Dal barocco al Novecento: l’azzardo nei grandi dipinti

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Il fascino del gioco d’azzardo ha attraversato i secoli, ispirando alcuni dei più grandi maestri della pittura occidentale. Dalle taverne rinascimentali ai salotti borghesi, le carte, i dadi e la roulette sono stati protagonisti di capolavori che raccontano molto più di una semplice partita: parlano di inganni, tensioni psicologiche, vizi e virtù dell’animo umano. Gli esperti di Newgioco, uno dei principali portali di intrattenimento online in Italia, hanno preparato questo approfondimento per ripercorrere un viaggio affascinante attraverso i dipinti più celebri dedicati al mondo dell’azzardo.

L’origine barocca: Caravaggio e la rivoluzione dei “Bari”

Nel 1594, un giovane Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinse “I Bari”, un’opera destinata a segnare una svolta nella storia dell’arte. Il dipinto, oggi conservato al Kimbell Art Museum di Fort Worth, raffigura una scena di truffa durante una partita al primero, antenato del poker moderno. Un giovane ingenuo, elegantemente vestito, gioca ignaro contro due bari: uno tiene carte nascoste dietro la schiena, mentre un complice più anziano spia il mazzo dell’ingenuo e comunica segnali al compagno attraverso guanti con le dita tagliate.

L’innovazione tecnica e il successo

Caravaggio introdusse un realismo psicologico mai visto prima: le espressioni dei personaggi rivelano tensione, concentrazione e astuzia. L’opera attirò l’attenzione del cardinale Francesco Maria Del Monte, che la acquistò e divenne il primo importante mecenate dell’artista. Come testimonia la critica d’arte consultabile su Frammenti Rivista, l’uso magistrale del chiaroscuro caravaggesco avrebbe influenzato generazioni di pittori, creando un vero e proprio genere: le scene di inganno al tavolo da gioco.

Georges de La Tour: il maestro francese dell’inganno

Circa quarant’anni dopo, il pittore lorenese Georges de La Tour riprese il tema caravaggesco con “Il Baro con l’asso di quadri” (1635 circa), oggi esposto al Musée du Louvre. La scena presenta quattro personaggi: un giovane ingenuo sta per perdere i suoi soldi contro un baro che nasconde gli assi dietro la schiena, aiutato da una cortigiana e da una serva complice che porta vino ai giocatori.

L’opera rappresenta le tre tentazioni fondamentali secondo la morale del Seicento: il gioco, il vino e la lussuria. De La Tour rimanda anche alla parabola del Figliol prodigo, ammonendo il giovane che si allontana dalla retta via. Il dipinto, riscoperto solo nel 1926, ha affascinato i cubisti per il trattamento geometrico dei volumi e i surrealisti per l’atmosfera straniante.

Confronto tra le due opere barocche

La tabella seguente mette a confronto le caratteristiche principali dei due capolavori:

CaratteristicaCaravaggio – I Bari (1594)De La Tour – Il Baro (1635)
Personaggi3 (vittima e due bari)4 (vittima, baro, cortigiana, serva)
UbicazioneKimbell Art Museum, TexasMusée du Louvre, Parigi
Dimensioni94 × 131 cm106 × 146 cm
TemaIngenuità e corruzioneLe tre tentazioni: gioco, vino, lussuria

L’Età d’oro olandese: Jan Steen e il caos della taverna

Nel Seicento olandese, Jan Steen (1626-1679) divenne celebre per le sue vivaci scene di vita quotidiana. La sua “Disputa per un gioco di carte” (1664-1665) rappresenta il culmine del genere della pittura di taverna. Il dipinto, caratterizzato da un dinamismo esplosivo, mostra una baruffa scoppiata durante una partita, con carte e oggetti che volano in aria mentre i giocatori si affrontano.

Steen, figlio di un birraio e lui stesso gestore di taverne, conosceva bene gli ambienti che dipingeva. Le sue opere combinano umorismo e moralismo: dietro le scene caotiche si nascondono ammonimenti sui pericoli del vizio. L’espressione olandese “una casa di Jan Steen” indica ancora oggi una situazione di disordine totale.

