A spasso con Moravia fra bugie, verità, fake news

Il regista Lorenzo Loris da diversi anni riscopre grandi autori italiani (Testori, Gadda, Calvino), in dialogo con le problematiche contemporanee. L’angelo dell’informazione di Alberto Moravia (fino al 4 febbraio 2018 al Teatro Out Off di Milano) esplora il potere esplosivo della verità, nel privato e nel mondo delle informazioni, un testo caustico e provocatorio, che ci porta a riflettere sul tema scottante delle fake news.

Triangolo amoroso

Presentata per la prima volta nel 1985 a Spoleto, la pièce di Moravia scandalizzò i benpensanti per i crudi riferimenti della protagonista alla propria vita sessuale, descritta fin negli intimi dettagli. Ma il sesso viene sfruttato dall’autore come grimaldello per scardinare sistemi e istituzioni e portare una critica più generale alla società, perché il privato è specchio della macro-comunità.

In una scena minimal, in cui cassoni girevoli diventano scrivanie, divani o letti, regia e recitazione hanno stemperato certe scabrosità in una leggerezza giocosa, con risultati comici e godibili. Dirce (una convincente Silvia Valsesia) è la dominatrice, caricatura di certe femministe che rivendicavano la libertà e liberazione del corpo. Sicura del proprio fascino, vive accanto al marito (Antonio Gargiulo), un occhialuto e nevrotico giornalista, e si trastulla con l’amante macho e virile, pilota di rotte transatlantiche (Daniele Gaggianesi, impegnato anche alla chitarra e al clarinetto). I tratti sono quelli macchiettistici di un tipico triangolo amoroso borghese, in cui la vivace vita sessuale, grazie a una rete ben costruita di menzogne, garantisce soddisfazione e solidità.

© Agneza Dorkin

Fino a quando Dirce non decide di dire ai suoi uomini tutta la verità, cioè perfino i dettagli intimi dei rapporti sessuali con l’altro. Gioco seduttivo per indurre gelosia, o piuttosto “esperimento sociologico”? L’amante, geloso del marito, grida che non vuole più sapere nulla: preferisce il pudore della menzogna, perché lui crede alla verità detta dal corpo. Il marito intellettualoide invece si macera in un parossistico masochismo e vuole sapere tutto: solo così, dice, gli sarà possibile accedere alla verità del cuore. Gli effetti sono divertenti: il marito obbliga la moglie alla narrazione dettagliata e lei procede con naturalezza, mentre l’altro suda, misura la conta dei baci per verificare se dietro il contatto ci siano in agguato i sentimenti, e più si pasce della sua tortura, più diventa diffidente. E infatti Dirce lo rimprovera: «Mi credevi quando mentivo e adesso che dico la verità non mi credi più». Il marito ha la mente sempre più annebbiata, e anche la parola “amore” si svuota di ogni significato.

Verità e informazioni

C’è però un secondo livello nella pièce di Moravia, che costituisce il fulcro della sua riflessione. Il marito è infatti giornalista. Chiede alla moglie di presentarsi da lui ogni mattina in lungo camicione bianco e con un giglio, perché questa immagine pre-raffaellita diventi la sua Musa ispiratrice per la scrittura della giornata, o meglio, un Angelo che annuncia e presiede al compito dell’informazione. Il giornale lo incarica di scrivere un pezzo sulla misteriosa caduta di un Jumbo nel mar del Giappone, e mentre la sua vita personale va in frantumi sotto i colpi della verità, egli si impegna a fare chiarezza su quell’evento lontanissimo.

E anche il suo mestiere diventa argomento del contendere coniugale. Che cosa fa un giornalista? Non deve sempre dire la verità? E allora perché egli teme proprio di sentirsi dire la verità dalla moglie? Il marito però spiega che il compito del giornalista è dare ai suoi lettori soltanto delle informazioni esatte. Infatti due sono i modi per nascondere la verità: non dare alcuna informazione (come accade nei regimi attraverso la censura), oppure darne troppe, come accade nella società moderna. Esempio lampante, l’assassinio di JFK: disponiamo di una massa enorme di informazioni, eppure non sappiamo la verità. E così pure per quanto riguarda il Jumbo scomparso: le notizie di agenzia continuano ad affluire, in un balletto di smentite, una verità scaccia la precedente, e la verità-vera resterà sepolta sotto coltri di informazioni. Chi potrà mai dire l’orrore di precipitare da ottomila metri su un oceano buio e piatto come una lastra di marmo?

Ma le rivelazioni della moglie sconvolgono il suo schema di pensiero, perché secondo Dirce la sincerità che spazza menzogne e auto-illusioni sarà una medicina per il loro matrimonio. E il marito-giornalista si troverà invischiato in una reazione tutta umana: la cronaca dettagliata dell’adulterio è per lui un vicolo cieco, da cui uscirà però esausto e sconfitto, senza conoscere la verità (mia moglie ama me o l’altro?).

© Agneza Dorkin

Il finale della pièce, figlia degli anni ’80, è assai cinico: forse l’unica verità è che il mondo può essere distrutto in pochi istanti dal lampo nucleare. E allora non ci sarà il tempo per la notizia-verità né per la Parola-verità che salvi.

Il messaggio all’oggi

Il testo di Moravia è molto interessante se riletto alla luce dell’oggi. Con il moltiplicarsi delle reti social, immersi in una bulimia informativa, abbiamo accesso a notizie di ogni genere su quanto accade nel mondo: più informazioni non significa però più verità, che anzi si allontana e si sfrangia, nella proliferazione delle fake news. Nel nostro tempo di post-verità, in cui si dà più credito alle emozioni e agli slanci umorali che ai fatti, occorre impegnarsi per lottare contro la menzogna. Basteranno “pulsanti rossi” anti-fake news, come proposto dal ministro Minniti, oppure si innescheranno nuovi rischi? Moravia invita alla ricerca inesausta: continuate a farvi domande e a scavare nell’oceano di informazioni indifferenziate.

 

L’angelo dell’informazione
di Alberto Moravia
regia di Lorenzo Loris
con Antonio Gargiulo, Silvia Valsesia, Daniele Gaggianesi
fino al 4 febbraio 2018, Teatro Out Off, Milano

 

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Grecia e teatro riempiono la mia vita e i miei studi. Sono spazi fisici e dell'anima dove amo sempre tornare.