Lucera | Estate italiana

Questo racconto parte da Milano, il che non sorprende pensando all’enorme percentuale di immigrati dal Sud Italia che ospita la città. Tra loro ci sono anche i miei nonni, arrivati come tanti da lontano in cerca di miglior fortuna. Erano gli anni Sessanta e il paese da cui scappavano si chiama Lucera, nel cuore della Puglia rurale.

Non immaginate spiagge da sogno e locali notturni frequentati dai turisti; Lucera (Foggia) fa parte della parte selvaggia della regione, quella composta da campagne bruciate dal sole e fortezze diroccate mangiate dalla vegetazione. Un luogo aspro, dal quale prendere un treno e correre via.

Oggi Lucera offre ancora il fascino della roccaforte sveva che secoli fa intimoriva i saraceni: i suoi edifici dominano il Tavoliere delle Puglie da migliaia di anni, imponendosi sul paesaggio. L’interno del borgo è un dedalo di stradine in cui la storia si respira e si vive, dove rovine di epoca romana convivono con cattedrali ottocentesche e castelli medioevali. In mezzo ai campi coltivati e alle masserie secolari si trova l’Anfiteatro Romano Augusteo, il più a sud d’Italia, un lascito di un’epoca in cui la città era considerata da Cicerone “tra le più fiorenti d’Italia”.

Nonostante i secoli l’abbiano levigata come uno scoglio battuto dalle onde, Lucera ha mantenuto l’aspetto che durante il Duecento gli diedero i Saraceni, confinati qui dalla Sicilia da Federico II, l’imperatore che regalò alla Puglia alcune tra le fortezze più incredibili mai viste. La popolazione musulmana rese la città fiorente e luccicante di mosaici e moschee, oggi cancellate dall’arrivo dei cristiani nel Trecento. Quello che resta, sono le stradine del centro storico, così fitte e misteriose, e il temperamento deciso dei suoi abitanti.

Il Medioevo non donò a Lucera solo una grande comunità cosmopolita, ma anche una fortezza inespugnabile, con una cinta muraria lunga quasi un chilometro che inglobava lo splendido palazzo imperiale di Federico II. La rocca angioina domina ancora il Tavoliere con le due torri dette “del Leone” e “della Leonessa”.

Nei vicoli della Lucera medioevale, all’ombra di monumenti tenaci e cattedrali gotiche si perdono le origini della mia famiglia. Tornare in questi posti, respirare l’aria dei tuoi antenati, entrare a passo incerto nel cortile dove tuo nonno e le sue sorelle giocavano da bambini… Sono momenti inestimabili della vita di noi “figli in prestito” del Nord; un percorso per conoscere sé stessi e le proprie origini, incastrate in mezzo alle stradine di pietra di un paese a picco sulla campagna.

fonte: www.italyformovies.it

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Beatrice Curti
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