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Guida breve ai libri che tutti citano ma nessuno ha mai letto davvero

Esistono tramonti, luoghi, piatti definiti “instagrammabili”, ovvero meritevoli di un numero spropositato di like se fotografati e postati su Instagram. Esistono anche citazioni instagrammabili, che molto spesso vengono da libri famosi. A chi non è capitato di leggere un passo di un romanzo sotto una foto su Instagram (e di aver pensato, a volte, «ma questa frase cosa c’entra?»).

La cosa curiosa è che spesso le persone citano autori che non conoscono, opere di cui hanno letto soltanto la citazione incriminata. La nostra redazione di Letteratura ha preparato una piccola rassegna dei libri più citati di sempre (a volte a sproposito). Se non avete mai letto l’opera completa, potrebbe essere una buona occasione per rimediare.

«Il piccolo principe» di Antoine de Saint-Exupéry

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

Ci siamo tutti imbattuti almeno una volta in questa splendida citazione tratta dal Piccolo principe, ma pochi hanno davvero letto il capolavoro di Saint-Exupéry, tutto incentrato sull’importanza di mantenere lo sguardo puro dei bambini – ed esserne orgogliosi – anche quando si cresce. L’autore scrive, infatti, che «tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)».

Con un linguaggio semplice, perfetto per i bambini, l’autore tratta temi da adulti, come l’amore, l’amicizia, la perdita. Il capitolo dell’incontro tra il Piccolo principe e la volpe, tra i più inflazionati nel mondo social, è forse il più profondo e poetico dell’intero libro: proprio per questo sarebbe avvilente ridurlo a poche frasi. Se conoscete solo qualche citazione letta qua e là sul web, quindi, è arrivato il momento di scoprire questo romanzo per intero.

(di Francesca Cerutti)

«L’alchimista» di Paulo Coelho

Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire.

Quanti di voi avranno mai letto in giro sui social network questa frase, pensando di avere a che fare con persone esperte di autoaiuto? Di quelle che ti urlano dietro “Never give up”, “Don’t stop believing”? Magari mettendo questa citazione in didascalia a qualche immagine presa da internet con cieli stellati o prati fioriti? La frase è tratta da L’alchimista di Paulo Coelho, autore brasiliano noto ai più per queste perle di saggezza, definite “coelhismi”, piuttosto che per i suoi romanzi.

Tuttavia, perché leggere L’alchimista? Perché la storia del giovane pastore andaluso Santiago non solo è un romanzo che elargisce massime a destra e manca, ma è anche un romanzo che ci insegna l’importanza della propria crescita individuale e della ricerca del proprio posto nel mondo. Ci mostra, inoltre, come noi esseri umani siamo parte dello stesso mondo, e ci invita, così, a diffonderne il suo messaggio di pace e armonia.

(di Alberto Paolo Palumbo)

Il «Carpe diem» di Orazio

Carpe diem, quam minimum credula postero.

Tutti filosofi col «Carpe diem»… ma abbiamo mai letto l’intera ode del poeta latino Orazio? È il primo dei Carmina quello che contiene l’espressione più famosa, citata, tatuata e inflazionata dell’intera letteratura latina: carpe diem. Queste due parole sono ormai diventate un motto, entrato nel linguaggio comune come esortazione a godere di un momento favorevole senza preoccuparsi del futuro. La vita di un verso, trasformato in “modo di dire”, può diventare del tutto autonoma da quella del testo che lo contiene, e infatti esso viene usato troppo di frequente per esprimere un messaggio che ha poco da spartire con quello originario. Ma basterebbe leggere per intero, almeno una volta, l’intero componimento per capire ciò che intendeva davvero il poeta di Venosa.

L’ode inscena un colloquio, davanti al mare in burrasca, tra un uomo maturo e una giovane, Leucònoe, che ha fretta di vivere il futuro. Il poeta la esorta a non coltivare speranze a lungo termine, che potrebbero essere disattese, ma a cogliere ciò che il presente le concede e a godere tutte le gioie che la vita offre. È questo un concetto centrale nella riflessione oraziana: esso non rivela un atteggiamento pessimistico di fronte all’esistenza, e neppure costituisce un invito a chiudere gli occhi, in modo stupido e menefreghista, per tuffarsi in una sfrenata ricerca del piacere; è bensì un’esortazione a vivere con intelligenza l’intensità di ogni momento, alla ricerca della felicità possibile nel presente. Ergo:

(di Federica Funaro)

«Arancia meccanica» di Anthony Burgess

Che cos’è che Dio vuole? Dio vuole il bene o la scelta del bene? Un uomo che sceglie il male è forse in qualche modo migliore di un uomo cui è stato imposto il bene?

Arancia Meccanica di Anthony Burgess, libro che ispirò l’omonimo film di Stanley Kubrick, è la storia di Alex, un teppista che, assieme alla propria banda di amici, denominati ”drughi”, si diverte a compiere atti di violenza per le strade di Londra. Il suo però è proprio un bisogno, ha quasi un
istinto alla violenza, che corroborato dall’utilizzo di varie ”drogucce” lo rende un vero e proprio incubo per la città. Ma il nodo centrale del libro è una riflessione di altro genere: l’importanza di poter scegliere. Perché infatti il giovane verrà arrestato e gli verrà effettuata una cura contro la sua naturale inclinazione alla violenza, tanto che arriverà a provare disgusto alla semplice idea di picchiare o offendere qualcuno.

E la domanda che quindi si pone l’autore, frutto anche di un
dibattito che aveva preso piede nell’Inghilterra di quell’epoca, è: se è meglio un mondo programmato scientificamente affinché non si possa scegliere il male, oppure avere la possibilità di non scegliere il bene, ma mantenere la propria libertà. La risposta è la seconda, e per questo Arancia Meccanica, anche nelle sue atrocità, è un manifesto sull’importanza di poter scegliere.

(di Vladislav Karaneuski)


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Redazione
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