Sputnik, Luca Carboni

«Sputnik», il nuovo album di Luca Carboni tra new wave anni ’80 e indie italiano

Sonorità che ci riportano indietro nel tempo, negli anni ’70 e ’80, con rimandi alla discografia anni ’90 dell’artista bolognese. È questo il primo pensiero sentendo Sputnik, il nuovo album di Luca Carboni pubblicato dalla Sony l’8 giugno scorso. Un disco che scorre molto veloce, soltanto 9 brani per appena mezzora di ascolto.

L’elettronica la fa da padrone, così come era già stato per il disco precedente Pop-Up (2015). Una grande festa è il primo singolo estratto a fine aprile ed è il brano tra i più trasmessi nelle radio nelle scorse settimane. Carboni stesso lo ha definito «un inno pop, ma smonta le regole del pop parlando di tutto quello di cui non si dovrebbe parlare come la sfiga, la morte e la sofferenza».

Una fase musicale “estrema”

Il disco precedente vedeva ancora la presenza di strumenti acustici, come pianoforte e chitarre. Sputnik rappresenta invece la svolta verso una dimensione decisamente più estrema, moderna ma che allo stesso tempo richiama gli albori delle synth band degli anni ’80.
Rimane evidente la cifra stilistica del suo autore, con quella atmosfera malinconica che caratterizza il suo lavoro, la sua passione per il mare che non dimentica mai di citare nelle sue canzoni.

«Volevo fare un disco che d’estate fosse come acqua fresca che si beve tutto di un fiato e d’inverno scaldasse come il fuoco». [Luca Carboni]

Luca Carboni, foto

Dalla pagina facebook ufficiale

Le nuove collaborazioni

I testi nascono dalla collaborazione con giovani cantautori dell’indie italiano come Calcutta, per il brano Io non voglio, Gazzelle per la canzone L’Alba, Giorgio Poi con Prima di partire.

La scelta di interagire con le nuove generazioni non è una novità. È del 2013 Fisico & politico, in duetto con Fabri Fibra, mentre in Pop-Up il brano Luca lo stesso è scritto con Dario Faini e Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, e Bologna è una regola con Alessandro Raina. Faini e Raina collaborano con Carboni anche in Sputnik.

 Luca Carboni, dal video di Sputnik

L’unica canzone scritta solo dall’artista è la title track, una «ballata spaziale», come l’ha definita lo stesso autore. Sputnik chiude l’album: ha un’atmosfera ovattata ed è quasi senza ritmica. È sospesa, come un viaggio aerospaziale, e Luca Carboni si racconta così, sorvolando dall’alto se stesso e il nostro pianeta.

Sembra totalmente slegata dal resto del disco, dove sono presenti canzoni ben più dirette, dalle tematiche più marcate, come ad esempio L’alba, dedicata ai figli che si affacciano al mondo e prendono la propria strada, oppure 2, che parla della vita di coppia, della complessità dei rapporti, del rispetto delle diversità.

Luca Carboni, copertina album Sputnik

La copertina dell’album

Le canzoni dell’album

  1. Una grande festa
  2. 2
  3. Amore digitale
  4. Io non voglio
  5. Ogni cosa che tu guardi
  6. I film d’amore
  7. L’alba
  8. Prima di partire
  9. Sputnik
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Lorena Nasi

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.