Il Teatro della Crudeltà: Antonin Artaud e la sua folle sincerità

Antonin Artaud nasce in una bella famiglia borghese, che però già ha in sé i germi di una futura malattia. Il padre è capitano di lungo corso e la madre una turca di Smirne. A soli quattro anni lo prende una grave forma di meningite, che in seguito lo trascinerà in crisi di nevralgia, balbuzie, ed episodi di depressione grave. Un periodo buio di reclusione in sanatorio si incastra a due mesi di arruolamento nell’esercito, dal quale è espulso per episodi di sonnambulismo autoindotto. Legge Rimbaud, Baudelaire e Poe, che ne modellano la formazione liminare e ardita. Nel 1919 il direttore del sanatorio gli prescrive il laudano, che lo risucchia nel buco nero degli oppiacei.

Antonin Artaud. Fonte: anotn-artuad.tumblr.com

I vagabondaggi nella sua psiche lo avvicinano al surrealismo, a cui fisicamente si rapporta al Théâtre de l’Œuvre parigino, diretto da Lugné-Poe. Mettendo in scena Alfred Jarry e Oscar Wilde, il teatro vuole svincolarsi dalla rigida tradizione del teatro francese del tempo, ingabbiato sui repertori del Secondo Impero, per ridare fiato a pratiche ormai dismesse. Artaud rivela subito un fertile talento, come attore e come artista. Cavalcando percorsi pregni e dalle notevoli potenzialità, si avvicina al Théâtre de l’Atelier, che con Charles Dullin vuole recuperare gli insegnamenti di Jacques Coupeau e dei suoi Compagnons du Devoir. «Per reagire contro tutte le codardìe del teatro mercantile» Coupeau spingeva per delle messe in scena sentite ed essenziali, spoglie di ostentazioni formali.

Artaud sente intensamente e fa di questo suo percepire tormentato materiale per una sua scrittura. La scrittura lotta contro l’incompiuto e scava nei meandri della sua testa ossessionata. La sua mano guida anche una fitta corrispondenza con Jacques Rivière, direttore della Nouvelle Revue Française, che rifiuta la pubblicazione della prima raccolta dei suoi scritti, ma piacevolmente si gingilla in uno scambio prolifico. Affascinato dalla lucidità pazzesca delle diagnosi di Artaud, Rivière pubblica la corrispondenza sulla sua rivista.

Autoritratto. Fonte: arpaeolica.blogspot.it

Dal teatro, che lo mortifica con piccole parti, passa al cinema, per cui scrive varie sceneggiature di sapore surrealista. Il surrealismo per lui è un ideale che non scende a compromessi, che non fa rivoluzioni politiche, ma che respira nella totalità dello spirito, più in alto rispetto alle contingenze umane. Per questo Artuad si oppone con convinzione all’iscrizione al partito comunista, che cozza con l’dea di una rivoluzione culturale e spirituale completa.

«Il SURREALISMO non è un movimento espressivo nuovo o più facile, né una metafisica della poesia; è un mezzo di liberazione totale dello spirito»

Il 1926 lo vede fondatore, con i due compagni Roger Vitrac e Robert Aron, del Théâtre Alfred Jarry, omaggio all’omonimo autore della «scienza delle soluzioni immaginarie», la patafisica, che con l’arte e la letteratura sosta sulle eccezioni che si insinuano nelle teorie della scienza, impastando nonsenso, ironia e assurdo.

Intenso è poi anche il sodalizio con il Teatro Balinese, vivificato da una forma espressiva unica e sua particolare, che si compone di «gesti, atteggiamenti, grida lanciate all’aria», che abbraccia e lavora lo spazio scenico, che respira di qualunque stimolo possa venire dal tutto teatrale che circonda l’attore. La componente fisica, segnica, è forte, materialmente intensa. Da questa esperienza Artaud matura la convinzione che il teatro debba avere un suo proprio linguaggio, che non si perde nella labilità delle parole, ma affonda nella pasta solida del gesto.

Antonin Artaud. Fonte: www.jaapblonk.com

Il primo manifesto del suo Teatro della Crudeltà risale al 1932, il secondo al 1933. Crudeltà non nel suo equivalente di sadismo, ma intesa come volontà di liberarsi di qualunque elemento non fosse prettamente attinente al testo teatrale. Per scrollarsi di dosso la tirannia esercitata da testi spesso troppo opprimenti, Artaud vuole un teatro integrale, che fonda gesto, movimento, luce e parole. Una nuova forma radicale e sovversiva, che spianerà la strada ad esperienze successive quali quelle del Living Theatre.

«L’illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell’azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento»

«Chiediamo insomma al nostro pubblico un’adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi»

«Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto»

Una messa in scena del Teatro della Crudeltà. Fonte: arpaeolica.blogspot.it

La sua vita si chiude in voragini di serrati elettroshock: cinquantuno cadute in coma da elettroshock in nove anni, fino al 1945. Per denunciare questa società disumana e malata, più dei malati contro cui si accanisce, Artaud scrive Van Gogh il suicidato della società, allo scopo di riabilitare il grande artista, pazzamente forsennato forse, ma geniale, come lui stesso. È il marzo del 1948 quando Antonin Artuad muore solo, con una scarpa in mano, forse per una dose letale del farmaco chloral.

«Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo passo»

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Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.