«American Gothic»: icona pop dell’America di ieri e di oggi

Di fronte a opere come American Gothic è spesso difficile scrivere una critica oggettiva, stilistica e prettamente iconografica senza lasciarsi trasportare dalle numerose suggestioni contemporanee e spesso poco pertinenti che arricchiscono il mito che vive intorno ai capolavori della storia dell’arte.

Nata (forse) come un’innocente rappresentazione di una scena di genere e, allo stesso tempo, altisonante citazione del Rinascimento fiammingo di Jan Van Eyck, American Gothic (1930) di Grant Wood (Anamosa, 1891 – Iowa City, 1942), oggi conservato presso l’Art Institute of Chicago, racconta in pochi tratti il quotidiano, l’anonimo, un’istantanea di vita probabilmente irrilevante e mediocre ma che grazie a una cornice è diventato una delle opere più emblematiche del nostro tempo.

Chi sono i protagonisti di questo quadro e qual è la loro storia? Sono sposati o si tratta di un padre immortalato accanto alla propria figlia? Sono ancora oggi numerosi i dubbi e le domande che si affollano intorno ad American Gothic: un dipinto tanto semplice, forse troppo, quanto ambiguo, che a partire dal suo inquietante titolo – “gothic” -, come un monito, invita lo spettatore a soffermarsi sulla potenzialità di un significato nascosto celato dietro a un’ordinaria scena di vita quotidiana.

Lo stesso Grant Wood, personaggio fuori dal comune, ha raccontato della genesi del quadro. Dopo lunghi anni di formazione trascorsi in Francia e in Germania per assimilare l’Impressionismo e il modo di fare arte in Europa, Wood torna negli Stati Uniti con l’intento di dedicarsi alla narrazione di un’America provinciale, spesso poco conosciuta, che rifiuta il progresso e che rimane ancorata ai solidi principi di un lavoro manuale a stretto contatto con la natura e la tradizione. È chiara qui infatti la sua volontà di rappresentare la dignità dei valori morali della classe media dell’America rurale del cosiddetto Midwestche possiamo fin da subito notare spostando il nostro sguardo sullo sfondo della scena.

Tutto a sinistra, il bouquet di fiori nel patio è infatti simbolo della vita domestica, mansione a quel tempo tipicamente femminile, mentre il forcone in primo piano rappresenta la condizione della vita delle campagne, una sorta di “American Dream” che permette all’uomo di affermarsi nella società attraverso il prodotto del suo lavoro.

Anche l’abbigliamento della coppia è espressione dell’intransigenza dei valori puritani e della forte chiusura della società del tempo: la giovane donna indossa un semplice abito nero con un colletto bianco ben abbottonato che penalizza la figura e le forme del corpo. Lo sguardo malinconico e la ciocca di capelli biondi che sfugge alla rigorosa pettinatura raccontano forse di una celata insofferenza a un stile di vita modesto e molto severo.

L’uomo accanto a lei, apparentemente molto più anziano, indossa una camicia senza colletto, una salopette e una veste nera, mentre i segni e la magrezza del volto lasciano intendere la durezza di una quotidianità fatta perlopiù di sacrifici e solitudine.

Il risultato che Wood ottiene da questo lavoro è un ritratto pressoché grottesco e caricaturale che sembra quasi prendersi gioco del grossolano stile di vita della società americana dell’epoca.

L’opera viene acquistata dall’Art Institute of Chicago e viene da subito interpretata dai più come un ritratto ironico, quasi comico, a causa dell’assurdità della scena e dei suoi protagonisti. Il dipinto incuriosisce anche il grande pubblico, vive una grandissima diffusione grazie alla pubblicazione su numerosi quotidiani e mezzi di comunicazione di massa, attirando inevitabilmente su di sé l’attenzione dell’opinione pubblica americana.

La diffusione di massa rappresenta, in questo caso, il primo indizio che già prefigura il successo che American Gothic avrà in quanto vera e propria icona dell’America degli anni Trenta che, rifacendosi alle antiche icone religiose, si avvale della divulgazione popolare per trasmettere una serie di valori religiosi e morali che attraverso la frontalità dei suoi personaggi arrivano direttamente all’osservatore.

Oggi il celeberrimo dipinto rappresenta una icona pop, pari alla Gioconda del Louvre e alla Venere di Botticelli, una di quelle opere d’arte uniche nella nostra storia, enigmatiche, che “resistono” ai rigidi canoni della critica e delle classificazioni e che entrano nell’immaginario popolare della società, diventando simboli atemporali e, per questo, immortali che ancora oggi parlano al pubblico dei musei e che in qualche modo si mettono al servizio dell’attualità per fornire nuove chiavi di interpretazione della realtà.

Ancora oggi American Gothic parla del mondo che ci circonda: c’è chi ci vede solo una stravagante opera d’arte e chi ci vede invece i valori della nuova America di Trump. Dare simboli e icona al nuovo pubblico americano puntando sulla tradizione e il rifiuto di qualsiasi forma di contaminazione esterna è stato in effetti l’obbiettivo dell’arte americana degli anni Trenta, realtà sociale che fa riflettere e che sembra, purtroppo, avere ancora molti punti in comune con l’America di oggi.

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Valentina Cognini

Nata a Verona 22 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Dopo uno stage al Museo del Louvre e alla Pinacoteca di Brera, si è laureata in Conservazione dei beni culturali a Venezia. Ora è tornata a Parigi per specializzarsi in Museologia all'Ecole du Louvre, la cricca di storici dell'arte più ganzi che ci sia. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.