Storie di sport. Dennis Rodman: genio e sregolatezza nel basket

Da George Best ad Andre Agassi, il firmamento dello sport è costellato da una serie di campioni caratterizzati dalla bravura e dalle bravate fuori dal campo, per il mondo del basket uno dei più celebri rappresentanti di questa peculiare categoria dai caratteri unici e abbacinanti è senz’altro Dennis Rodman.

La carriera sportiva di uno dei migliori rimbalzisti della storia dell’NBA parte in sordina. Il cestista nato a Trenton nel New Jersey si forma infatti a livello universitario nelle file della Southeastern Oklahoma State University. Nel 1986 viene notato dagli osservatori dei Detroit Pistons che nonostante il fisico non troppo imponente di quest’ala grande si fecero affascinare dal suo talento tecnico e con intuito lungimirante lo inserirono nel secondo giro di draft dello stesso anno.

Strutturalmente leggermente al di sotto dei parametri fisici del suo ruolo ma dotato di grande aggressività e forza fisica, si fece progressivamente spazio nella rosa dei Pistons e nel 1987 perse per un soffio la finale di Conference contro i Boston Celtics. Nella stagione successiva fu tra i protagonisti della scalata verso le finali di Conference perse contro il Los Angeles Lakers ma l’anno seguente ricevette il suo primo award nell’NBA vincendo il premio come miglior difensore e contestualmente anche il suo primo titolo di Lega sempre contro i Lakers.

Nella stagione successiva arriva il secondo titolo accompagnato dal secondo award come miglior difensore del parquet statunitense, mentre nel 1992 conquistò per la prima volta il premio come miglior rimbalzista dell’NBA. Nel 1993 arriva anche il secondo titolo di miglior rimbalzista della Lega e al termine della stagione si concretizza anche il passaggio ai San Antonio Spurs. Nonostante due stagioni nel quale si riconfermò puntualmente miglior rimbalzista statunitense (riconoscimento conquistato sette in carriera), per ricingere l’anello dell’NBA dovette attendere il 1996 quando venne selezionato dai Bulls e, nel magic big three con Scotty Pippen e Michael Jordan, conquistò poi tre titoli consecutivi. Al termine del suo miglior triennio da professionista entrò nelle file dei Los Angeles Lakers e nella stagione successiva passò ai Dallas Maveriks. Il suo tempo tra i grandi del basket si concluse senza ulteriori assoli e terminò in una grigia stagione nelle file dei Brighton Bears in Inghilterra che si ridusse ad una mera passerella pubblicitaria.

Nel frattempo, nonostante una carriera da professionista invidiabile, Dennis Rodman si fece conoscere come uno degli sportivi più eccentrici del mondo. Ad esempio nell’NBA era celebre il suo look fatto di scarpe e acconciature dai colori improbabili. Nel 1993, passando dai Piston agli Spurs, celebrò ad esempio il suo nuovo ingaggio imitando l’acconciatura cotonata e ossigenata di Wesley Snipes in Demolition Man mentre nel 1994 ebbe una relazione con la celebre popstar Madonna, storia sentimentale che lo portò sulle copertine dei maggiori rotocalchi internazionali mentre nel frattempo, grazie al suo stile aggressivo sul campo da gioco e grazie al suo eccentrico rapporto con la stampa, preparò la sua uscita di scena dorata offrendo la sua immagine per alcune non troppo celebri produzioni di Hollywood. Al cinema la sua “miglior” performance è quella in Double Team, un improbabile action movie girato in coppia con Van Damme del 1997, che l’anno successivo servì a fruttargli il Razzie Award come peggior attore non protagonista. Dal 1997 al 1999 fece parte della NWO (New World Order), la Lega di wrestling creata da Hulk Hogan, mentre negli ultimi anni è finito nuovamente sotto i riflettori per la sua discussa amicizia con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Nel 1996 si ricorda un’altra memorabile follia quando scioccò i media con la sua apparizione in abito da sposa alla prima newyorkese del suo libro Bad As I Wanna Be, la prima scioccante biografia ufficiale sul suo conto.

Un ragazzo ai margini cresciuto praticamente da solo che come altri miti maledetti dello sport ha saputo trarre spunto dal suo passato controverso per distinguersi dalla massa. Uno dei campioni simbolo dell’epoca d’oro dell’NBA che dal 2011 è entrato anche a far parte della Hall of fame del basket intitolata all’inventore della moderna pallacanestro James Naismith.

Redazione