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storia della scoperta dell'america

Colombo è stato davvero il primo europeo nelle Americhe?

Le cronache ufficiali raccontano che l'America è stata scoperta da Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492. Ma siamo davvero sicuri che, prima di lui, nessun europeo abbia attraversato l'Atlantico?

9 minuti di lettura

Il mito delle Colonne d’Ercole

«Io e’ compagni eravam vecchi e tardi / quando venimmo a quella foce stretta/ dov’Ercule segnò li suoi riguardi». Sono queste le parole che Dante Alighieri, nella sua Commedia, in particolare nel Canto XXVI dell’Inferno, fa pronunciare al prode Ulisse. Per il fiorentino, l’eroe greco, impavido e assetato di conoscenza, sarebbe morto insieme ai suoi compagni, nel tentativo di varcare le cosiddette Colonne d’Ercole, il limite estremo ad Occidente del mondo conosciuto, sfidando i limiti imposti dal cielo agli uomini.

Nell’antichità questo punto di non ritorno era identificato presso lo Stretto di Gibilterra, il punto in cui il Mediterraneo si congiunge all’Oceano Atlantico. Dante probabilmente non immaginava neppure che qualche secolo più avanti, nel 1492, non solo un genovese avrebbe varcato quella soglia proibita ma vi avrebbe trovato anche un nuovo mondo da raccontare agli europei, che purtroppo poco impiegarono ad esplorarlo, depredarlo, occuparlo e ad uccidervi le genti che lo popolavano con estrema ferocia.

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Cristoforo Colombo

1492: l’inizio dell’età moderna in Europa

Il 12 ottobre 1492 è divenuta la data d’inizio convenzionale dell’età moderna. Quel giorno, Cristoforo Colombo arrivò in America, dopo un lungo viaggio, iniziato da Palos, in Spagna, il 3 agosto dello stesso anno, ma anche non privo di dissidi a bordo. Colombo cercava una via per le Indie, ma dopo giorni e giorni di navigazione non si avvistava terra. Più volte l’equipaggio protestò vibratamente, più volte si penso di cambiare rotta, di tornare indietro, di non farcela.

Verso gli ultimi giorni, poco prima di quel 12 ottobre, uccelli in volo, rami, foglie e fiori trovati in acqua hanno rincuorato i naviganti, facendo pensare immediatamente ad una terra emersa nelle vicinanze. Lo sbarco avvenne a Guanahani, zona che Colombo chiamò San Salvador. Di lì in poi la storia la conosciamo e purtroppo, nonostante la scoperta europea, non è stata segnata da buoni eventi, ma da guerra, genocidi, saccheggi e schiavitù. Ma al di là dei libri di storia, possibile che nessuno prima di allora, dall’Europa, avesse tentato un’esplorazione oltre le Colonne d’Ercole?

Europei nelle Americhe: le ipotesi di retrodatazione

Partendo da chi retrodaterebbe la scoperta del Nuovo Mondo da parte degli europei ai tempi dei Greci, dei Fenici o dei Romani, le teorie sono cresciute col passare degli anni. Più plausibili però paiono sembrare quelle che tirano in ballo i Vichinghi, popolo di mercanti, guerrieri e naviganti, dato che si baserebbero su elementi più concreti, ma non solo. I contatti tra l’estremo nord-ovest dell’Europa e l’estremo nord-est delle Americhe, secondo tali ricostruzioni, sarebbero stati ripetuti e numerosi. C’è poi la storia affascinante di due fratelli veneziani, i fratelli Zeno, due navigatori e commercianti.

Il mare è grande ed è aperto. Non vi erano cancelli né barriere prima del 1492, se non quelle imposte dal timore, dalla necessità e dalle disponibilità economiche. Nulla ci impedisce di ipotizzare che prima della spedizione spagnola altri abbiano tentato quella via, se non per arrivare in India, almeno per cercare nuove terre e nuove risorse. Le ipotesi più suggestive tirano in ballo tanto i Greci, quanto i Fenici – abilissimi nella navigazione – che già addirittura nel VI secolo a.C. avrebbero scoperto nuove terre ad Occidente spinti dalle correnti e dai naufragi, partendo dalle coste dell’Africa. In molti hanno ritenuto di credere che persino i romani avessero tentato l’impresa, non si sa quanto consciamente.

