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Lady Chatterley e Madame Bovary: la rivendicazione del piacere femminile

Due eroine che incarnano la lotta femminile per la libertà e l'emancipazione sessuale
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Da sempre la letteratura esplora l’eterno connubio tra desiderio e norme sociali attraverso la figura femminile come simbolo di ribellione. Le donne, protagoniste della letteratura e della vita reale, sfidano da sempre l’oppressione che, per cultura e contesti storici, ha tentato di controllare la loro libera espressione e libertà.

E se vogliamo parlare di letteratura, tra queste eroine femminili spiccano sicuramente Lady Chatterley e Madame Bovary. I due personaggi, diversi per contesto storico e narrativo, rappresentano una sfida alle norme sociali del loro tempo diventando icone di scandalo e di riflessione.

Lady Chatterley: il desiderio come liberazione

Lady Chatterley, protagonista del romanzo L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence, è una giovane della borghesia inglese post-vittoriana, intellettuale e progressista. La sua figura rappresenta la rivendicazione del piacere sessuale da parte del mondo femminile, manifestandosi con una forza cruda e passionale. Il libro è stato censurato per molti anni in numerosi paesi, poiché considerato scandaloso per l’epoca, anche se al giorno d’oggi è riduttivo etichettarlo semplicemente come romanzo erotico. L’autore ha volutamente rappresentato la protagonista senza filtri, utilizzando la sua sessualità per denunciare le restrizioni imposte al mondo femminile e rivendicarne la libertà di espressione.

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Connie, così è soprannominata nel libro, dopo alcuni amori giovanili che le hanno permesso di esplorare la propria intimità come donna, si sposa con l’affascinante e colto Clifford Chatterley. I due hanno una relazione mentale estremamente intima e complessa, ma lo stesso non si può dire della loro relazione fisica. Infatti, il marito di Lady Chatterley è paraplegico dalla vita in giù a causa di un incidente di guerra, il che impedisce alla coppia di avere una vita sessuale appagante.

Questo romanzo ci permette di viaggiare nella dimensione del desiderio e dell’infedeltà. Attraverso la storia con il suo amante, Constance sfida apertamente le convenzioni morali e sociali del suo tempo; l’amore tra lei e Mellors, il guardiacaccia del marito, non è solo un incontro di corpi, ma una connessione profonda che unisce passione, natura e autenticità.

Le sue membra si rilassavano, il suo corpo si abbandonava al piacere, libero per la prima volta dal peso della mente. Con Mellors, era solo carne e sangue, e in quel momento era davvero viva.

L’unione dei due diventa un grido contro a un sistema che riduce l’essere umano a un ruolo predeterminato, rivendicando il diritto alla felicità e al piacere.

Madame Bovary: tra illusione e desiderio irrealizzato

Come Lady Chatterley, Madame Bovary, protagonista dell’omonimo romanzo di Flaubert, ci viene descritta dall’autore come una giovane borghese della Francia del XIX secolo, insoddisfatta della sua vita e del suo matrimonio con un uomo semplice e poco ambizioso. La donna ricerca appagamento tramite un’evasione lussuriosa, che si manifesta attraverso le relazioni con i suoi amanti e la sua ossessione per i beni di lusso. Prova a fuggire dalla staticità della sua vita priva di stimoli rifugiandosi in amori extraconiugali ricercando nuove emozioni e tentando di colmare il proprio vuoto esistenziale.

Emma risentiva un desiderio d’amore, di ricchezza, di lusso e di piaceri sensuali. Desiderava passioni intense e grandi emozioni, quelle che aveva letto nei romanzi e che il suo matrimonio mediocre non poteva offrirle.

A differenza di Lady Chatterley però l’eroina è vittima del proprio tempo, un tempo pieno di convenzioni sociali che la allontanano da una felicità idealizzata e irraggiungibile. Flaubert dipinge un ritratto spietato di una società che giudica e punisce la trasgressione femminile, mentre tollera quella maschile. Emma diventa vittima di un sistema che non solo reprime il desiderio, ma lo condanna apertamente quando espresso da una donna. Nella sua relazione con Rodolphe, la Bovary ritrova finalmente una via di fuga dal proprio matrimonio, fantasticando su un futuro romantico con l’amante dal quale verrà però abbandonata prima di una fuga romantica pianificata insieme. Emma ci appare come una donna che desidera troppo in un mondo che le consente troppo poco, il suo desiderio è inappagabile e lei ne è talmente prigioniera che finisce col soccomberne.

Due percorsi di ribellione

Attraverso le storie di queste due eroine ci immergiamo in mondi differenti per contesto ed epoche storiche, uniti da un filo conduttore che li accomuna profondamente. In questi percorsi così divergenti, conosciamo la vita ed il dramma di due donne insoddisfatte e imprigionate in matrimoni privi di passione, che ricercano nel sesso e nell’intimità con i loro amanti una forma di emancipazione. Constance trova nel proprio desiderio una forza che la permette di liberarsi dagli stigmi del suo tempo, esplorando la propria identità e la propria sessualità liberamente. Emma è invece intrappolata nella sua mente e nella sua epoca, è prigioniera di illusioni e delusioni ed incapace di distinguere tra ciò che desidera davvero e ciò che la società le ha insegnato a desiderare. Se Lady Chatterly conquista libertà e appagamento Madame Bovary si scontra con la tragedia e una disperazione insostenibili che la porteranno alla decisione estrema di togliersi la vita.

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Il desiderio sessuale delle due protagoniste acquisisce un significato centrale in entrambe le storie. Lawrence celebra la sessualità della propria eroina, facendola diventare metafora di vitalità e di naturalezza. Lady Constance non ha paura delle proprie pulsioni e l’espressione sessuale diventa la forma di manifestazione del proprio essere, un elemento che unisce gli individui e li libera dai vincoli sociali. Al contrario Flaubert traduce il desiderio sessuale di Emma come causa della sua rovina, denunciando una società borghese e rigida per le troppe convenzioni. Le stesse pulsioni che spingono Constance verso la libertà condannano Madame Bovary alla rovina, costretta in una società dove il desiderio sessuale femminile deve rimanere represso. Seppur in modi diversi, entrambe ci mostrano il potere e la vulnerabilità del desiderio umano e attraverso le loro storie, esplorando non solo le dinamiche del desiderio e della sessualità, ma anche le profonde contraddizioni di una società che, sebbene cambi nel tempo, continua a esercitare un controllo sottile ma potente. Sicuramente osservate con occhi moderni, le loro vicende ci ricordano che la strada verso l’emancipazione è un viaggio ancora in corso.

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Caterina De Rosa

Classe 1996, copywriter e linguista, nata a Milano ora vive e lavora in Spagna ma non perde occasione di viaggiare altrove. Entusiasta di natura, crede nel potere delle parole, nei dettagli che fanno la differenza e nelle connessioni autentiche.

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