L’educazione del futuro: i sette saperi di Edgar Morin

Edgar Morin (Parigi, 1921) è un filosofo e sociologo francese, noto per le sue riflessioni su una politica della civiltà e una riforma del pensiero. I suoi sette saperi sono il risultato di un’indagine sulla necessità di una nuova forma di conoscenza, in grado di porre le basi per l’educazione del futuro.

Un approccio transdisciplinare

Una delle idee centrali del pensiero di Morin è che la separazione delle discipline consente il progresso individuale di ciascuna di esse, ma limita la conoscenza a livello globale, che viene decontestualizzata. La sua opera I sette saperi necessari all’educazione del futuro, pubblicata nel 2000, propone sette condizioni o categorie per riorganizzare in modo transdisciplinare il pensiero e l’educazione di ogni società e cultura.

sette saperi
fonte: amazon.it

Che cosa significhi essere umani, comprendere la nostra connessione con il mondo naturale, ma anche le nostre differenze, confrontarsi con le incertezze, sviluppare la propria capacità di vivere l’aspetto poetico della vita, essere consapevoli della complessità del reale, sono solo alcuni dei punti che l’educazione del futuro dovrebbe considerare.

I sette saperi necessari all’educazione del futuro


1 – Le cecità della conoscenza: l’errore e l’illusione

«L’educazione deve mostrare che non esiste conoscenza che non sia in qualche misura minacciata dall’errore e dall’illusione: errori mentali, errori intellettuali, errori della ragione, accecamenti paradigmatici».

Per questo il primo dei “sette saperi” è proprio conoscere la conoscenza, invitando a potenziare nell’insegnamento lo studio dei caratteri cerebrali, mentali e culturali della conoscenza umana, dei suoi processi e delle sue propensioni naturali all’errore e all’illusione.


2 – I principi di una conoscenza pertinente

Morin esprime tutta la sua diffidenza nei confronti della separazione delle discipline, sottolineando come una conoscenza altamente specializzata ma frammentata, come è quella del nostro tempo, renda spesso incapaci di effettuare il legame tra le parti e le totalità. È necessario dunque promuovere una conoscenza capace di cogliere i problemi globali e gli oggetti nei loro insiemi, sviluppando quell’attitudine naturale della mente umana a situare le informazioni in un contesto.


3 – Insegnare la condizione umana

Uno dei limiti dell’educazione attuale è il fatto di non insegnare ciò che significa essere umano, conoscere il carattere complesso della propria identità e dell’identità che si ha in comune con tutti gli altri umani. Secondo Morin, è possibile riconoscere l’unità e la complessità dell’essere umano riunendo e riorganizzando le conoscenze disperse nelle scienze della natura, nelle scienze umane, nella letteratura e nella filosofia.

« L’educazione dovrebbe mostrare e illustrare il Destino a molte facce dell’umano: il destino della specie umana, il destino individuale, il destino sociale, il destino storico […]. Dovrebbe sfociare nella presa di conoscenza, dunque di coscienza, della condizione umana, della condizione comune a tutti gli umani e della ricchissima e necessaria diversità degli individui, dei popoli, delle culture».

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Fonte: costabrancanews.com

4 – Insegnare l’identità terrestre

L’idea di destino planetario è attualmente ignorata dall’insegnamento. Gli snodi dell’era planetaria, iniziata nel XVI secolo con la comunicazione fra tutti i continenti ed il complesso di crisi planetaria che segna il XX secolo sono spunti importanti per educare alla riflessione su come tutte le parti del mondo condividano un passato di reciproca solidarietà, ma anche di oppressione e devastazione. Dal momento che il destino del pianeta riguarda tutti gli uomini, per Morin è fondamentale sottolineare quanto l’educazione possa dunque contribuire alla creazione di un’ipotetica “cittadinanza terrestre”.


5 – Affrontare le incertezze

«Bisogna apprendere a navigare in un oceano d’ incertezze attraverso arcipelaghi di certezza».

Nel corso del XX secolo, scienze come la microfisica e la cosmologia ci hanno mostrato che la conoscenza contiene incertezze che l’insegnamento dovrebbe considerare.
Educare a predisporre la mente ad aspettarsi l’inatteso è fondamentale per affrontare i rischi che le incertezze comportano. Non va dimenticato che tutte le decisioni che potremo prendere, sia personalmente che politicamente, non sono altro che scommesse, scrive Morin.


6 – Insegnare la comprensione

Il pianeta ha bisogno in tutti i sensi di reciproche comprensioni, al punto che Morin sostiene che sia necessaria una riforma della mentalità che educhi anche all’incomprensione. Questo consentirebbe di mettere a fuoco le radici dei razzismi, delle xenofobie, delle forme di disprezzo e sarebbe dunque una delle basi più sicure dell’educazione alla pace.

«Un pensiero capace di non rinchiudersi nel locale e nel particolare, ma capace di concepire gli insiemi, sarebbe adatto a favorire il senso della responsabilità e il senso della cittadinanza. La riforma di pensiero avrebbe dunque conseguenze esistenziali, etiche e civiche».


7 – L’etica del genere umano

L’insegnamento deve far riconoscere la triplice realtà umana, così che l’etica si formi nelle menti a partire dalla coscienza che l’uomo è allo stesso tempo individuo, parte di una società, parte di una specie. Da qui, secondo Morin, nascono le due finalità etico-politiche del nuovo millennio: stabilire una relazione di reciproco controllo fra la società e gli individui attraverso la democrazia; portare a compimento l’umanità come “comunità planetaria”.


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Classe 1998, studia Filosofia all’Università di Verona, ma nutre un amore spassionato anche per la letteratura, la musica e la natura. Ha un debole per le cose complicate e perde spesso la testa per inseguire tutto quello che non comprende, innamorandosene. Tutti i suoi nodi si sciolgono quando scrive, va a cavallo, viaggia.