Una tipica imbarcazione vichinga

Viaggiatori del Nord: i Vichinghi, le pietre runiche e la “bussola” di cristallo

Secondo altri, alcuni viaggiatori islandesi vi sarebbero arrivati nel X secolo d.C., ma l’indagine più complessa e significativa pare essere quelle legata agli spostamenti dei Vichinghi, che proprio dall’Islanda, intorno al 980, sarebbero giunti sulle coste della Groenlandia. Nel 1961 furono scoperte tombe apparentemente vichinghe, risalenti al secolo XI, presso L’Anse aux Meadows, a Terranova. Territori esplorati ad Occidente nei quali sarebbero sorti insediamenti norreni, in particolare una terra indicata come Vindland, compaiono negli scritti di un monaco del 1075.

Sempre nell’America settentrionale sono state trovate pietre runiche riconducibili alla tradizione vichinga. Secondo ricerche condotte da studiosi francesi alcuni anni fa, navigazioni così lunghe sarebbero state possibili per i Vichinghi con l’utilizzo dello spato d’Islanda, un cristallo semitrasparente che consentiva di vedere la posizione del sole in cielo anche quando questo era coperto dalle nuvole. Lo stesso cristallo è stato rinvenuto dagli archeologi in imbarcazioni britanniche del XVI secolo, il che fa pensare che fosse utilizzato ampiamente anche dopo, in caso di problemi con le bussole.

La pista scozzese e il presunto viaggio dei fratelli veneziani Zeno

Racconti e teorie su esplorazioni europee in America hanno continuato a circolare anche in riferimento a periodi più vicini all’epoca del nostro genovese. Una delle più avvincenti, ma anche misteriosa, riguarderebbe il presunto viaggio di almeno uno di due fratelli veneziani vissuti nel XV secolo: Niccolò e Antonio Zeno. Tale storia, purtroppo, non ci giunge da fonti di prima mano, ma dal diario di un discendente dei due fratelli, vissuto a metà del secolo XVI, di nome anch’egli Niccolò. Secondo tale racconto Niccolò, uno dei fratelli, navigando nella Manica, fu colpito da una tempesta e naufragò.

Fu accolto dal barone di Roslin, in Scozia, tale Henry Sinclair, presso il quale fu tenuto a lavorare, in ambito militare e mercantile, e presso il quale chiamò a raggiungerlo anche il fratello Antonio, nel 1384. Nel 1397 capitò ai fratelli di parlare con un pescatore, tornato dopo decenni a casa, che sosteneva di essere naufragato verso terre sconosciute ad ovest. Sinclair avrebbe finanziato dunque una spedizione, affidandone il comando ad Antonio Zeno, verso occidente. Stando al racconto intorno al 1398, quasi un secolo prima di Colombo, la flotta scozzese-veneziana avrebbe raggiunto Terranova e poi l’attuale Groenlandia.

europei in america
Europei nel Nuovo Mondo

Un viaggio del tutto casuale?

Alla luce di queste storie i dubbi permangono e spingono sempre più ricercatori e curiosi ad inseguire le possibili prove di queste esplorazioni precolombiane. Ma non solo. Qualcuno – evidentemente più malizioso – ha pensato anche che lo stesso Colombo non abbia compiuto un viaggio totalmente alla cieca, puntando alle Indie e scoprendo poi, per caso, le Americhe. Il navigatore genovese, infatti, era anche studioso e fervido lettore di opere di viaggio (a partire dagli scritti di Marco Polo), diari e mappe.

Potrebbe aver letto da qualche parte la testimonianza di missioni esplorative nell’estremo Occidente? Potrebbe essersi incuriosito rispetto a leggende e racconti su terre sconosciute al di là del mare? «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e canoscenza», fa dire Dante ad Ulisse, sempre nel canto XXVI, per convincere i compagni a spingersi oltre le Colonne d’Ercole. Chissà che la curiosità e l’amore per la conoscenza non abbiano spinto, in segreto, anche Cristoforo Colombo verso quell’avventura inattesa.

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Paolo Cristofaro

Nato nel 1994, si è laureato in Lettere e Beni Culturali all'Università della Calabria con una tesi di Storia Medievale. Presso lo stesso ateneo si sta specializzando in Scienze Storiche. Collaboratore di quotidiani e riviste, è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti. I suoi interessi spaziano dalla storia antica a quella contemporanea.

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