Cartier e il Mito ai Musei Capitolini

Tra marmo e oro: «Cartier e il Mito ai Musei Capitolini»

Gioielli, sculture e mito classico in una mostra che ridefinisce i confini tra lusso e storia.
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Fino al 15 marzo 2026, Roma ospita un evento espositivo di particolare interesse: Cartier e il Mito ai Musei Capitolini, una proposta culturale che incrocia l’eleganza della grande Maison Cartier con la grandezza millenaria dell’arte classica, in un percorso espositivo che riscrive i confini tra lusso, mito e storia.

Si potrebbe affermare che la mostra dedicata a Cartier ai Musei Capitolini si configura come un caso di studio rilevante nel panorama espositivo contemporaneo per la modalità con cui mette in relazione alta gioielleria e collezioni archeologiche, proponendo un dialogo strutturato tra oggetti di epoche, funzioni e statuti culturali differenti. Infatti, l’esposizione non si limita a presentare una selezione di capolavori della Maison, ma si inserisce consapevolmente nel contesto museale capitolino, interrogando il ruolo del mito classico come matrice iconografica e concettuale della creazione artistica moderna.

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Il progetto si distingue innanzitutto per la scelta del luogo: per la prima volta il Palazzo Nuovo, sede storica della collezione Albani, accoglie una mostra temporanea. Questa decisione conferisce all’esposizione un valore simbolico e istituzionale significativo, ponendo l’alta gioielleria all’interno di uno spazio tradizionalmente dedicato alla scultura antica e alla conservazione del patrimonio pubblico.

Il mito come categoria interpretativa

Il mito costituisce l’asse tematico dell’intero percorso. Non è inteso come semplice repertorio decorativo, ma come categoria interpretativa capace di attraversare linguaggi artistici diversi. Le opere della Cartier Collection sono accostate a statue raffiguranti divinità e figure mitologiche – tra cui Afrodite, Apollo, Dioniso, Eracle e Demetra – non sulla base di una corrispondenza iconografica diretta, bensì attraverso affinità formali, simboliche e concettuali.

In questo contesto, il mito emerge come strumento di continuità culturale: un insieme di narrazioni e valori che, pur trasformandosi, mantiene una funzione strutturante nell’immaginario occidentale. I gioielli esposti testimoniano come la Maison Cartier abbia attinto, fin dalla fine del XIX secolo, al patrimonio classico per elaborare un linguaggio estetico fondato sull’armonia delle proporzioni, sulla centralità della figura umana e sulla tensione verso un ideale di bellezza durevole.

Gioiello e scultura: analogie e differenze

Uno degli elementi più iconici della mostra risiede nel confronto tra scultura antica e gioiello contemporaneo. Entrambi sono esiti di un’elevata competenza tecnica e di una profonda conoscenza dei materiali, ma rispondono a funzioni e modalità di fruizione differenti. La scultura antica nasce come oggetto pubblico, monumentale, destinato a uno spazio condiviso e a una visione collettiva; il gioiello, al contrario, è concepito per il corpo, per una relazione ravvicinata e individuale.

L’allestimento rende esplicita questa differenza senza forzare assimilazioni: le statue mantengono la propria presenza dominante nello spazio, mentre i gioielli sono isolati in teche che ne valorizzano la complessità formale e materica. Il dialogo si costruisce così sul piano della persistenza simbolica, più che su quello della funzione. Entrambi gli oggetti, pur nella loro diversità, partecipano a un medesimo processo di rappresentazione del potere, dell’identità e del prestigio.

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Un allestimento che invita alla contemplazione

Uno degli aspetti più riusciti dell’esposizione, dunque, è la capacità di costruire un dialogo silenzioso tra materiali apparentemente distanti: il marmo e l’oro, la pietra scolpita e la pietra incastonata, la monumentalità e la miniatura. Le statue antiche, nate per occupare lo spazio pubblico e sacro, incontrano gioielli pensati per aderire al corpo, per seguirne i movimenti, per diventare parte dell’intimità di chi li indossa.

Eppure, in questo confronto, le distanze si accorciano. Entrambi sono strumenti attraverso cui l’essere umano ha cercato di dare forma al desiderio di eternità. Il museo diventa così un luogo di risonanza, in cui il tempo non è lineare ma stratificato, e il visitatore è chiamato a muoversi tra epoche che si riflettono l’una nell’altra.

L’allestimento accompagna questa lettura con discrezione e intelligenza. Le luci, calibrate e mai invasive, isolano i gioielli come se fossero presenze vive, mentre le statue antiche mantengono la loro autorevolezza senza essere oscurate. Non c’è spettacolarizzazione eccessiva, né volontà di stupire a ogni costo: la mostra sembra piuttosto chiedere tempo e attenzione, qualità sempre più rare nell’esperienza museale contemporanea.

Il percorso è pensato per rallentare lo sguardo, per favorire una fruizione contemplativa che rispecchia la natura stessa degli oggetti esposti. In questo senso, l’esposizione si distingue da molte mostre di moda e design, spesso costruite come eventi rapidi e consumabili. Qui, al contrario, l’incontro tra Cartier e l’antico assume una dimensione quasi meditativa.

In questo senso, il gioiello smette di essere accessorio e diventa oggetto culturale, portatore di una visione del mondo. Come la scultura antica, anche l’alta gioielleria nasce per durare, per essere guardata, tramandata, caricata di significati che vanno oltre il tempo della sua creazione. La mostra lavora proprio su questa continuità: il mito non come residuo del passato, ma come forma viva che si rinnova attraverso linguaggi diversi.

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La dimensione sinestetica: tra visione e memoria olfattiva

All’interno del percorso espositivo, un ruolo significativo è affidato all’approccio sinestetico, che amplia la fruizione della mostra oltre la dimensione visiva, integrando l’esperienza olfattiva come strumento interpretativo. L’introduzione di note profumate associate a specifici nuclei tematici non ha una funzione decorativa o immersiva in senso spettacolare, ma contribuisce a costruire una lettura multisensoriale coerente con il concetto di mito come esperienza complessa e stratificata. Il profumo, inteso come linguaggio non verbale e fortemente evocativo, agisce in parallelo all’immagine, sollecitando la memoria e la percezione in modo non lineare. In questo modo, la relazione tra gioielli, sculture antiche e fragranze non si configura come una sovrapposizione di stimoli, ma come un dispositivo interpretativo che invita il visitatore a considerare l’opera d’arte non solo come oggetto da osservare, ma come presenza capace di attivare una risposta sensoriale e cognitiva più ampia.


Informazioni utili

Sede: Musei Capitolini – Palazzo Nuovo (Piazza del Campidoglio, Roma)

Orari di apertura: La mostra è visitabile negli orari ordinari dei Musei Capitolini, tutti i giorni 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)

Biglietti: La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso ai Musei Capitolini.
Sono previste riduzioni per le categorie aventi diritto e ingresso gratuito nei casi stabiliti dalla normativa vigente.

Informazioni e aggiornamenti: www.museicapitolini.org

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Antonia Cattozzo

Appassionata di qualsiasi forma d'arte deve ancora trovare il suo posto nel mondo, nel frattempo scrive per riordinare i pensieri e comunicare quello che ciò che ha intorno le suscita.

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