Rosalind Franklin tra scienziati umani, troppo umani

Teatro e scienza, un balletto di seduzione reciproca. Mentre i neuroscienziati descrivono il piacere estetico dello spettatore attraverso i neuroni-specchio, il teatro mette in scena la scienza. Talvolta con intento divulgativo e facilitatore, ma più spesso per mostrare la bellezza del mondo e la necessità di condividere l’esperienza scientifica come prassi politica, cioè per la polis. Al Teatro Parenti fino al 15 aprile si offre una terza via, con Rosalind Franklin. Il segreto della vita, tratto dal testo della drammaturga americana Anna Ziegler.

Il focus (come in Copenaghen visto al Piccolo, anche se in forme diverse) è sullo scienziato come individuo, umano troppo umano. Il discrimine è molto sottile: detective dell’ignoto e servo devoto della scienza, può cadere vittima dell’illusione di onnipotenza e schiacciare i colleghi, pur di ottenere fama personale.

© Bepi Caroli

La scoperta del DNA

Anni ’50, Inghilterra. Immagini e fotografie d’epoca scorrono sulla struttura scenica: un emiciclo protetto da una tenda racchiude il laboratorio, quel luogo sacro e misterioso dove è possibile rendere visibile l’invisibile; ai lati, un salottino e una scrivania da cui gli attori si fanno spesso osservatori esterni o commentatori, in una sorta di teatro-nel-teatro che arriverà a sovrapporre visuali e visioni.

I manuali di biologia riportano che la scoperta del DNA si deve alle menti geniali di James Watson e Francis Crick, insigniti nel 1962 del Premio Nobel. Soltanto in tempi recentissimi qualcosa è cambiato e viene spesa almeno una riga a ricordare Rosalind Franklin, colei che al King’s College di Londra riuscì a fotografare con una particolare tecnica ai raggi X la molecola del DNA. La nitidezza della famosissima Fotografia 51, carpita per vie non altrettanto nitide, permise a Watson-Crick di intuire la conformazione del DNA a doppia elica, scoperta che li traghetterà verso il Nobel. A causa dell’esposizione alle radiazioni la Franklin morirà a 37 anni, almeno senza vedere la consacrazione dei due. Quindici anni fa la biografia di Brenda Maddox riapre il caso, gettando notevoli ombre sul comportamento dei colleghi di Cambridge. L’opera teatrale della Ziegler non intende demonizzare gli uni o santificare la vittima ingiusta della Storia: l’idea è di mostrare che anche lo scienziato è un uomo, con virtù e difetti.

© Bepi Caroli

I personaggi

Il testo è giocato sul movimento di una distanza prospettica: narratori esterni, in un misterioso tempo del dopo, assistono agli eventi, per poi rituffarsi da personaggi nel flusso di quelle storie che hanno segnato le loro vite. Talvolta invocano delle pause per riflettere, talvolta si perdono nel vagheggiamento di un “avrebbe potuto andare altrimenti”. Emergono così punti di vista opposti, posizioni irrigidite e rimpianti.

L’indagine è centrata sulla misteriosa Rosalind (in origine Asia Argento, poi sostituita da un’intensa Lucia Mascino – nell’allestimento londinese del 2015 la protagonista era Nicole Kidman). Ebrea e donna nell’ambiente maschilista degli anni ’50, la Franklin sarà sempre “signorina” per i colleghi “dottori”, destinata al massimo al ruolo di assistente. Spigolosa e solitaria, lei però ha un carattere deciso e risoluto. Suo tratto fondamentale è l’intransigenza: la verità si raggiunge solo con il rigore, la dedizione assoluta e l’evidenza dei calcoli. Il suo è un rapporto con la scienza “al singolare”: rifiuta pertanto la collaborazione, forse perché prevenuta e insofferente delle ambizioni e rivalità dei colleghi maschi, non tanto per gelosia dei propri risultati, ma in nome della sacralità della conoscenza, a cui sacrifica tutta se stessa. La macchina ai raggi X è l’estensione dei suoi occhi e le permette di penetrare nella materia e nel segreto delle cose. Molto toccante il momento della fotografia 51: quando alza in controluce il fotogramma per vederlo meglio, c’è come un fermo-immagine e la scena è invasa da un’esplosione di forme e colori, immagini di vetrini, cellule, virus, cioè le porte della scienza del domani. Ma Rosalind non avrà il tempo di vedere il futuro o forse, votandosi alla solitudine, nemmeno vuole costruirsi una vita diversa.

Gli altri invece si rivelano “omuncoli”, pronti a farsi reciprocamente lo sgambetto, interessati, più che alla scoperta scientifica in sé, ad arrivare primi nella gara. Il personaggio del giovane Watson (Dario Iubatti) è il più caratterizzato: arrogante, pieno di sé, mosso da una fortissima ambizione. A Cambridge, nel “salottino delle vanità”, davanti a un bicchiere di whisky c’è spazio anche per i pettegolezzi contro la «strega isterica» Franklin, e non ci saranno mai ammissioni di colpa per averle “rubato” il merito.

© Bepi Caroli

Il ruolo dello scienziato

Se Rosalind rappresenta il rigore della certezza, la spregiudicata coppia Watson-Crick procede anche assumendosi il rischio delle supposizioni. Lo scienziato ideale dovrebbe avere entrambe le doti. Ma spesso, nelle santificazioni di queste personalità geniali, ci dimentichiamo che sono stati anzitutto uomini. Infatti il personaggio dello scienziato Maurice Wilkins (Filippo Dini, che è anche regista) porta in primo piano il tema del dubbio e della scelta. Macerato dal rimpianto e dal senso di colpa, egli vorrebbe ora impostare il rapporto umano con Rosalind in maniera diversa, ricominciare, rimettere le carte in tavola per cambiare le cose. Lei si spegne, ma a teatro si può dire stop e riprovare. Rosalind lo rimprovera: è ormai tardi. La vita ci chiama sempre a fare delle scelte, con cui dobbiamo poi convivere; inutile consumarsi nel pentimento o vagheggiare un nuovo inizio impossibile.

La vita è una successione di fatti, indiscutibili. Possiamo però agire sulle loro conseguenze, così come fa lo scienziato che studia i fenomeni e sviluppa la capacità di previsione o di manipolazione della materia. Certo, la stessa Rosalind avrebbe potuto collaborare, essere meno diffidente, accettare il rischio, essere più cauta con i raggi X. O forse avrebbe potuto nascere uomo, vivere in un’altra epoca. Le cose sarebbero state diverse? Forse. Ma ciò che importa ora è agire sulle conseguenze, rivalutando il suo ruolo di scienziata e di donna nella scoperta del DNA.

Rosalind Franklin. Il segreto della vita
di Anna Ziegler
regia di Filippo Dini
produzione Teatro Eliseo
fino al 15 aprile 2018, Teatro Franco Parenti, Milano

 

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Grecia e teatro riempiono la mia vita e i miei studi. Sono spazi fisici e dell'anima dove amo sempre tornare.