L’Ottocento e il Novecento: dalla nobiltà al popolo

Il tema del gioco d’azzardo subì una trasformazione significativa nell’Ottocento. Paul Cézanne (1839-1906), con la sua celebre serie “I Giocatori di carte” (1890-1895), abbandonò completamente l’elemento della truffa o della tensione drammatica. Come documentato dal Musée d’Orsay, dove è conservata una delle cinque versioni, Cézanne ritrasse contadini provenzali assorti in partite silenziose, elevando un passatempo popolare a dignità monumentale.

Gli elementi caratteristici della serie di Cézanne includono:

•        Composizione geometrica rigorosa con figure massicce

•        Assenza di narrazione: pura contemplazione

•        Contadini della tenuta paterna usati come modelli

•        Record mondiale: una versione venduta nel 2011 a 250 milioni di dollari

Edvard Munch e l’ossessione della roulette

L’espressionista norvegese Edvard Munch, celebre per “L’Urlo”, dedicò diversi dipinti al mondo del casinò durante i suoi soggiorni in Francia. “Al tavolo della roulette a Monte Carlo” (1892), oggi esposto al Munch Museum di Oslo, cattura l’atmosfera tesa di una sala da gioco con figure concentrate attorno alla ruota. Munch si autoritrasse di spalle, intento ad annotare i numeri usciti, esplorando così l’ossessione e la tensione psicologica del giocatore.

L’icona pop: i cani che giocano a poker

Nessun percorso sull’arte del gioco d’azzardo sarebbe completo senza menzionare la serie più riprodotta della storia: “Dogs Playing Poker” di Cassius Marcellus Coolidge (1844-1934). Tra il 1894 e il 1910, questo illustratore americano autodidatta creò 18 dipinti raffiguranti cani antropomorfi impegnati in partite di poker, commissionate dalla Brown & Bigelow per pubblicizzare sigari.

I dipinti più celebri della serie:

TitoloAnnoDescrizione
Poker Game1894Prima opera della serie, venduta per 658.000$ nel 2015
A Friend in Need1903Il più famoso: un cane passa un asso sotto il tavolo
A Bold Bluff + Waterloo1903Dittico venduto insieme per 590.400$ nel 2005

Sebbene i critici d’arte abbiano spesso liquidato questi dipinti come kitsch, essi sono diventati icone della cultura pop americana, descritti dalla critica Annette Ferrara come “indelebilmente impressi nel subconscio collettivo”. Le composizioni di Coolidge riprendono ironicamente i maestri del passato: i San Bernardo con i loro poker face ricordano da vicino le tensioni psicologiche dei “Bari” di Caravaggio. Nel 2002, il direttore del Chrysler Museum of Art fece uno scherzo del primo aprile annunciando l’acquisizione della serie, dimostrando quanto questi dipinti siano entrati nell’immaginario collettivo.

Come approfondito da Artsy, una delle principali piattaforme dedicate al mercato dell’arte, il successo di Coolidge rappresenta un caso unico di arte commerciale che ha trasceso il suo scopo originario per diventare patrimonio culturale condiviso.

Conclusioni

Dal realismo drammatico di Caravaggio all’ironia di Coolidge, i dipinti sul tema dell’azzardo offrono uno specchio fedele dell’evoluzione della società occidentale. Se nel Seicento il gioco era simbolo di corruzione morale e tentazione, nell’Ottocento divenne occasione di riflessione sulla condizione umana, fino a trasformarsi in icona pop nel Novecento. Che si tratti di bari rinascimentali o di bulldog in giacca e cravatta, queste opere continuano a parlarci del rapporto universale tra l’uomo e il rischio, tra la fortuna e l’inganno.

Redazione

Frammenti Rivista nasce nel 2017 come prodotto dell'associazione culturale "Il fascino degli intellettuali” con il proposito di ricucire i frammenti in cui è scissa la società d'oggi, priva di certezze e punti di riferimento. Quello di Frammenti Rivista è uno sguardo personale su un orizzonte comune, che vede nella cultura lo strumento privilegiato di emancipazione politica, sociale e intellettuale, tanto collettiva quanto individuale, nel tentativo di costruire un puzzle coerente del mondo attraverso una riflessione culturale che è fondamentalmente critica.

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