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Nel silenzio generale chiude il Musée des tissus, la più grande collezione tessile al mondo

7 minuti di lettura

di Ilaria Moretti

LIONE – I tempi sono strettissimi. L’ultima riunione per decidere le sorti di uno dei più importanti musei di Francia e del mondo è fissata per domani, martedì 8 marzo. Dopodiché, se le autorità competenti decideranno che l’intero patrimonio non è affare loro e che le responsabilità di una scelta in negativo sono altrove (in che altrove? Lo stato? La città? La regione?), il Musée des tissus de Lyon (Museo dei tessuti) chiuderà i battenti e la collezione verrà dispersa chissà dove.

Musée des tissus - 20 minutes
Musée des tissus – 20 minutes

Situato nel secondo arrondissement della città, al numero 34 di rue de la Charité, il museo è stato creato a metà del diciannovesimo secolo in seguito alla prima Esposizione Universale tenutasi a Londra nel 1851. L’obiettivo era quello di mantenere un legame commerciale con i tessitori lionesi (originariamente installati nel quartiere collinare della Croix Rousse) grazie alle competenze tecniche ed artistiche di questi ultimi. Fu grazie al supporto della Chambre de Commerce de Lyon (Camera di Commercio di Lione, CCI) che divenne possibile creare un Museo d’arte e d’Industria nel cuore del Palazzo del Commercio, edificato da René Dardel nel 1856. Il museo aprì al pubblico nel marzo del 1864 proponendo un vasto repertorio che spaziava dagli oggetti d’arte a quelli tessili. Soltanto nel 1890 l’istituto prese il nome di Musée Historique des Tissus (Museo Storico dei Tessuti) proponendo una collezione universale di materiali provenienti da tutto il mondo. Ad oggi, il patrimonio artistico conservato in questo delizioso palazzo dai muri bianchissimi resta la più importante collezione tessile del mondo con un repertorio di 2,5 milioni di esemplari. Non certo bazzecole. Tale ricchezza copre circa 4500 anni di produzione tessile e spazia dall’Egitto faraonico fino ai nostri giorni, comprendendo collezioni provenienti dall’America, dalla Cina, l’Oriente, l’Italia e i Paesi Bassi.

Collezioni - france3-regions
Collezioni – france3-regions

Quanto costa mantenere un simile patrimonio? “Solo” 2 milioni di euro l’anno, che la Camera di Commercio, malgrado gli sforzi, afferma di non poter più sostenere. Che cosa sta facendo la città di Lione per preservare la collezione? Gerard Collomb, sindaco in carica dal 2001, non si è nemmeno degnato di partecipare all’ultima riunione organizzata dal Prefetto e dalla DRAC (Direzione regionale degli affari culturali della Regione Rhône-Alpes e Auvergne). La scusa è l’implicazione attiva nella gestione del neonato Musée des Confluences (dedicato alla Storia Naturale e alle Società e costato la bellezza di 306 milioni di euro, cinque volte la cifra stabilita in partenza). La città di Lione – in partenariato con altre società private e con un notevole contributo da parte dello Stato – si è anche sobbarcata un’altra piccola “spesuccia” che forse ha pesato leggermente sulle casse del comune: la creazione dell’attesissimo Stade des Lumières (il nuovo Stadio) costato la modica cifra di 450 milioni di euro.

Musée des confluences- culturebox
Musée des confluences- culturebox

A questo punto, cifre alla mano, si è costretti a gettare la spugna: i 2 milioni per salvare la collezione di tessuti più importante del mondo sono davvero troppi se paragonati agli altri (irrisori e soprattutto indispensabili) finanziamenti! Come biasimare il sindaco, come biasimare le autorità competenti, come biasimare lo Stato che dinnanzi all’evenienza di una chiusura preferisce girare la testa dall’altra parte invece di prendersi in carico l’intero museo traslando il suo attuale statuto a quello di “Museo di Stato”? È infatti importante sottolineare che il Musée des Tissus resta l’unico, in tutta la Francia, ad essere gestito da una camera di commercio. Non sarebbe più semplice, nell’ottica della salvaguardia di un patrimonio che è di tutti e non solo di Lione, della Francia e dell’Europa, una tutela da parte del Ministero della Cultura?

Musee des tissus - patrimoine-lyon

La legge, del resto, parla chiaro. Il rifiuto da parte dello Stato di prendersi in carica le sorti dell’Istituto costerà ancora più caro alle casse francesi. Secondo gli articoli L452-2, L452-3 e L452-4 del Codice del Patrimonio se le collezioni di un museo di Francia sono in pericolo, lo Stato dovrà partecipare alle spese di messa in sicurezza per almeno la metà del costo totale dell’operazione. Inoltre, considerando che la chiusura del museo si accompagnerà obbligatoriamente ad un trasloco e al dislocamento di tutto il personale, collezioni comprese, è chiaro come l’intero patrimonio conservato sarà in pericolo. In questo caso, non soltanto il Ministero della Cultura dovrà pagare i costi di una simile operazione, ma sarà obbligato a farsi carico delle collezioni conservate all’interno del Museo che – se le cose andranno di questo passo – diverranno purtroppo inaccessibili per il pubblico. Sostiene a giusto titolo Didier Rikner su La tribune de l’Art: «per parafrasare Churchill: hanno avuto la scelta tra il disonore e lo spendere dei soldi per salvare il museo. Hanno scelto il disonore e i soldi li spenderanno comunque».

Fonti: La tribune de l’Art, Lyon-entreprises, Lyon-France

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Redazione

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