Siddharta Gautama: felice è chi ha superato l’Io

«La pace viene da dentro. Non cercarla fuori.» Queste sono le parole di Siddharta Gautama, conosciuto successivamente come il Buddha, “l’Illuminato”.

Siddharta

La vita

Tutto quello che sappiamo della sua vita deriva da biografie scritte secoli dopo la sua morte dai suoi seguaci, biografie che differiscono tra loro in numerosi dettagli. Anche Herman Hesse scrisse un romanzo sul personaggio intitolato, appunto, Siddharta.

Quel che è certo sulla sua vita è che nacque a Lubini, nell’odierno Nepal, attorno al 560 a.C. Suo padre era un funzionario di alto rango e, di conseguenza, ebbe una vita privilegiata e di lusso.

Tuttavia, insoddisfatto di tutto, lasciò moglie e figlio per cercare un cammino spirituale e trovò la «via di mezzo» fra indulgenza sensuale e ascetismo. Morì attorno al 483 a.C.

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La via di mezzo: le Quattro nobili verità

La sua ricerca filosofica aveva lo scopo di scoprire la verità, sostenendo che quelle da lui proposte fossero accessibili a tutti con il potere della ragione. Quello che gli premeva non era occuparsi di questioni metafisiche, ma di comprendere lo scopo della vita, il che lo portava ad esaminare i concetti di felicità, virtù e vita buona.

Durate il suo cammino comprese l’esistenza del dolore e dalla sua universalità e si rese conto che, per arrivare alla vera felicità bisognava percorrere un via di mezzo, che si trovava a metà strada tra il piacere sensuale e l’ascetismo estremo.

È proprio grazie a questo ragionamento e al suo cammino che comprese le Quattro nobili verità:

  1. Dukkha (la verità del dolore): il dolore è una parte intrinseca dell’esistenza, dalla nascita attraverso la malattia e la vecchiaia, fino alla morte.
  2. Samudaya (la verità dell’origine del dolore): la causa del dolore è il desiderio: anealere ai piaceri sensuali, il legame con i possedimenti terreni e il potere.
  3. Nirodha (la verità della cessazione del dolore): al dolore si può mettere fine staccandosi dai desideri e dagli attaccamenti.
  4. Magga (la verità della via che porta alla cessazione del dolore): il nobile ottuplice sentiero è il mezzo per eliminare il desiderio e superare l’io.

Di conseguenza eliminando ogni attaccamento si può prevenire la delusione e, quindi, il dolore. L’egoismo è la causa primaria dei nostri attaccamenti e viene qui come qualcosa di più della semplice tendenza a cercare la gratificazione. Per Gautama il mondo dell’io è illusorio poichè niente nell’universo si origina da solo, ogni cosa è il risultato di un’azione precedente, e ciascuno di noi è solo una parte di questo processo eterno. Di conseguenza non esiste l’Io ed il dolore nasce proprio dalla nostra incapacità di riconoscerlo.

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Nirvana

Secondo la leggenda, Gautama raggiunse l’Illuminazione mentre meditava all’ombra di un fico e fu in quel momento che egli comprese il proprio posto nel “non io” e diventò tutt’uno con l’eterno, raggiungendo così lo stato del Nirvana, tradotto come “non attaccamento”, “non essere”.

Siddharta si limita a descrivere il Nirvana come «non nato, non originato, non creato, non formato» e trascendente qualsiasi esperienza sensoriale. È uno stato eterno ed immutabile di non essere e, dunque, di libertà ultima dal dolore dell’esistenza. Solo seguendo l’Ottuplice sentiero, un uomo può superare il proprio io e vivere una vita priva di dolore e con l’illuminazione evitare l’afflizione di rinascere in un’altra vita di sofferenza, rompendo così il ciclo del dolore.

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Niccolò Manai

Sono un ragazzo di 26 anni, curioso e voglioso di imbarcarmi sempre in nuove avventure. Sono laureato in Filosofia e sto intraprendendo un percorso magistrale in Sociologia. Ho una passione irrefrenabile per i videogiochi, fumetti e, ahimè, per la cioccolata.