Santa Estasi: “Eumenidi” o della fantasia politica

Le Eumenidi di Eschilo, ultima tragedia della trilogia Orestea, presenta in apertura un’immagine potentissima: le Erinni, creature mostruose, personificazione del rimorso, hanno il compito di tormentare Oreste, reo di matricidio. Si sono addormentate sfinite e interviene allora lo spettro di Clitemnestra, irata per questo loro ozio: le scuote, le incita a riprendere la caccia per consumare e straziare la loro vittima. L’adattamento in versi di Martina Folena amplia la visione onirica all’intera tragedia.

La tragedia dei “ritorni”

La scena appare ingombra di oggetti e i personaggi sono immobili, in pose da dormienti: fra le sedie ammonticchiate c’è Ifigenia, stravaccati sul divano Menelao ed Elena, Egisto è ancora nel frigorifero-gabbia, Agamennone nella vasca. Anche Oreste cerca di prendere sonno, ma si agita inquieto. Dalle tre porte laterali, alcuni oggetti di scena che hanno segnato gli episodi precedenti: la bicicletta (la velocità della notizia del ritorno di Agamennone), l’enorme cavallo ingannatore, e poi Atena che tira i dadi beffarda. Latella interpreta questa sesta tappa del percorso come la tragedia dei “ritorni” in un disordine labirintico di personaggi, gesti, oggetti, con forti dissonanze. Infatti quello che vediamo sono le proiezioni degli incubi di Oreste.

Oreste, una pallina da ping pong

Splendida la trovata di presentare le Erinni non come cagne fameliche del rimorso, creature nere e striscianti. Si tratta invece del duo affiatato (Isacco Venturini e Alessandro Bay Rossi), in completo sportivo bianco: arrivano armati di racchetta e palleggiano con la pallina da ping pong. Nel dettato eschileo fioccano  le immagini della caccia: Oreste è la preda, le Erinni devono inseguirlo, tirarlo, scuoterlo, squartarlo e infatti gli legano mani e piedi con i lunghissimi lacci delle loro scarpe. Oreste viene ridotto a marionetta, in balìa di due giocatori del destino: è una pallina da ping pong che rotea senza scopo. E a nulla valgono le fragili rassicurazioni di Apollo (Gianpaolo Pasqualino), dall’alto del cavallo di Troia. L’instancabile Christian La Rosa si dimena, si contorce, è scosso da scatti isterici, corre a perdifiato…

@ Brunella Giolivo

Intanto si spande un profumo di caffè, perché Pilade (Andrea Sorrentino) ed Elettra (Marta Cortellazzo Wiel) sono gli unici a vegliare sul sonno affannoso di Oreste. Intorno continua il turbinio di apparizioni, tutte sul registro del grottesco, marcato anche dalle tonalità stridenti. Sfilano le ossessioni di Oreste, Clitemnestra con la gola squarciata, perfino l’avo Tantalo e poi il processo-farsa condotto dagli dèi con tanto di parrucca, un gigionesco Apollo e una brusca e canzonatoria Atena (Barbara Mattavelli), mentre le Erinni si cimentano in tiri con una palla da basket, simbolo forse della razionalità di Oreste in precario pericolo…

Un inno alla fantasia e alla condivisione

Questo spettacolo, che visto da solo sembrerebbe una prova fragile e provocatoria, va inquadrato all’interno dell’intero percorso. Quale via di fuga esiste ai nostri incubi e ossessioni? A luci accese Oreste si lancia in un monologo molto lirico e toccante, un inno alla fantasia e alla condivisione. A partire dall’equazione «Racconto una storia, quindi sono», Oreste ci spiega che le Erinni esistono solo perché noi, il pubblico, le stiamo immaginando insieme a lui. Nella tragedia eschilea Atena trasforma le Erinni in forze benefiche, le Eumenidi, protettrici della città. Questo potere salvifico è oggi nella polis degli spettatori, un concentrato di fantasia condivisa, che può creare mondi e cambiare di segno la negatività. Il potere politico dell’immaginazione.

Il finale è toccante: Atena ordina al suo protetto di recarsi in Tauride, dove sarà protagonista di «mille altre storie, e nessuno saprà qual è quella vera». Tutti insieme, i ragazzi di Latella si muovono in una coreografia che imita un duello, o meglio un affrontare faccia a faccia le difficoltà, e finiscono con le braccia alzate, non nel senso di una resa, ma di gratitudine, in un abbraccio di condivisione. Siamo noi, insieme a loro, che possiamo sconfiggere le nostre Erinni: il teatro quindi come possibilità di addomesticare angosce ed ossessioni insieme, perché è meccanismo-detonatore per la scintilla della fantasia, necessaria alla nostra vita.

Santa Estasi. Eumenidi
da Eschilo – adattamento di Martina Folena
regia di Antonio Latella
produzione ERT 2016
visto il 23 maggio 2018; replica: 27 maggio 2018 h 17.20, Piccolo Teatro Studio Melato, Milano

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Grecia e teatro riempiono la mia vita e i miei studi. Sono spazi fisici e dell'anima dove amo sempre tornare.