Ha inaugurato giovedì 23 aprile la mostra Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi al Palazzo delle Albere di Trento. Visitabile fino al 6 settembre, l’esposizione arricchisce il programma annuale del Mart e le sale del Palazzo, rimasto chiuso diverso tempo per un restauro.
Un nuovo modo di vedere il tempo
La mostra Anacronismi e discronie propone un viaggio attraverso oltre quarant’anni di arte italiana, mettendo al centro un tema tanto affascinante quanto attuale: il rapporto non lineare con il tempo. Riunendo circa settanta opere di quasi cinquanta artisti, il percorso espositivo indaga quelle pratiche che sfuggono alla cronologia tradizionale, creando cortocircuiti tra passato e presente. In un’epoca dominata dalla velocità digitale e dall’iper-presente, molte ricerche artistiche scelgono infatti di rallentare, sospendere o rimescolare le coordinate temporali.
Il risultato è uno spazio intermedio in cui immagini, simboli e linguaggi provenienti da epoche diverse convivono e dialogano, offrendo nuove chiavi di lettura della contemporaneità. Più che raccontare una storia lineare, la mostra costruisce una costellazione di esperienze che mettono in discussione l’idea stessa di progresso continuo.
Dove tutto è iniziato: i mitici anni Ottanta
A partire dagli anni Ottanta, questo atteggiamento si manifesta in modo evidente con il ritorno alla pittura promosso dalla Transavanguardia, che riporta al centro narrazione, mito e memoria. Artisti come Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino recuperano elementi della tradizione non per nostalgia, ma per riattivarli in chiave contemporanea.
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Parallelamente, altre esperienze approfondiscono questo dialogo con il passato: gli Anacronisti guardano alla classicità con rigore formale, mentre i Nuovi-Nuovi e il Nuovo Futurismo mescolano citazioni storiche, cultura pop e immaginario mediatico, dando vita a linguaggi ironici e ibridi. In questi movimenti emerge una consapevolezza condivisa: il passato non è un archivio statico, ma un repertorio dinamico da reinterpretare. L’arte diventa così un terreno di sperimentazione in cui epoche diverse si sovrappongono, si contaminano e si trasformano, riflettendo una società già attraversata da flussi continui di immagini e riferimenti.
«Anacronismi e discronie» nel contemporaneo
Questo intreccio di temporalità si ritrova anche nelle ricerche più recenti, dove il confronto con la storia, il mito e l’iconografia tradizionale assume forme sempre nuove. Alcuni artisti lavorano sulla memoria e sulla ricostruzione di scenari sospesi, come nelle fotografie e nei dipinti che evocano luoghi e tempi indefiniti; altri reinterpretano generi classici come il ritratto o il paesaggio, introducendo elementi stranianti o visionari.
La figura umana, in particolare, diventa un punto di incontro tra epoche diverse: può essere trasformata, frammentata o riletta attraverso tecniche contemporanee, mettendo in tensione tradizione e presente. Le generazioni più giovani, cresciute in un contesto digitale, amplificano ulteriormente questo processo, combinando fonti visive eterogenee — dalla storia dell’arte al web — in composizioni dense e stratificate. In questo scenario, l’anacronismo non è più un’eccezione, ma una condizione diffusa: un modo per abitare il tempo in maniera critica, costruendo connessioni inattese tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.
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