modella (1931), Nudo che si pettina (1954), Baccanale (1955).

3. Alla Fonte dell’Antico – Il Louvre

Il virtuosismo di Picasso si sviluppa sin dalla sua adolescenza a contatto con una pratica accademica di cui padroneggia perfettamente la tecnica e il repertorio, avendo assimilato le forme della scultura greca. Questo approccio si sviluppa ulteriormente in occasione del suo viaggio in Italia, a Roma e Napoli, nel 1917 e al suo incontro con Olga Khokhlova. L’ispirazione classica mitiga in questi anni l’intensa esperienza cubista. La fonte (1921), si ispira a una personificazione del fiume Nilo conservata al Campidoglio a Roma ma anche a un dipinto di Ingres, e sfocerà – sempre nel 1921 – nei dipinti delle Tre Donne alla fonte, il cui soggetto è ispirato da una pittura di un vaso greco conservato al Louvre. Picasso visita spesso questo museo e si ispira alle figure dei bassorilievi greci per il suo dipinto Donna seduta (1920), come per il tardivo Nudo seduto in poltrona (1963), il suo bronzo Uomo stante (1942), la sua statua L’uomo col Montone (1943), reinterpretato in una chiave originale e distante dalla ieraticità delle statue ellenistiche.

4. Le “Demoiselles” del Dyplon: tra greci, etruschi e iberici

Picasso visita regolarmente il Louvre dal 1901 e proseguirà le sue visite anche dopo la seconda guerra mondiale. Tra il 1901 e il 1912, dalle testimonianze della sua prima compagna Fernande Olivier e del pittore-scrittore Ardengo Soffici, vi tornerà numerose volte, scoprendo i periodi arcaici e la pittura dei vasi greci d’epoca geometrica, la cui estrema stilizzazione attira la sua attenzione. I motivi a contorno delle figure che osserva hanno un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione delle Demoiselles d’Avignon come dimostrano i vari studi di nudi a matita esposti in questa sezione, ma anche gli olii Nudo seduto (1906-1907), Piccolo nudo seduto (1907), le sculture in legno Tre nudi (1907), che evolvono poi nelle sculture filiformi in legno Donna seduta, Donna stante (1930) che annunciano i lavori di Giacometti, ma si ispirano ai bronzi dell’arte etrusca. L’arte greca cicladica pervade inoltre il magnifico dipinto Nudo seduto su fondo verde (1946) o ancora la serie in bronzo I Bagnanti (1956). Picasso si è infine ispirato alla sua collezione di oltre novanta pezzi di ex voto iberici in bronzo, di cui vari esempi sono esposti per la prima volta in questa mostra.

5. L’antichità delle metamorfosi

La spettacolare scultura La donna in giardino (1932) in ferro saldato utilizzato come materiale di riciclo e volutamente dipinta di bianco come un marmo apre questa sezione per introdurre le Metamorfosi di Ovidio, di cui Picasso illustra nel 1931 una celebre edizione pubblicata da Albert Skira e di cui Skira, in occasione della mostra, riediterà la copia anastatica. L’importanza della pratica dell’acquaforte nell’opera di Picasso applicata all’edizione a stampa permette qui di approdare al libro d’artista. La scarsa tiratura dell’opera e il modo in cui Picasso incide la lastra di rame con un semplice tratto crea un effetto concorrente al disegno. L’effetto grafico rinvia ugualmente ai decori antichi dei vasi dipinti. Le scene immaginate da Picasso accompagnano il testo e sottolineano l’importanza della fonte letteraria nell’interpretazione che ne propone l’artista. Le Metamorfosi di Ovidio riappaiono in qualche soggetto nella celebre suite Vollard (1933-1935), di cui saranno presenti alcuni fogli, che presenta l’artista nel ruolo dello scultore al lavoro con la modella evocando il mito di Pigmalione, senza dubbio tra i soggetti preferiti di Picasso. Questa fascinazione per l’appropriazione della femminilità può condurre a scene erotiche o di stupro ricordando così scene antiche tra fauni e baccanti.

6. Antropologia dell’antico

La ceramica è la protagonista di questa sesta e ultima sezione. Picasso la scopre nel dopoguerra, aprendo un nuovo capitolo delle sue declinazioni dall’antico e, sperimentando il potenziale artistico della terracotta dipinta, fa evolvere l’oggetto dalla sua funzione d’uso allo status di opera d’arte. Come nell’antichità, il ceramista e il pittore coabitano nello studio e creano insieme. Così la ceramista Suzanne Ramier incita Picasso alla ricerca di nuovi profili di vasi e stimola la consultazione dei repertori archeologici. Questa immersione nell’universo ancestrale degli studi di ceramisti evoca in Picasso il ricordo di Pompei e rivela il suo gusto per tutte le forme d’espressione decorative o artistiche provenienti dall’ambiente romano. Picasso utilizza vari materiali riciclati di studio, frammenti di contenitori culinari e di piastrelle per arrivare a esiti straordinari come nelle terrecotte: Vaso, donna con la mantella (1949), Frammento di pignatta decorato con un viso (1950), Suonatore di flauto doppio seduto (1958); o nelle bellissime ceramiche Vaso tripode con viso di donna (1950), Portafiori a forma di uccello (1950-1951), Brocca con toro (1957).

La mostra Picasso Metamorfosi propone dunque di penetrare nel laboratorio intimo di un artista mondiale alla luce delle fonti antiche che ne hanno ispirato l’opera, ma anche di svelare i meccanismi di una singolare alchimia che pone l’Antichità al cuore di un modernità determinante per l’arte del XX secolo.

Da domani, 30 maggio, saranno aperte prenotazioni e prevendite, qui.

 

Picasso Metamorfosi
Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo 12)
18 ottobre 2018 – 17 febbraio 2019

A cura di Pascale Picard

Mostra promossa e prodotta da
Comune di Milano
Palazzo Reale
MondoMostre Skira

Orari
Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì, mercoledì venerdì e domenica 9.30 – 19.30
Giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

Biglietti (audioguida inclusa)
Intero € 14,00
Ridotto € 12,00
Visitatori dai 6 ai 26 anni, over 65, portatori di handicap, gruppi (minimo 15 massimo 25 persone) e convenzioni
Ridotto speciale € 6,00
Scuole, gruppi organizzati da Touring e FAI, giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa e altre convenzioni
Biglietto Famiglia 1 o 2 adulti € 12,00/ ragazzi dai 6 ai 14 anni € 6,00
Gratuito
minori di 6 anni, guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa e convenzioni

 

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Michele Castelnovo

Classe 1992. Laureato in Filosofia. Giornalista pubblicista. Faccio cose che non so spiegare ai miei nonni. Direttore di Frammenti. Irrazionalmente innamorato dei borghi medievali.