Il diavolo nel corpo Radiguet

Eros e trasgressione nell’adolescenza: rileggere «Il diavolo in corpo»

Una rilettura del romanzo scandaloso di Raymond Radiguet tra desiderio adolescenziale, trasgressione e inquietudine morale nella Francia della Prima guerra mondiale.
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Quando nel 1923 viene pubblicato Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet, immediatamente scoppia uno scandalo. Il romanzo non solo è scritto da un autore appena ventenne, ma è pregno di trasgressione erotica, in quanto narra la storia di una donna sposata che tradisce il marito, impegnato al fronte durante la Prima guerra mondiale, con un giovane di appena quindici anni.

A distanza di tempo, è possibile riconoscerne aspetti originali e perturbanti, nutriti dalla lucidità con cui Radiguet osserva la dinamica del desiderio al centro della vita adolescenziale. Anche se l’autore negò sempre una componente autobiografica, è tuttavia stato successivamente confermato che si ispirò a reali episodi della sua vita.

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L’eros come trasgressione sociale

Anche se ormai siamo abituati a romanzi e media estremamente espliciti, Il diavolo in corpo non è propriamente un libro “erotico”: l’eros che attraversa il romanzo non è mai esplicitamente esibito. Non sono descritti amplessi né dettagli: Radiguet predilige, infatti, una scrittura fatta di allusioni. Al centro della vicenda è più che altro la tensione psicologica non solo del tradimento, ma di tutto il desiderio: il protagonista racconta in prima persona le sue impressioni, le sue sensazioni e le emozioni che la donna suscita in lui. Un amore intenso e particolare, fatto sovente di sottomissione consapevole: l’amore l’aveva resa schiava, dice.

Approfittavo del suo finto sonno per aspirare l’odore dei suoi capelli, della sua nuca, delle sue gote ardenti, sfiorandole appena perché non si svegliasse. Carezze che non sono, come si pensa, gli spiccioli dell’amore, ma, al contrario, la moneta più rara di cui esclusivamente la passione si serve.

Proprio questa reticenza dell’autore nei confronti dell’esplicito rende la carica erotica del testo più intensa, fatta di pause, momenti non detti, elementi non rivelati. Il giovane narratore si confessa con il lettore in modo naturale e particolare, mentre il contesto storico fa da cornice per cedere il passo al mondo interiore del giovane. Lo stesso romanzo esce durante il dopoguerra e la sposa di un soldato al fronte non usa semplicemente il giovane come trasgressione, ma come esperienza in disaccordo con una società codificata.

In questo senso, il romanzo dialoga con una lunga tradizione europea che ha interrogato il rapporto tra desiderio e regole. Primo fra tutti il celeberrimo Madame Bovary di Gustave Flaubert, dove la passione è fuga dalla noia, oppure alla relazione inquieta descritta in Adolphe di Benjamin Constant. Radiguet, tuttavia, introduce un elemento nuovo: la prospettiva dell’adolescente. L’adultera è una donna sposata, ma la persona con cui si approccia è un giovane il cui sistema morale deve ancora formarsi, schiavo della passione eppure fortemente consapevole.

L’adolescenza e il Diavolo in corpo

Uno degli aspetti più moderni del romanzo è la rappresentazione del desiderio giovanile come esperienza totalizzante, ma non nel senso “formativo”. Come accadeva presso i Greci, nelle narrazioni l’eros sembra spesso quasi una funzione di formazione per il protagonista, mentre in questo caso il narratore vive l’amore non come apprendimento sentimentale, bensì come una rivelazione assoluta e repentina. In tal senso, il titolo del romanzo offre una riflessione eloquente. Il “diavolo” del titolo non è un personaggio e non è, come si potrebbe pensare, identificabile come il giovane quindicenne “tentatore” della donna sposata. Coincide, invece, con il desiderio che invade il protagonista e lo conduce oltre i limiti della morale comune. Ciò può avvenire solo e soltanto perché si tratta di un adolescente.

Saranno in molti a biasimarmi. Che posso farci? È colpa mia se pochi mesi prima della dichiarazione di guerra avevo soltanto dodici anni? Forse le emozioni scatenate da quell’evento straordinario appartengono a un genere che l’infanzia non sperimenta mai. Ma, poiché è difficile invecchiarsi in maniera efficace, in barba alle apparenze, proprio in quell’età acerba mi capitò di impegnarmi in un’avventura che metterebbe in imbarazzo persino un adulto.

Radiguet osserva questa forza prestando attenzione alle tensioni psicologiche e all’analisi dei personaggi. Probabilmente l’autore stesso, scrivendo, desidera comprendere come il desiderio possa trasformarsi in una forza fatale quanto il destino. In questo senso il romanzo si inserisce perfettamente in quel grande filone di romanzi moderni dove l’eros è una dimensione destabilizzante psicologicamente, basti pensare al nostrano Alberto Moravia.

La tensione dell’eros non è data, inoltre, solamente dal tradimento. Gli incontri tra i due amanti sicuramente hanno maggiore tensione a causa della segretezza, ma la gelosia, la passione, il magnetismo fra i due sono più che mai viscerali. Fatti di sguardi, silenzi e attese più forti delle descrizioni fisiche pertanto non necessarie.

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Guerra e sospensione morale

Il contesto storico del romanzo, la Francia durante la Prima guerra mondiale, contribuisce a creare una particolare atmosfera. Gli uomini sono tutti assenti al fronte ed è come se concedessero a un giovane più spazio di manovra e di scoperta. La clandestinità diventa il nuovo codice morale a causa del vuoto sociale imposto dalla guerra. Quest’ultima non è mai al centro della narrazione, ma serve a creare una dicotomia tra la tragedia collettiva e i tormenti interni del protagonista, come se l’eros fosse più forte di tutto ciò che accade fuori.

Quella “pulsione al simile”, inspiegabile quanto impossibile da dimenticare, è l’energia tremenda che rende clandestini e trasgressivi due personaggi così profondamente in guerra dentro e fuori da se stessi.

È la pulsione al simile che ci guida nella vita, che ci intima l’alt, dinanzi a un paesaggio, a una donna, a una poesia. Possiamo ammirare molti altri aspetti, senza ricevere, però, mai quella scossa particolare. La pulsione al simile costituisce la sola linea di condotta che non sia artificiosa.

La guerra vera risiede nel diavolo che portiamo in corpo quando desideriamo qualcuno, nella natura inquieta degli uomini tormentati dai loro desideri, avvinti in una storia clandestina e immersi nell’eterna antitesi tra innocenza e voglia di sentire.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. È docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti "Dipinti, brevi storie di fragilità"

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